{"id":9409,"date":"2022-01-11T17:36:48","date_gmt":"2022-01-11T15:36:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/?p=9409"},"modified":"2022-01-12T01:47:13","modified_gmt":"2022-01-11T23:47:13","slug":"modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/","title":{"rendered":"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il presente lavoro offre un focus sui modelli di trasferimento tecnologico come strumenti strategici per lo sviluppo dei territori. In particolare, viene esposta un\u2019analisi comparativa tra il modello Italiano e quello della Bielorussia con l\u2019obiettivo di mostrare la differenza tra ruoli e attivit\u00e0 svolte dai principali attori coinvolti del processo innovativo, cos\u00ec da evidenziare la distanza tra i due paesi e le potenziali opportunit\u00e0 per incrementare le performance di innovazione e lo sviluppo locale. <a href=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/RePEc\/pdf\/5Q3\/q5_3_2021_22-35.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scarica il PDF<\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Introduzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo dei sistemi innovativi si basava originariamente sul concetto di Tripla Elica e sul coinvolgimento del sistema della ricerca, di quello industriale e del governo pubblico. L\u2019approccio, elaborato da Elias G. Carayannis e David F.J. Campbell (2012) era basato sulla sistematizzazione delle relazioni multilaterali tra i tre attori dell\u2019economia della conoscenza (Universit\u00e0, Governo e Industria). L\u2019evoluzione di tale modello, in America e in Europa, ha generato la Quadrupla Elica: un modello complesso ed organizzato di interazioni che coinvolge gli attori dell\u2019economia della conoscenza, appartenenti ai settori della ricerca, dell\u2019industria, delle istituzioni pubbliche e della societ\u00e0 civile. Il modello di frontiera \u00e8 quello della Quintupla Elica, che mira al potenziamento delle relazioni territoriali tramite una maggiore interazione tra le istituzioni pubbliche, le organizzazioni private, gli istituti di ricerca, le agenzie locali e i cittadini. In diversi paesi dell\u2019America Latina e dell\u2019ex Unione Sovietica domina invece il modello \u201cstatalista\u201d in cui lo Stato costituisce la \u201csfera\u201d dominante in quanto governa e regola i processi di innovazione. Il Global Innovation Index del 2021, ha tuttavia registrato evidenti segni di miglioramento nelle performance di Innovazione della Bielorussia (ex Unione Sovietica). Nello specifico, \u00e8 passata dalla 46esima posizione alla 37esima nella sezione Knowledge and Technology Outputs e dalla 97esima posizione alla 93esima nella sezione Creative Outputs. In generale, la Bielorussia si classifica ora al 62\u00b0 posto nel Global Innovation Index 2021, scalando di due posizioni rispetto al 2020 e di 10 posizioni rispetto al 2018. Tenendo conto di tali scenari, il lavoro propone una riflessione sui modelli di trasferimento tecnologico, mettendo a confronto i modelli basati sulla collaborazione tra i diversi stakeholders con i modelli Statalisti, che sono stato-centrici, tipici invece di alcuni paesi emergenti. Inoltre, cerca di identificare possibili percorsi di sviluppo, nel passaggio da modelli pi\u00f9 tradizionali a modelli pi\u00f9 evoluti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo si struttura come segue: il primo paragrafo offre una breve disamina dei modelli di frontiera e del modello Stato-centrico. Il secondo paragrafo propone un confronto tra i sistemi basati sulla quintupla elica e i sistemi statalisti, con la descrizione dei risultati dell\u2019analisi di <em>benchmarking<\/em>. Il paragrafo propone anche un focus sulle relazioni tra Italia e Bielorussia e sull\u2019adesione da parte della Bielorussia alla EAEU. La discussione, le conclusioni e le principali implicazioni sono riportate nell\u2019ultima sezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Modelli di trasferimento tecnologico: una analisi della letteratura<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di trasferimento di \u201ctecnologia\u201d, da uno o pi\u00f9 soggetti (detentore) verso pi\u00f9 soggetti diversi (ricevente), pu\u00f2 coinvolgere anche eventuali soggetti di interfaccia deputati a facilitare il processo e a renderlo pi\u00f9 efficiente (Passarelli, 2016). Diversi sono gli attori coinvolti: il detentore della tecnologia, cio\u00e8 chi la crea (<em>donor<\/em>) e la offre sul mercato, il suo destinatario (<em>recipient<\/em>), ovvero chi intende acquistarla, e gli eventuali soggetti di interfaccia (broker), il cui compito \u00e8 quello di facilitare e rendere pi\u00f9 efficiente il processo e fungere da canale di trasferimento (<em>bridging actors<\/em>). La nuova conoscenza scientifica e tecnologica viene continuamente prodotta in varie forme dai <em>donor<\/em> che appartengono a categorie eterogenee tra loro: operatori della ricerca, laboratori di ricerca pubblici e privati, aziende spin-off da ricerca (da brevetti o da competenza), laboratori di R&amp;S delle grandi imprese. L\u2019efficacia del trasferimento verso i <em>recipien<\/em>t \u00e8 influenzata dalle caratteristiche degli agenti che sono coinvolti in questo processo (Coccia &amp; Cariola, 2002; Passarelli &amp; Costabile, 2014) ed ha significative implicazioni sullo sviluppo dei territori. Infatti, grazie al trasferimento tecnologico, le realt\u00e0 accademiche contribuiscono allo sviluppo economico delle imprese e diventano partner in grado di accrescerne la competitivit\u00e0 con risvolti positivi sull\u2019economia e la societ\u00e0. Il trasferimento tecnologico viene applicato in modo differente, a seconda che si tratti di un modello stato-centrico o di un modello collaborativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello specifico, il modello \u201cstatalista\u201d pone lo Stato al centro del processo di innovazione; esso assume il ruolo di coordinamento di tutto il processo innovativo, gestisce e alloca le relative risorse economiche e rappresenta il principale beneficiario dei guadagni ottenuti tramite le strategie di exploitation. I diritti sulle innovazioni e sulle tecnologie prodotte in tutto o in parte, con delle risorse statali, vengono detenute dallo Stato, ente amministrativo, regione o dai centri di ricerca nazionali che richiedono lo sviluppo dell\u2019innovazione, mentre all\u2019inventore vengono riservati i diritti morali. Lo Stato che detiene i diritti sui risultati delle ricerche e pu\u00f2 trasferirli o cederli gratuitamente a organi, organizzazioni e imprese nazionali, subordinate allo Stato, alle organizzazioni o a persone non governative che hanno utilizzato le proprie risorse per il progetto. Il prezzo pu\u00f2 essere deciso dallo stesso ente che detiene i risultati, con l\u2019unico limite di dover tener conto delle risorse investite nel progetto di ricerca per coprire i costi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il maggior numero di ricerche scientifiche viene finanziato dallo Stato, il quale delimita i campi di ricerca ai campi proposti dal programma statale o dagli enti statali. Questo comporta regole molto rigide, come ad esempio, la restituzione dei finanziamenti in caso di scarso successo dell\u2019iniziativa. Inoltre, a causa di questi motivi molte imprese private rifiutano i programmi statali, ed i ricercatori che iniziano a lavorare per i progetti statali non hanno gli stimoli necessari per svolgere il proprio lavoro, in quanto essi vengono premiati, per lo sviluppo di una nuova tecnologia con un unico pagamento, una percentuale precisa dello stipendio (\u041c\u044f\u0441\u043d\u0438\u043a\u043e\u0432\u0430, 2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il trasferimento tecnologico in ambito internazionale, si ha quando un\u2019impresa straniera decide di portare le proprie tecnologie nel Paese (\u0414\u0430\u043d\u0438\u043b\u044c\u0447\u0435\u043d\u043a\u043e e \u0411\u0435\u0440\u0442\u043e\u0448, 2012) e di formare il personale del luogo per utilizzarle (\u042f\u043a\u043e\u0432\u043b\u0435\u0432\u0430, 2010).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei contesti di open innovation (Chesbrough, 2003), tipici dei paesi pi\u00f9 sviluppati, i modelli di co-sviluppo, basati sul concetto della quintupla elica, rappresentano i modelli di trasferimento tecnologico dominanti (Passarelli et al, 2018; 2020). La letteratura in tema di trasferimento tecnologico (Bradley et al., 2013) propone l\u2019adozione di nuove modalit\u00e0 di interazione sia all\u2019interno di una stessa organizzazione sia tra i sistemi della ricerca e delle imprese. Si tratta di modelli multidirezionali basati sulla collaborazione, co-creazione e co-sviluppo nell\u2019ambito di un ecosistema. Si genera in tal modo uno stock di conoscenza condivisa che viene reinvestita e che serve, a sua volta, a generare nuova conoscenza in un modello di \u201crete della conoscenza\u201d. Essi, infatti, favoriscono un ambiente innovativo basato sulla proattivit\u00e0 della societ\u00e0 civile e sul ruolo delle tre istituzioni principali. Grazie a tali modelli, si sviluppano varie collaborazioni tra le universit\u00e0 e le imprese, che spesso sono realizzati in maniera informale e decentralizzata (Perkmann et al., 2011). Tali modelli richiedono il coinvolgimento di Uffici di Trasferimento Tecnologico o trovano habitat ideale in Agenzie Regionali\/Nazionali per l\u2019Innovazione, le quali possono meglio osservare il panorama generale sia della domanda sia dell\u2019offerta di tecnologie in un territorio. Anche nei modelli multidirezionali, si ricorre al supporto di fondi pubblici per l\u2019avvio delle attivit\u00e0, per i servizi erogati dagli intermediari dell\u2019innovazione e per il finanziamento dei progetti di co-sviluppo e co-creazione. L\u2019interazione tra i diversi attori dell\u2019innovazione porta allo sviluppo di nuove reti di comunicazione, a nuove fonti di politiche innovative, a nuovi meccanismi di sviluppo dell\u2019innovazione e alla nascita di Ecosistemi Innovativi che favoriscono lo sviluppo territoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Un confronto tra Italia e Bielorussia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presente paragrafo propone un\u2019analisi di benchmarking tra i due sistemi di innovazione, ponendo l\u2019attenzione sul confronto tra i due modelli di trasferimento tecnologico: quello stato-centrico e quello basato sul co-sviluppo. La metodologia del benchmarking, definita come \u00abla ricerca delle migliori prassi industriali che portano a prestazioni superiori e processi industriali ottimali\u00bb (Camp, 1989), ovvero come \u00abun processo sistematico e continuo per comparare la propria efficienza in termini di produttivit\u00e0, qualit\u00e0 e prassi con quelle imprese e organizzazioni che rappresentano l\u2019eccellenza\u00bb (Karl\u00f6f e \u00d6stblom, 1993) \u00e8 applicata al seguente lavoro in modo da costruire un caso studio multiplo per analizzare l\u2019implementazione del modello statalista e del modello collaborativo rispettivamente in Bielorussia e in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello specifico, si analizzano i ruoli e le attivit\u00e0 svolte, dai vari attori coinvolti (lo Stato, le Universit\u00e0, le Imprese, gli Uffici di trasferimento tecnologico, il Governo e i Cittadini) nel processo innovativo di ciascun modello, per poi confrontare le due modalit\u00e0 di applicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.1 Il sistema dell\u2019innovazione in Bielorussia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Bielorussia \u00e8 membro dell&#8217;Unione Economica Eurasiatica che unisce i mercati di cinque paesi (Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia) con una popolazione di oltre 175 milioni e un PIL totale superiore a 1.500 miliardi di dollari. Complessivamente, le attivit\u00e0 di R&amp;S in Bielorussa sono svolte da 460 organizzazioni di cui 89 appartenenti al settore pubblico, 296 \u2013 al settore commerciale e 74 \u2013 all&#8217;istruzione superiore. La principale e pi\u00f9 grande e organizzazione di ricerca e sviluppo \u00e8 l&#8217;Accademia nazionale delle scienze della Bielorussia (1928), che riunisce sotto il suo ombrello oltre 100 istituti di ricerca, aziende e altre entit\u00e0 di status giuridico variabile. Nel settore dell&#8217;istruzione superiore, il ruolo di primo piano spetta all&#8217;Universit\u00e0 statale bielorussa (1921), la pi\u00f9 grande universit\u00e0 classica, nonch\u00e9 alla National Technical University (1920), la pi\u00f9 grande scuola tecnica superiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La struttura del sistema di ricerca e sviluppo bielorusso \u00e8 fortemente dominata dalle scienze tecniche in cui \u00e8 impegnato oltre il 60% del numero totale di ricercatori. Costituiscono la base per il settore della costruzione di macchine, il settore pi\u00f9 grande e pi\u00f9 sviluppato dell&#8217;industria nazionale e il principale investitore in R&amp;S. Questa forte specializzazione \u00e8 una risorsa da sfruttare, a condizione che generi rendimenti crescenti attraverso cluster, spillover e scambio di conoscenze. Numerosi sforzi sono stati intrapresi dal governo per promuovere altre discipline, oltre all\u2019ICT, come ad esempio le scienze della vita e le biotecnologie, sempre pi\u00f9 importanti su scala globale, ma finora poco rappresentate in Bielorussia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le infrastrutture di supporto all&#8217;innovazione stanno crescendo rapidamente: sono presenti 17 tecnoparchi, molti dei quali sono strutture universitarie, 9 centri di trasferimento tecnologico ed \u00e8 stato istituito il Fondo per l&#8217;innovazione bielorusso (1998). Diversi incentivi speciali sono stati forniti all&#8217;High Tech Park (2005), che \u00e8 specializzato in ICT, cos\u00ec come al parco industriale bielorusso-cinese \u201cGreat Stone\u201d (2014). L&#8217;High Tech Park (HTP) con i suoi oltre 1000 residenti e pi\u00f9 di 71 migliaia di dipendenti fornisce oltre il 30% dell&#8217;esportazione di servizi bielorussi e guida l&#8217;economia nazionale realizzando il 4% del PIL . Grazie all\u2019HTP, la Bielorussia sta diventando un ecosistema attraente per le aziende che operano nel campo della tecnologia dell\u2019informazione e dell\u2019innovazione. L\u2019elenco delle aziende residenti nell\u2019area \u201cHTP\u201d, infatti \u00e8 gi\u00e0 ampio e non include al momento solo attivit\u00e0 specializzate nello sviluppo di software, ma anche imprese dedite allo sviluppo e alla produzione di dispositivi ad alta tecnologia e di sistemi di controllo di veicoli aerei senza equipaggio, oppure all\u2019erogazione di prodotti di formazione nel campo dell\u2019IT. L\u2019ingresso nel complesso \u00e8 semplice e favorisce ulteriormente i residenti che sono totalmente esenti dalle tassazioni societarie. Anche il parco industriale Great Stone offre numerose opportunit\u00e0 di investimento per le imprese straniere. Infatti, negli ultimi anni si \u00e8 assistito a una decisa crescita economica, con il PIL che \u00e8 aumentato di quasi il 4% nel 2017 e nel 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.2 Il modello Stato-centrico in Bielorussia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I principali programmi per l\u2019innovazione e il trasferimento tecnologico adottati fino a oggi in Bielorussia sono tre: il programma del 2007-2010 (Fonte: www.belisa.org.by), adottato con il decreto \u2116 136 del Presidente della Repubblica Bielorussa, il cui obiettivo era la creazione di una economia innovativa e competitiva sui mercati esteri, lo sviluppo di un\u2019economia nazionale stabile e l\u2019aumento del tenore di vita della popolazione bielorussa. Nella creazione dell\u2019infrastruttura innovativa rientravano la creazione dei parchi tecnologici, degli uffici di trasferimento tecnologico e di una rete informativa che permettesse di sviluppare tecnologie. Per la prima volta, nella giurisdizione nazionale fu enunciato il termine \u201ctrasferimento tecnologico\u201d all\u2019interno del \u201cRegolamento sulla procedura per la creazione dei soggetti e infrastrutture innovative&#8221; (\u0411\u0435\u0440\u0442\u043e\u0448, 2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo programma, relativo agli anni 2011-2015, richiamava le linee guida del precedente, ma con una maggiore valorizzazione e attenzione al ruolo delle universit\u00e0 ed in particolare ai laureati. Tuttavia, all\u2019interno del documento si richiedeva solo di incrementare il numero dei laureati e del personale necessario nei campi della metallurgia, tecnologie informatiche e chimico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non venne confermato un cambio di rotta con il terzo programma, del 2016-2020, il quale conteneva gli stessi obiettivi, senza passi avanti nel processo innovativo del paese e nello sviluppo dell\u2019infrastruttura innovativa. Nel modello applicato in Bielorussia, si attribuisce grande importanza allo sviluppo delle infrastrutture innovative in cui avviene la produzione delle tecnologie, ma lo Stato non ha solo il ruolo di coordinatore tra i diversi attori del processo, ma assume il ruolo centrale in tutto il sistema innovativo. Infatti, anche dopo la dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica, lo Stato ha continuato a mantenere gran parte della produzione dei beni e servizi e a controllare l\u2019operato delle universit\u00e0. Infatti, se ad esempio le universit\u00e0 vogliono costituire una start-up\/spin-off, devono prima rivolgersi al comitato nazionale delle scienze e tecnologie per l\u2019approvazione, innescando in tal modo, lunghe procedure burocratiche (\u042f\u043a\u043e\u0432\u043b\u0435\u0432\u0430, 2010; \u0412\u0438\u043b\u044c\u0442\u043e\u0432\u0441\u043a\u0438\u0439 et al., 2010; \u041c\u044f\u0441\u043d\u0438\u043a\u043e\u0432\u0430, 2012; \u0412\u0430\u0441\u044e\u0447\u0435\u043d\u043e\u043a, 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ruolo principale delle Universit\u00e0 in Bielorussia \u00e8 la didattica frontale e le attivit\u00e0 di ricerca di base vertono su tematiche proposte dai programmi innovativi diretti dallo Stato. Alle universit\u00e0 viene assegnato un ruolo marginale nel trasferimento tecnologico, esternalizzando le attivit\u00e0 a specialisti esterni con la possibilit\u00e0 di cedere in locazione i propri laboratori a soggetti terzi. Se l\u2019istituzione universitaria intende cooperare con un\u2019impresa non statale, deve rivolgersi al comitato statale delle scienze e tecnologie e chiedere l\u2019autorizzazione. Se il soggetto che vuole partecipare a un progetto comune \u00e8 straniero, la relazione si sviluppa attraverso il Ministero degli esteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le universit\u00e0 sono dotate di uffici di trasferimento tecnologico, tuttavia, tali strutture sono spesso percepite dai ricercatori come ulteriori \u201ccarrozzoni\u201d burocratici, che non forniscono alcun valore aggiunto alle attivit\u00e0. Inoltre, lo Stato, attraverso i programmi innovativi, decide quali tecnologie sviluppare nei vari settori, ottenendone automaticamente la titolarit\u00e0 a fronte del finanziamento ricevuto. Le imprese non hanno l\u2019accesso alle tecnologie statali che risultano estremamente costose e pertanto acquisiscono tecnologie gi\u00e0 sviluppate all\u2019estero, motivando l\u2019azione con l\u2019assenza di mercato interno delle tecnologie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La societ\u00e0 e i cittadini non assumono ancora un ruolo rilevante nel processo di trasferimento tecnologico. La <a href=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/RePEc\/pdf\/5Q3\/q5_3_2021_22-35.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Figura 1<\/a> rappresenta in sintesi il modello di trasferimento tecnologico che si sta applicando in Bielorussia. Si pu\u00f2 osservare che il settore privato mantiene una relazione distaccata dall\u2019elica principale e che appare troppo debole e piccolo per diventare un partner alla pari del settore statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.3 Il sistema dell\u2019innovazione in Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia sono presenti 96 Atenei (di cui 11 sono telematiche) distribuiti in tutte le regioni. Operano oltre 20 istituti di ricerca pubblici e la loro attivit\u00e0 riguarda tanti campi, dalla statistica alla medicina, dalla storia alla letteratura, dalla psicologia alla fisica. Oltre a quelli pubblici, operano anche istituti di ricerca privati, i quali hanno un fine no profit o sono aziende private e la loro attivit\u00e0 si basa su diversi ambiti, dalla ricerca di base a quella applicata. La loro crescita \u00e8 un fenomeno relativamente recente: negli ultimi anni sono sorte numerose organizzazioni non a scopo di lucro o imprese che investono sulla ricerca per convertirne i risultati in prodotti e servizi. In Italia sono presenti anche Parchi scientifici e tecnologici, agenzie di sviluppo territoriale, incubatori di imprese. I parchi scientifici e le loro societ\u00e0 di gestione sono uno strumento di crescita economica e territoriale e lavorano per avviare percorsi di sviluppo, di accelerazione e per cercare di dare un posizionamento sul mercato a imprese, PMI innovative e start-up. Contribuiscono anche all\u2019accelerazione dei processi di trasferimento tecnologico sul mercato, ottimizzando tempi e risorse, favorendo la crescita e l\u2019attrattivit\u00e0 anche per imprese straniere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Parchi sono infatti inseriti all\u2019interno della catena del valore, a met\u00e0 strada tra ricerca scientifica ed esigenze del mercato, presidiando una fase delicata nel passaggio che porta alla trasformazione dal risultato della ricerca al prodotto finale o al processo industriale. Gli incubatori certificati in Italia sono una delle opportunit\u00e0 offerte alle start-up per avere un supporto di esperti nell\u2019avvio dell\u2019attivit\u00e0, partendo dallo sviluppo dell\u2019idea innovativa fino ad arrivare alla definizione di quale sar\u00e0 il modello di business da applicare, come scrivere un business plan efficace, inoltre un incubatore \u00e8 anche un luogo fisico dove poter incontrare finanziatori e partner commerciali. I requisiti per ottenere lo status di incubatore certificato sono stati fissati dal Decreto Crescita 2.0 nel 2012 insieme ai requisiti per le start-up innovative, ma il Decreto del 22 dicembre 2016 del Ministero dello Sviluppo economico ha introdotto alcune modifiche. In Italia gli incubatori certificati sono 35, con una alta concentrazione in Lombardia che ne ospita 10, mentre non sono presenti incubatori certificati in Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo, Umbria e Valle d\u2019Aosta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.4 Il modello del co-sviluppo in Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia, il modello dominante \u00e8 quello basato sulla Quintupla Elica dove i vari attori del processo innovativo, cooperano. L\u2019Unione Europea (UE), gi\u00e0 nella programmazione 2014-2020, ha implementato un nuovo approccio all\u2019innovazione e del trasferimento tecnologico, basato sulla strategia di specializzazione intelligente (di seguito S3). La S3 promuove l\u2019attivazione di strategie d\u2019innovazione &#8211; flessibili e dinamiche, funzionali ad un approccio <em>multistakeholder<\/em> e <em>place-based<\/em> dello sviluppo locale. Le caratteristiche principali di questo approccio sono le seguenti: l\u2019individuazione e la valorizzazione degli asset competitivi dei territori; la definizione di un numero limitato di priorit\u00e0 su cui intervenire (principio di concentrazione); la co-partecipazione dell\u2019innovazione, con il coinvolgimento degli stakeholders presenti nel territorio; l\u2019apprendimento continuo basato sui processi di valutazione ex- ante e ex-post della strategia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello applicativo, la Commissione Europea, nella guida per l\u2019elaborazione delle Research and Innovation Strategies for Smart Specialisations, fa esplicito riferimento al modello d\u2019innovazione della \u201cquadrupla e quintupla elica\u201d, che si basano sull\u2019apertura, alla societ\u00e0 civile, nei processi di innovazione (Lew et al., 2018; Vallance et al., 2020; Passarelli et al., 2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel sistema Italiano, il governo pubblico ha un ruolo paritario rispetto agli altri attori del sistema innovativo, regolamentando le relazioni tra i vari attori del processo innovativo e offrendo supporto finanziario per lo sviluppo di tecnologie e innovazioni (ad esempio tramite i finanziamenti pubblici).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le universit\u00e0 assumono un ruolo primario in quanto rappresentano il principale centro di produzione della ricerca sotto forma di tre principali missioni: l\u2019attivit\u00e0 didattica, la ricerca e il trasferimento tecnologico. Il trasferimento tecnologico o terza missione viene codificato negli statuti universitari e nei regolamenti, in modo da dotarle di uffici di trasferimento tecnologico e di incubatori per la creazione degli spin-off e start-up.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le imprese cooperano con delle universit\u00e0 sin dalle prime fasi del processo innovativo (<em>proof of concept<\/em>) per la realizzazione di brevetti, prototipi o prodotti gi\u00e0 pronti per il mercato finale.\u00a0Gli Uffici di trasferimento tecnologico sono attivi nelle attivit\u00e0 di protezione della propriet\u00e0 industriale e nelle strategie di exploitation (cessioni, licenze, spin off) e cercano di migliorare la cooperazione tra imprese e universit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo gli indirizzi dell\u2019Unione Europea, infatti, l\u2019Italia sta sviluppando un modello innovativo dove il ruolo dei cittadini assume rilevanza. Lo sviluppo di centri di proof of concept e dei \u201cLiving Lab\u201d, rappresentano un esempio concreto di applicazione di tali modelli, in cui l\u2019innovazione viene svolta negli ambienti aperti, approfittando di situazioni comuni nella vita reale e i cittadini, le imprese e le universit\u00e0 collaborano attivamente per creare e sviluppare nuovi servizi\/prodotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tabella 1<\/strong>: Tabella di benchmarking<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"94\"><\/td>\n<td width=\"283\">ITALIA<\/td>\n<td width=\"265\">BIELORUSSIA<\/td>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\">Fattori<\/td>\n<td rowspan=\"2\" width=\"283\">Ruolo e attivit\u00e0<\/td>\n<td rowspan=\"2\" width=\"265\">Ruolo e attivit\u00e0<\/td>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\">Attori<\/td>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"2\" width=\"94\">Stato<\/td>\n<td rowspan=\"2\" width=\"283\">Ruolo paritario rispetto agli altri attori del sistema innovativo. Regolamenta le relazioni tra i vari attori del processo innovativo e offre supporto finanziario per lo sviluppo di tecnologie e innovazione (ad esempio tramite i finanziamenti pubblici)<\/td>\n<td rowspan=\"2\" width=\"265\">Ruolo dominante sugli altri attori. Produce le leggi che regolano le relazioni tra i vari attori e le istituzioni coinvolti nel processo innovativo. Svolge un forte controllo su tutto il processo innovativo. Questo controllo si estende alle universit\u00e0 e ai centri di ricerca, alle infrastrutture innovative e alla gran parte della produzione.<\/td>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"2\" width=\"94\">Universit\u00e0<\/td>\n<td rowspan=\"2\" width=\"283\">Ruolo centrale nel sistema innovativo come il principale produttore delle conoscenze. Svolge tre missioni: didattica, ricerca e trasferimento tecnologico.<\/td>\n<td rowspan=\"2\" width=\"265\">Ha un ruolo marginale nel sistema innovativo. Svolge prevalentemente attivit\u00e0 di didattica e ricerca di base ma nei settori tecnologici definiti dallo Stato.<\/td>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"2\" width=\"94\">Imprese<\/td>\n<td rowspan=\"2\" width=\"283\">Cooperano con le universit\u00e0 nella produzione delle nuove tecnologie. Trasformano le tecnologie in prodotti e lavorano in stretta collaborazione con le universit\u00e0, sin dalle prime fasi del processo innovativo.<\/td>\n<td rowspan=\"2\" width=\"265\">Le imprese statali sono attive e collaborano con lo stato per lo sviluppo di nuove tecnologie, le imprese private difficilmente riescono ad accedere a tecnologie di frontiera.<\/td>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td rowspan=\"2\" width=\"94\">UTT (Uffici di Trasferimento Tecnologico)<\/td>\n<td rowspan=\"2\" width=\"283\">Sono attivi nelle attivit\u00e0 di protezione della propriet\u00e0 industriale e nelle strategie di exploitation (cessioni, licenze, spin off) e cercano di migliorare la cooperazione tra imprese e universit\u00e0.<\/td>\n<td rowspan=\"2\" width=\"265\">Sono spesso percepiti dai ricercatori come un\u2019ulteriore struttura burocratica, che non fornisce alcun valore aggiunto<\/td>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\">Cittadini<\/td>\n<td width=\"283\">Partecipano attivamente al processo innovativo e alla produzione delle conoscenze (ad esempio nei Living Lab). Svolgono un ruolo propositivo e in alcuni casi di testing nei processi di innovazione<\/td>\n<td width=\"265\">I cittadini non hanno alcun ruolo nel processo innovativo.<\/td>\n<td width=\"0\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Performance di innovazione in Italia e in Bielorussia: Input e output<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con riferimento ai dati riportati dal Global Innovation Index 2021, che cattura le prestazioni dell&#8217;ecosistema dell&#8217;innovazione di 132 economie e registra le tendenze globali dell&#8217;innovazione, emerge che l&#8217;Europa \u00e8 ancora la seconda regione pi\u00f9 innovativa al mondo. Ospita un gran numero di economie innovative: 16 economie europee sono leader dell&#8217;innovazione (ovvero tra le prime 25). Circa 10 paesi salgono la classifica quest&#8217;anno: Francia (11\u00b0), Islanda (17\u00b0), Austria (18\u00b0), Estonia (21\u00b0), Ungheria (34\u00b0), Bulgaria (35\u00b0), Slovacchia (37\u00b0), Lituania (39\u00b0), la Federazione Russa (45\u00b0) e anche la Bielorussia (62\u00b0). L\u2019<em>Innovation Index<\/em> nel 2021, per la Bielorussia assume un valore di 32.86 (valore minino \u00e8 stato assunto nel 2018 a 29.4), mentre l\u2019Italia presenta un valore di 45.60, a fronte di una media europea di 47.26.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9491 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-fig2.png\" alt=\"\" width=\"469\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-fig2.png 469w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-fig2-300x247.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Bielorussia, in numero di Numero di personale addetto alla R&amp;S ammonta a circa 27.735 unit\u00e0. Il numero di ricercatori \u00e8 di circa 17.863, e il numero di organizzazioni che implementano R&amp;S \u00e8 di 460. La quota di imprese innovative sul totale delle imprese industriali \u00e8 del 25,5%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia in numero di Personale Addetto Alla R&amp;S ammonta a circa 355.853,9 unit\u00e0, di cui: 39.972,5 nelle Istituzioni pubbliche, 7.049,6 nelle Istituzioni private non profit, 225.055,7 nelle imprese e 83.776,1 nelle Universit\u00e0. Il grafico che segue, riporta i dati a livello regionale:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9492 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-grafico1.png\" alt=\"\" width=\"729\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-grafico1.png 729w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-grafico1-300x130.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 729px) 100vw, 729px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con riferimento alle spese di R&amp;S (Grafico 2, dati fino al 2018), si evidenzia una forte disparit\u00e0 tra l\u2019Italia e la Bielorussia, anche con riferimento alle singole regioni italiane (Grafico 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9493 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-grafico2.png\" alt=\"\" width=\"422\" height=\"314\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-grafico2.png 422w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-grafico2-300x223.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 422px) 100vw, 422px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo rapporto ISTAT (settembre 2021) evidenzia che in Italia si conferma l\u2019ampio divario tra il Nord e il resto del Paese. La spesa in R&amp;S resta fortemente concentrata sul territorio, oltre il 60% \u00e8 al Nord. I tre quarti della spesa totale (circa 20 miliardi di euro) sono effettuati da sei regioni: Lombardia (20,2%), Lazio (14,2%), Emilia-Romagna (12,9%), Piemonte (11,9%), Veneto (8,7%) e Toscana (7,5%) mentre l\u2019intero Mezzogiorno (Sud e Isole) contribuisce con una quota pari al 14,5%. A eccezione di Valle d\u2019Aosta, Molise e Provincia di Bolzano, tutte le regioni registrano un aumento rispetto al 2018, in particolare, Abruzzo (+15,0%), Liguria (+10,4%), Lazio (+8,1%) e Toscana (+7,1%). Sopra l\u2019aumento medio nazionale si collocano anche alcune regioni del Mezzogiorno, quali la Sardegna (+5,9%), la Calabria (+5,6%) e la Puglia (+4,6%). Tra le regioni a maggiore concentrazione di spesa solo Lazio, Toscana e Piemonte mostrano una crescita sostenuta. Abruzzo e Liguria sono in netto recupero mentre il Mezzogiorno (a eccezione del Molise) cresce timidamente. Invariata l\u2019incidenza della spesa nelle Marche e in Valle d\u2019Aosta. Provincia di Bolzano e Molise, infine, registrano una caduta sostanziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro indicatore da valutare, nell\u2019ambito delle performance di Innovazione riguarda i brevetti.\u00a0 Nel corso del 2020 si \u00e8 registrato in Italia, un significativo incremento delle domande di brevetto nazionale depositate presso l\u2019UIBM che conferma il trend in crescita gi\u00e0 rilevato negli anni precedenti. Per la prima volta le domande di brevetto per invenzione industriale toccano e superano di poco la cifra di 11.000 domande (+ 878 rispetto al totale del 2019), mentre i brevetti richiesti per modello di utilit\u00e0 nel 2020 sono stati 2.396 con un incremento di 480 domande depositate. In crescita anche il numero dei brevetti concessi dalla competente Divisione del Ministero che testimonia anche un aumento della produttivit\u00e0 del personale impiegato nel rilascio dei relativi provvedimenti amministrativi, nonostante l\u2019anno 2020 sia stato purtroppo caratterizzato dalla crisi pandemica e quindi dalla necessit\u00e0 di lavorare prevalentemente in modalit\u00e0 di <em>smart working<\/em>. Il numero dei brevetti concessi per invenzione industriale \u00e8 cresciuto nel 2020 del 6,3% rispetto al precedente anno (9.161 rispetto a 8.614), mentre il numero dei brevetti concessi per modello di utilit\u00e0 ha registrato addirittura un balzo del 30,3% (2.090 rispetto ai 1.603 concessi nel 2019). Dal confronto tra Italia e Bielorussia, emerge, un\u2019enorme disparit\u00e0 (dati 2020): 11008 domande di brevetto presso l\u2019Ufficio Italiano Brevetti e Marchi a fronte di 394 domande di brevetto verso l\u2019autorit\u00e0 brevettuale della Bielorussia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Governo di Minsk, negli ultimi anni ha lanciato una serie di importanti riforme per il potenziamento del sistema innovativo e per incentivare la propriet\u00e0 intellettuale. Ad esempio, il 19 aprile 2021, il governo della Bielorussia ha depositato il suo strumento di adesione all&#8217;Atto di Ginevra dell&#8217;Accordo dell&#8217;Aia del 1999, presso il direttore generale del WIPO. La Bielorussia \u00e8 diventata la 66\u00b0 parte contraente dell&#8217;Atto del 1999 e il 75\u00b0 membro dell&#8217;Unione dell&#8217;Aia. L&#8217;adesione porta il numero totale di paesi coperti dal sistema dell&#8217;Aia a 92.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Cooperazione Italia-Bielorussia: Quali prospettive?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Bielorussia, grazie alla posizione geografica strategica, \u00e8 un trampolino di lancio per le imprese nel mercato euroasiatico e punta ad attrarre sempre pi\u00f9 capitali internazionali attraverso il potenziamento di alcune zone economiche speciali che offrono incentivi e vantaggi fiscali alle aziende. L\u2019Italia \u00e8 percepita a Minsk come un partner affidabile e il made in Italy \u00e8 considerato sinonimo di qualit\u00e0 e creativit\u00e0. Alta tecnologia, impianti, macchinari, agroalimentare, arredamento e abbigliamento rappresentano i settori di punta per le esportazioni italiane nel Paese. La Bielorussia si colloca attualmente tra i Paesi pi\u00f9 interessanti dell\u2019Europa Orientale sia in termini di posizione geografica, al centro dell\u2019Europa, che di rapporti commerciali: \u00e8 ritenuta infatti un trampolino di lancio per la penetrazione nel mercato euroasiatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia \u00e8 il nono partner commerciale al mondo per la Bielorussia e il sesto tra i Paesi dell\u2019Unione Europea. L\u2019interscambio commerciale tra i due Paesi \u00e8 in costante aumento e si \u00e8 attestato a 700 milioni di euro nel 2018, con una positiva dinamica dell\u2019export italiano, che ha registrato un tasso di espansione del 6%. In Bielorussia, l\u2019Italia \u00e8 percepita come un partner affidabile e gode di un\u2019immagine positiva nella regione euroasiatica; il made in Italy, infatti, \u00e8 sinonimo di qualit\u00e0, creativit\u00e0 ed eleganza. I settori di punta per le esportazioni italiane in Bielorussia riguarderanno l\u2019alta tecnologia, gli impianti, i macchinari, l\u2019agroalimentare, l\u2019arredamento e l\u2019abbigliamento. Il tessuto imprenditoriale italiano presente sul territorio bielorusso \u00e8 in prevalenza costituito da PMI, e negli ultimi anni il numero di imprese \u00e8 raddoppiato, superando quota 200.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In aggiunta, l\u2019Italia e la Bielorussia cooperano anche a livello umanitario, grazie ai programmi di riabilitazione sanitaria dei bambini di Chernobyl. Interessanti sono anche le potenzialit\u00e0 del settore turistico, con l\u2019Italia fra le mete pi\u00f9 ambite per il turismo bielorusso in uscita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema di supporto all&#8217;imprenditoria italiana in Bielorussia si \u00e8 negli ultimi anni progressivamente strutturato grazie al particolare dinamismo della comunit\u00e0 imprenditoriale residente. Nel 2006 \u00e8 stata fondata l\u2019Associazione Cooperazione e Sviluppo Italia-Belarus espressione della necessit\u00e0 di creare una struttura di raccordo commerciale tra Italia e Bielorussia. Tra i tanti impegni e iniziative vi \u00e8 sicuramente quello di favorire l\u2019internazionalizzazione delle imprese. A partire dal 2016 la Camera di Commercio Italia Bielorussia offre il primo incubatore di imprese italiane a Minsk. A novembre 2017 \u00e8 stata costituita Confindustria Belarus, associazione senza scopo di lucro nata per aggregare, in un\u2019ottica di sistema, le imprese italiane e le principali associazioni di categoria da tempo attive nel Paese, come la Camera di Commercio Italiana per la Bielorussia, che ne \u00e8 socio fondatore onorario. La Camera offre i necessari servizi operativi e di assistenza alle imprese in loco tramite il suo Centro di Promozione per l&#8217;Economia Italiana in Bielorussia ora collegato a Confindustria. \u00c8 presente inoltre a Minsk un Desk innovazione dell&#8217;ICE che lavora in sinergia con il servizio economico-commerciale dell&#8217;Ambasciata d&#8217;Italia a Minsk .\u00a0Nel 2019 viene costituito il Centro per la Promozione e la Informazione della Economia Italiana. braccio operativo della Confindustria BLR e della Camera di Commercio Italia Bielorussia in Belarus (https:\/\/www.cciby.com\/servizi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rapporti tra le due nazioni si stanno intensificando e la Bielorussia guarda all\u2019Italia come un partner strategico in termini di innovazione e trasferimento tecnologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. La partecipazione della Bielorussia all\u2019Unione Economica Euroasiatica (EAEU)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro elemento di particolare importanza riguarda la relazione della Bielorussia con l\u2019Unione Economica Euroasiatica (EAEU), un&#8217;organizzazione internazionale di integrazione economica regionale dotata di una propria personalit\u00e0 giuridica (successore della Comunit\u00e0 economica eurasiatica) ed istituita con la firma del trattato sull&#8217;Unione economica eurasiatica il 29 maggio 2014 dai leader di Bielorussia, Kazakistan e Russia. Il trattato \u00e8 entrato in vigore il 1\u00b0 gennaio 2015. Il giorno successivo, il 2 gennaio 2015, l&#8217;Armenia \u00e8 entrata ufficialmente a far parte dell&#8217;UEE. Il Kirghizistan \u00e8 diventato membro a pieno titolo a met\u00e0 maggio. Si tratta di un potenziale bacino di circa 180 milioni di consumatori e del terzo mercato mondiale con un PIL di 4.500 miliardi di dollari, destinato a porsi come nuovo polo di sviluppo economico per i Paesi europei nella commercializzazione di prodotti e nella realizzazione di progetti di investimento. I membri della EAEU avranno cos\u00ec l&#8217;opportunit\u00e0 di godere dei vantaggi di prezzi bassi per molte merci, nonch\u00e9 di ridurre i costi associati al trasporto di merci; sviluppare dinamicamente i mercati aumentando la concorrenza; aumentare la produttivit\u00e0 del lavoro; aumentare il volume dell&#8217;economia a causa dell&#8217;aumento della domanda di manufatti; assicurare l&#8217;occupazione dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ripresa economica EAEU nei primi mesi 2021, primeggiata dall\u2019aumento del 9% della produzione manifatturiera bielorussa, seguita da quella kazaki al 7,5% e infine da quella russa all\u20191%. Nell\u2019ultimo anno, la pi\u00f9 grande crescita della produzione industriale tra i Paesi dell&#8217;Unione Economica Eurasiatica, nel periodo gennaio-agosto 2021, rispetto allo stesso periodo del 2020, \u00e8 stata osservata in Bielorussia. Un aumento della produzione industriale nel periodo gennaio-agosto 2021 \u00e8 stato osservato in Bielorussia dell&#8217;8,6%, in Russia del 4,5%, in Kazakistan del 2,4% e in Armenia dell&#8217;1%. La previsione per il 2021-22 \u00e8 di una crescita del Pil complessivo del 3-3,3%, che arriver\u00e0 al 13% entro il 2030, attestandosi su una media annua di oltre 4,5%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diverse sono le prospettive di sviluppo dell\u2019EAEU. Ad aprile 2021, il Consiglio della Commissione economica eurasiatica ha adottato un piano per l&#8217;attuazione della Strategia 2025, che prevede lo sviluppo di un sistema unificato di transito delle merci all&#8217;interno dell&#8217;Unione, l\u2019introduzione dei principi della &#8220;green economy&#8221; negli Stati dell&#8217;Unione, la creazione di un portale unico di informazione per la sfera dell&#8217;istruzione dell&#8217;Unione e e progetti di cooperazione in ambito sanitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7. Conclusioni e implicazioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro ha proposto una riflessione sui modelli di trasferimento tecnologico, mettendo a confronto i modelli di frontiera con i modelli Statalisti, tipici invece di alcuni paesi emergenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste breve analisi sono state messe a confronto due realt\u00e0 diametralmente opposte: da un lato l\u2019Italia, con un modello a quintupla elica, basato sulla centralit\u00e0 di tutti gli attori del processo innovativo dall\u2019altro la Bielorussia che pone al centro di tutte le fasi del processo innovativo lo Stato. Quest\u2019ultimo si basa su un modello di trasferimento tecnologico ancora molto ancorato a procedure amministrative, che, a causa del ruolo molto presente dello Stato, vincolano il processo di produzione innovativa alla domanda governativa anche in riferimento alla ricerca di base, limitando in tal modo la creativit\u00e0 dei produttori delle conoscenze. Si tratta di un sistema che produce pochissimi brevetti e in cui lo Stato si presenta pi\u00f9 come uno \u201cStato monopolista delle innovazioni\u201d (Belitski et al., 2019). Nel contesto di tale economia post-socialista, in un sistema che prima era altamente centralizzato e in cui non era necessario attuare meccanismi di gestione e di commercializzazione dell\u2019Intellectual Property (IP), gli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) sono ancora notevolmente svantaggiati a causa dell\u2019elevata burocrazia accademica,\u00a0 della mancanza di incentivi economici per lo staff a commercializzare le invenzioni, della complessit\u00e0 delle negoziazioni e delle clausole contrattuali dell\u2019IP, della carenza di finanziamenti e dell\u2019assenza di libert\u00e0 nella gestione della propriet\u00e0 industriale. Gli UTT sono spesso percepiti dai ricercatori come un\u2019ulteriore struttura burocratica, che non fornisce un valore aggiunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, l\u2019analisi delle politiche pubbliche sull\u2019innovazione ed il trasferimento tecnologico evidenziano che qualcosa sta cambiando e c\u2019\u00e8 un forte potenziale innovativo che pian piano sta emergendo e si sta strutturando. Il passaggio da un sistema Stato-centrico ad uno basato sul co-sviluppo deve rivedere necessariamente ruoli e attivit\u00e0 di tutti gli attori dell\u2019ecosistema. I ricercatori devono avere un ruolo attivo nei processi di creazione e di invenzione, insieme alle imprese e a tutti gli attori dell\u2019innovazione. Bisogna puntare sull\u2019implementazione di progetti in partenariato tra il pubblico e i privati, nei settori della logistica e dei trasporti, cosi come nelle biotecnologie e nella prospettiva della sostenibilit\u00e0. In Bielorussia processo di evoluzione del tradizionale modello di trasferimento tecnologico \u00e8 gi\u00e0 in atto, con evidenti segnali di sviluppo sull\u2019economia nazione. Stanno sorgendo diverse infrastrutture di trasferimento tecnologico e sono in atto evidenti processi di \u201ccontaminazione\u201d tra attori eterogenei e complementari. Dunque, il co-sviluppo in Bielorussia non \u00e8 poi cos\u00ec tanto lontano!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in Italia? Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) al momento sembra essere per l\u2019Italia la panacea per tutti i mali; tuttavia, senza una strategia di attuazione dei modelli di trasferimento tecnologico si rischia di rimanere immobili, continuando a costruire ancora cattedrali nel deserto, dando poco valore alle competenze e alle soft skills.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se si provasse semplicemente a valorizzare tutto il patrimonio di conoscenze presenti sul territorio? E se si puntasse sulla formazione e sulla competenza? E se si provasse a cooperare tra sistemi regionali? Forse cosi gli Ecosistemi locali Italiani potrebbero diventare veramente Innovativi e assumere un ruolo di \u201canchor system\u201d per i paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify;\">Apanasovich, N., Heras, H. A., &amp; Parrilli, M. D. (2016). The impact of business innovation modes on SME innovation performance in post-soviet transition economies: The case of Belarus. Technovation, 57, 30\u201340.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Belitski, M., Aginskaja, A., &amp; Marozau, R. (2019). Commercializing university research in transition economies: Technology transfer offices or direct industrial funding?. Research policy, 48(3), 601-615.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Bradley, S., Hayter, C. S., &amp; Link, A. (2013). Models and methods of university technology transfer. Foundations and trends in Entrepreneurship, 9(6).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Camp R.C. (1989), \u201cBenchmarking: Come analizzare le prassi delle aziende migliori per diventare i primi\u201d. Itaca, Milano.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Carayannis, E. G., &amp; Campbell, D. F. (2012). Mode 3 knowledge production in quadruple helix innovation systems. In Mode 3 knowledge production in quadruple Helix innovation systems (pp. 1-63). Springer, New York, NY.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Cariola, M., &amp; Coccia, M. (2002). Analisi di un sistema innovativo regionale e implicazioni di policy nel processo di trasferimento tecnologico. Ceris-Cnr.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Chesbrough, H. W. (2003). Open innovation: The new imperative for creating and profiting from technology. Harvard Business Press.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Etzkowitz, H. (2003). &#8220;Innovation in innovation: The triple helix of university-industry-government relations.&#8221; Social science information: 293-337.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">European Patent Office (EPO), (2020). Patent Index 2020. https:\/\/www.epo.org\/about-us\/annual-reports-statistics\/statistics\/2020.html<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">ISTAT, (2020). Rapporto annuale. https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/\/2020\/09\/Ricerca_e_sviluppo_2018_2020.pdf<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Karlof, B., &amp; \u00d6stblom, S. (1993). Benchmarking: a signpost to excellence in quality and productivity. John Wiley &amp; Sons Incorporated.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Lew, Y. K., Khan, Z., &amp; Cozzio, S. (2018). Gravitating toward the quadruple helix: international connections for the enhancement of a regional innovation system in Northeast Italy. R&amp;D Management, 48(1), 44-59.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Passarelli, M. (2016) \u201cIl management del trasferimento tecnologico\u201d, EGEA, Milano.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Passarelli, M., &amp; Costabile, M. (2014). Un approccio manageriale al trasferimento tecnologico: un&#8217;analisi di benchmarking sui TTO universitari europei. 265-298.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Passarelli, M., Cariola, A., &amp; Vecellio, P. (2018). Beyond multidirectional technology transfer: the case of a \u2018proof-of-concept network\u2019. Industry and Higher Education, 32(5), 312-325.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Passarelli, M., Francesco, R., &amp; Cariola, A. (2019). Il trasferimento tecnologico e la Strategia di Specializzazione Intelligente-Technology transfer and Smart specialization strategy.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Passarelli, M., Landi, G. C., Cariola, A., &amp; Sciarelli, M. (2020). Open innovation in the new context of proof of concepts: evidence from Italy.\u00a0European Journal of Innovation Management.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Perkmann, M., Neely, A., &amp; Walsh, K. (2011). How should firms evaluate success in university\u2013industry alliances? A performance measurement system.\u00a0R&amp;D Management,\u00a041(2), 202-216.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">The World Bank Group (2020). Research and development expenditure. <a href=\"https:\/\/data.worldbank.org\/indicator\/GB.XPD.RSDV.GD.ZS?locations=BY\">https:\/\/data.worldbank.org\/indicator\/GB.XPD.RSDV.GD.ZS?locations=BY<\/a><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Vallance, P., Tewdwr-Jones, M., &amp; Kempton, L. (2020). Building collaborative platforms for urban innovation: Newcastle City Futures as a quadruple helix intermediary.\u00a0European Urban and Regional Studies,\u00a027(4), 325-341.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u0411\u0435\u0440\u0442\u043e\u0448, \u0415. \u0412. (2012). \u0412\u043e\u0437\u0434\u0435\u0439\u0441\u0442\u0432\u0438\u0435 \u043c\u0435\u0436\u0434\u0443\u043d\u0430\u0440\u043e\u0434\u043d\u043e\u0433\u043e \u0442\u0440\u0430\u043d\u0441\u0444\u0435\u0440\u0430 \u0442\u0435\u0445\u043d\u043e\u043b\u043e\u0433\u0438\u0439 \u043d\u0430 \u043d\u0430\u0446\u0438\u043e\u043d\u0430\u043b\u044c\u043d\u0443\u044e \u044d\u043a\u043e\u043d\u043e\u043c\u0438\u043a\u0443: \u0442\u0435\u043e\u0440\u0435\u0442\u0438\u0447\u0435\u0441\u043a\u0438\u0439 \u0438 \u043f\u0440\u0430\u043a\u0442\u0438\u0447\u0435\u0441\u043a\u0438\u0439 \u0430\u0441\u043f\u0435\u043a\u0442\u044b.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u0412\u0430\u0441\u044e\u0447\u0435\u043d\u043e\u043a, \u041b. \u041f. (2016). \u041e\u0441\u043e\u0431\u0435\u043d\u043d\u043e\u0441\u0442\u0438 \u0442\u0440\u0430\u043d\u0441\u0444\u0435\u0440\u0430 \u0442\u0435\u0445\u043d\u043e\u043b\u043e\u0433\u0438\u0439 \u0432 \u0431\u0435\u043b\u043e\u0440\u0443\u0441\u0441\u043a\u043e\u0439 \u044d\u043a\u043e\u043d\u043e\u043c\u0438\u043a\u0435.\u00a0\u042d\u043a\u043e\u043d\u043e\u043c\u0438\u0447\u0435\u0441\u043a\u0430\u044f \u043d\u0430\u0443\u043a\u0430 \u0441\u0435\u0433\u043e\u0434\u043d\u044f, (4).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u0412\u0438\u043b\u044c\u0442\u043e\u0432\u0441\u043a\u0438\u0439, \u0414. \u041c., \u041c\u0430\u0448\u043e\u043d\u0441\u043a\u0430\u044f, \u0415. \u041f., &amp; \u0423\u0441\u043f\u0435\u043d\u0441\u043a\u0438\u0439, \u0410. \u0410. (2010).\u00a0\u041f\u043e\u043b\u0438\u0442\u0438\u043a\u0430 \u0438 \u0437\u0430\u043a\u043e\u043d\u043e\u0434\u0430\u0442\u0435\u043b\u044c\u0441\u0442\u0432\u043e \u0432 \u0441\u0444\u0435\u0440\u0435 \u0442\u0440\u0430\u043d\u0441\u0444\u0435\u0440\u0430 \u0442\u0435\u0445\u043d\u043e\u043b\u043e\u0433\u0438\u0439: \u0437\u0430\u0440\u0443\u0431\u0435\u0436\u043d\u044b\u0439 \u0438 \u043d\u0430\u0446\u0438\u043e\u043d\u0430\u043b\u044c\u043d\u044b\u0439 \u043e\u043f\u044b\u0442. \u041a\u043e\u0432\u0447\u0435\u0433.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u0414\u0430\u043d\u0438\u043b\u044c\u0447\u0435\u043d\u043a\u043e, \u0410. \u0412., &amp; \u0411\u0435\u0440\u0442\u043e\u0448, \u0415. \u0412. (2012). \u0422\u0435\u043d\u0434\u0435\u043d\u0446\u0438\u0438 \u0438 \u0441\u0442\u0440\u0430\u0442\u0435\u0433\u0438\u0438 \u0438\u043d\u0442\u0435\u0440\u043d\u0430\u0446\u0438\u043e\u043d\u0430\u043b\u0438\u0437\u0430\u0446\u0438\u0438 \u0442\u0440\u0430\u043d\u0441\u0444\u0435\u0440\u0430 \u0442\u0435\u0445\u043d\u043e\u043b\u043e\u0433\u0438\u0439 \u0438 \u0443\u0447\u0430\u0441\u0442\u0438\u0435 \u0420\u0435\u0441\u043f\u0443\u0431\u043b\u0438\u043a\u0438 \u0411\u0435\u043b\u0430\u0440\u0443\u0441\u044c \u0432 \u044d\u0442\u043e\u043c \u043f\u0440\u043e\u0446\u0435\u0441\u0441\u0435.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u041c\u044f\u0441\u043d\u0438\u043a\u043e\u0432\u0430, \u041e. \u0412. (2012). \u0420\u0435\u0437\u0443\u043b\u044c\u0442\u0430\u0442\u0438\u0432\u043d\u043e\u0441\u0442\u044c \u0438\u043d\u043d\u043e\u0432\u0430\u0446\u0438\u043e\u043d\u043d\u043e\u0439 \u0434\u0435\u044f\u0442\u0435\u043b\u044c\u043d\u043e\u0441\u0442\u0438 \u043f\u0440\u0435\u0434\u043f\u0440\u0438\u044f\u0442\u0438\u0439 \u0420\u0435\u0441\u043f\u0443\u0431\u043b\u0438\u043a\u0438 \u0411\u0435\u043b\u0430\u0440\u0443\u0441\u044c \u0438 \u043f\u0440\u043e\u0431\u043b\u0435\u043c\u0430 \u0444\u043e\u0440\u043c\u0438\u0440\u043e\u0432\u0430\u043d\u0438\u044f \u0443\u0441\u043b\u043e\u0432\u0438\u0439 \u0435\u0435 \u043f\u043e\u0432\u044b\u0448\u0435\u043d\u0438\u044f.\u00a0<em>\u042d\u043a\u043e\u043d\u043e\u043c\u0438\u043a\u0430 \u0438 \u0443\u043f\u0440\u0430\u0432\u043b\u0435\u043d\u0438\u0435<\/em>,\u00a0<em>29<\/em>(1), 19-28.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">\u042f\u043a\u043e\u0432\u043b\u0435\u0432\u0430, \u041d. \u0410. (2010). &#8220;\u0424\u0438\u043d\u0430\u043d\u0441\u043e\u0432\u044b\u0435 \u0430\u0441\u043f\u0435\u043a\u0442\u044b \u0441\u043e\u0432\u0440\u0435\u043c\u0435\u043d\u043d\u043e\u0439 \u0438\u043d\u043d\u043e\u0432\u0430\u0446\u0438\u043e\u043d\u043d\u043e\u0439 \u0434\u0435\u044f\u0442\u0435\u043b\u044c\u043d\u043e\u0441\u0442\u0438 \u0432 \u0420\u0435\u0441\u043f\u0443\u0431\u043b\u0438\u043a\u0435 \u0411\u0435\u043b\u0430\u0440\u0443\u0441\u044c.&#8221; \u042d\u043a\u043e\u043d\u043e\u043c\u0438\u043a\u0430 \u0438 \u0443\u043f\u0440\u0430\u0432\u043b\u0435\u043d\u0438\u0435: 87-91.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente lavoro offre un focus sui modelli di trasferimento tecnologico come strumenti strategici per lo sviluppo dei territori. In particolare, viene esposta un\u2019analisi comparativa tra il modello Italiano e quello della Bielorussia con l\u2019obiettivo di mostrare la differenza tra ruoli e attivit\u00e0 svolte dai principali attori coinvolti del processo innovativo, cos\u00ec da evidenziare la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[3,580],"tags":[],"coauthors":[581,586,587,589,588],"class_list":["post-9409","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-re","category-volume-5-q3-2021"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa - Regional Economy<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa - Regional Economy\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Regional Economy\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2022-01-11T15:36:48+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2022-01-11T23:47:13+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-fig2.png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Mariacarmela Passarelli, Giuseppe Bongiorno, Valentina Cucino, Nikita Trofimov, Alfio Cariola\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Mariacarmela Passarelli, Giuseppe Bongiorno, Valentina Cucino, Nikita Trofimov, Alfio Cariola\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"35 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Redazione\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56\"},\"headline\":\"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa\",\"datePublished\":\"2022-01-11T15:36:48+00:00\",\"dateModified\":\"2022-01-11T23:47:13+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/\"},\"wordCount\":6187,\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/01\\\/Passarelli-fig2.png\",\"articleSection\":[\"Regional Economy\",\"Volume 5, Q3, 2021\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/\",\"name\":\"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa - Regional Economy\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/01\\\/Passarelli-fig2.png\",\"datePublished\":\"2022-01-11T15:36:48+00:00\",\"dateModified\":\"2022-01-11T23:47:13+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56\"},\"description\":\"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/01\\\/Passarelli-fig2.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/01\\\/Passarelli-fig2.png\",\"width\":469,\"height\":386},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/\",\"name\":\"Regional Economy\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56\",\"name\":\"Redazione\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g4bd38c7c51e5627be308c16ccbc48016\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Redazione\"},\"url\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/author\\\/opencalabria\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa - Regional Economy","description":"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa - Regional Economy","og_description":"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa","og_url":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/","og_site_name":"Regional Economy","article_published_time":"2022-01-11T15:36:48+00:00","article_modified_time":"2022-01-11T23:47:13+00:00","og_image":[{"url":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-fig2.png","type":"","width":"","height":""}],"author":"Mariacarmela Passarelli, Giuseppe Bongiorno, Valentina Cucino, Nikita Trofimov, Alfio Cariola","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"Mariacarmela Passarelli, Giuseppe Bongiorno, Valentina Cucino, Nikita Trofimov, Alfio Cariola","Tempo di lettura stimato":"35 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/"},"author":{"name":"Redazione","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/#\/schema\/person\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56"},"headline":"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa","datePublished":"2022-01-11T15:36:48+00:00","dateModified":"2022-01-11T23:47:13+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/"},"wordCount":6187,"image":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-fig2.png","articleSection":["Regional Economy","Volume 5, Q3, 2021"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/","url":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/","name":"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa - Regional Economy","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-fig2.png","datePublished":"2022-01-11T15:36:48+00:00","dateModified":"2022-01-11T23:47:13+00:00","author":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/#\/schema\/person\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56"},"description":"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-fig2.png","contentUrl":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Passarelli-fig2.png","width":469,"height":386},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/modelli-di-trasferimento-tecnologico-per-lo-sviluppo-locale-unanalisi-comparativa\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Modelli di trasferimento tecnologico per lo sviluppo locale: un\u2019analisi comparativa"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/#website","url":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/","name":"Regional Economy","description":"","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/#\/schema\/person\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56","name":"Redazione","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g4bd38c7c51e5627be308c16ccbc48016","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g","caption":"Redazione"},"url":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/author\/opencalabria\/"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9409","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9409"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9409\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9494,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9409\/revisions\/9494"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9409"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9409"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9409"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=9409"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}