{"id":8949,"date":"2020-12-28T00:00:15","date_gmt":"2020-12-27T22:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/?p=8949"},"modified":"2021-02-21T18:30:42","modified_gmt":"2021-02-21T16:30:42","slug":"aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/","title":{"rendered":"Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese"},"content":{"rendered":"<p>di Antonio Clasadonte*, Luigi Mennella**, Domenico Tosco**<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Introduzione <\/strong>La corilicoltura calabrese \u00e8 un comparto che, pur notevolmente distante per dimensioni da quella delle altre principali regioni produttrici, merita attenzione per l\u2019incremento produttivo registrato negli ultimi anni, nonch\u00e9 per l\u2019impatto socio-economico sull\u2019economia dell\u2019area di produzione. La coltivazione \u00e8, infatti, circoscritta in un ambito territoriale piuttosto limitato, che riguarda in special modo alcuni comuni delle province di Catanzaro e Vibo Valentia, nei quali costituisce una valida alternativa produttiva e l\u2019unica soluzione per un\u2019utilizzazione economica di importanza significativa di superfici caratterizzate da forti limitazioni dell\u2019ambiente fisico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche a motivo dei buoni prezzi che il prodotto ha spuntato nel periodo 2004-2007, i coltivatori hanno manifestato un maggiore interesse ad introdurre innovazioni nella tecnica di coltivazione e a migliorare i rapporti con il mercato. Nello stesso tempo, le coltivazioni pi\u00f9 marginali sono interessate da un fenomeno di abbandono destinato nel tempo a diventare irreversibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale quadro si ritiene che una conoscenza pi\u00f9 approfondita dei costi e della redditivit\u00e0 che la coltura riesce ad esprimere pu\u00f2 contribuire ad indurre gli operatori ad effettuare scelte opportune per accelerare i cambiamenti, e conferire al comparto un&#8217;adeguata tenuta anche nella prospettiva di un mercato maggiormente competitivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Aspetti <\/strong><strong>della corilicoltura calabrese<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.1 <em>Diffusione della coltura<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi trent\u2019anni la produzione corilicola calabrese ha assunto un trend positivo, particolarmente accentuato nell\u2019ultimo decennio, che ha portato all\u2019estensione della superficie regionale del 37% e all\u2019incremento delle produzioni del 103% (Fig.2.1). Tuttavia, a partire dal 2008 l\u2019ISTAT registra un calo delle superfici solo in parte compensato dall\u2019incremento delle rese unitarie, frutto di abbandono degli impianti pi\u00f9 marginali, che si pu\u00f2 leggere come un segno di modernizzazione del comparto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il V Censimento generale dell\u2019agricoltura, nel 2000 in Calabria il nocciolo era coltivato in 728 aziende, concentrate per il 57% in provincia di Catanzaro (Tab. 2.1). La superficie media era di 0,76 ha, inferiore al dato medio nazionale (0,90 ha), ma appariva molto differenziata tra i diversi ambiti provinciali, con un valore minimo a Reggio Calabria (0,35) e massimo a Catanzaro (0,87), dove si riscontra un maggior livello di specializzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 34% dei comuni calabresi, infatti, sono interessati alla coltivazione, ma nel 92% di essi la superficie a nocciolo non supera l\u20191% della SAU comunale, mentre nella provincia di Catanzaro, il primo valore sale al 58% ed il secondo scende all\u201989%. In particolare, nei soli comuni di Cardinale e Torre Ruggiero ricade il 56% della superficie ed il 58% della produzione regionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8932\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/nocciolo-1.png\" alt=\"\" width=\"931\" height=\"535\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8933\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Nocciolo-2-1024x308.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"308\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>2.2 <em>Aspetti economici<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019apporto occupazionale della corilicoltura calabrese merita di essere evidenziato dato il contesto socio-economico nel quale si sviluppa tale comparto. In relazione al grado di meccanizzazione della coltura e ai condizionamenti dovuti all\u2019orografia dei suoli, si stima che la capacit\u00e0 occupazionale del comparto su base annua, per il solo segmento agricolo, si aggiri intorno alle 150.000 ore, corrispondenti a circa 23.000 giornate di lavoro (Tab.2.2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8934\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/NOcciolo-3-1024x312.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"312\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai dati esposti nella Tab. 2.3 emerge come la corilicoltura rappresenti un comparto piuttosto marginale nell\u2019economia agricola calabrese vista nel suo insieme. nel quinquennio 1983-1987, infatti, il suo contributo alla formazione della PV agricola regionale non arrivava allo 0,1%. Tale valore \u00e8 ulteriormente diminuito nel ventennio successivo, nonostante l\u2019aumento della PV corilicola in valore assoluto, per il notevole incremento registrato nello steso periodo dalla PV agricola regionale, uno dei pi\u00f9 elevati fra tutte le regioni italiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8935\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/NOcciolo-4-1024x476.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"476\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finora la commercializzazione e la lavorazione del prodotto non ha dato luogo ad una filiera locale strutturata, ci\u00f2 a motivo delle ridotte dimensioni del comparto complessivamente preso e della mancanza di una qualsiasi forma organizzativa specifica a carattere interaziendale dei produttori per concentrare l\u2019offerta e rafforzare la posizione nel canale commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019area delle <em>pre-serre<\/em> catanzaresi l\u2019intera produzione, attraverso intermediari locali, in passato veniva interamente ritirata da commercianti grossisti o da industrie di lavorazione del sistema campano e del viterbese. In pratica le nocciole, senza alcuna distinzione qualitativa, venivano pagate ai produttori con riferimento al solo peso quantitativo, mentre il commerciante le rivendeva tenendo conto anche del <em>punto resa<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><strong>[1]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va detto, comunque, che spesso le caratteristiche qualitative venivano compromesse dalle stesse modalit\u00e0 di essiccazione e di conservazione. La prima operazione avveniva mediante l\u2019esposizione delle nocciole al sole su apposite aie. Per la conservazione si utilizzavano locali di fortuna e il prodotto veniva insaccato al momento della vendita. Una prima svolta si \u00e8 avuta nel marzo del 2008 con la costituzione del Consorzio per la Valorizzazione della Nocciola Calabrese, che ha come obiettivi la concentrazione e la commercializzazione del prodotto. Al momento il Consorzio conta circa 50 soci, i quali hanno finanziato l&#8217;acquisto di macchine e attrezzature per la cernita e l\u2019essiccazione del prodotto, nonch\u00e9 attivato un servizio di assistenza tecnica, che ha consentito un miglioramento qualitativo delle nocciole, abbattendo in particolare il tasso di cimiciato del prodotto. L\u2019assistenza, inoltre, fa s\u00ec che anche l\u2019essicazione tradizionale venga effettuata in modo pi\u00f9 razionale.\u00a0Il Consorzio citato ha avviato, altres\u00ec, la commercializzazione del prodotto in sacchetti da 2-3 Kg per il consumo diretto come frutta secca, perseguendo inoltre l\u2019obbiettivo di inserire la nocciola nel mercato locale per il consumo diretto e come prodotto a <em>KmZero<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, l\u2019azione del consorzio per ampliare il mercato locale \u00e8 ancora nella prima fase ed assorbe comunque solo piccoli quantitativi, per cui si prevede che per la prossima campagna il grosso della produzione trattata dal Consorzio verr\u00e0 venduto ad un soggetto commerciale del viteberse. Occorre in proposito ricordare che un certo freno al conferimento al Consorzio da parte dei coltivatori \u00e8 rappresentato dal costo dell&#8217;essiccazione a carico del conferente, stabilito per la scorsa campagna in circa 10 \u20ac\/q.le. Nell\u2019ottica di una piena valorizzazione del prodotto, potrebbe essere utile indurre i produttori del pregiato Tartufo (gelato) di Pizzo Calabro, che ha ottenuto il riconoscimento comunitario (IGP) ad utilizzare nocciole calabresi, mentre attualmente l\u2019approvvigionamento avviene in Piemonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>2.3 <em>Aspetti agronomici<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La variet\u00e0 pi\u00f9 diffusa \u00e8 la Tonda Calabrese, caratterizzata da bassa resa alla sgusciatura, cui si affiancano altre cultivar qualitativamente ritenute superiori, quali la Tonda Romana e la Tonda di Giffoni, che riescono a spuntare prezzi pi\u00f9 alti. La forma di allevamento monocaule \u00e8 prevalente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La raccolta avviene in prevalenza manualmente, tuttavia, non mancano aziende pi\u00f9 evolute che raccolgono il prodotto con l\u2019ausilio di macchine, effettuando solitamente un unico intervento. Anche per le coltivazioni che ricevono maggiori attenzioni l\u2019agrotecnica merita di essere ulteriormente razionalizzata. Va detto comunque che nelle aree marginali essa \u00e8 limitata a interventi essenziali, fino alla eliminazione anche della raccolta se la resa produttiva si prospetta molta bassa.\u00a0La potatura presenta turni piuttosto lunghi, spesso superiori ai due anni. I noccioleti cos\u00ec condotti manifestano quasi sempre un\u2019alternanza produttiva molto marcata. Questa tecnica colturale dipende anche dal fatto che molte aziende sono di piccole dimensioni, condotte part-time da proprietari che traggono il proprio reddito da altre attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a03. <\/strong><strong>Costi di produzione e redditivit\u00e0 nella corilicoltura calabrese<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>3.1 <em>Note metodologiche<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>L\u2019indagine di campo ha consentito di pervenire alla definizione dei principali Processi Produttivi Elementari di Riferimento (PPER) che caratterizzano la coltura, prendendo in considerazione tre variabili tecnico-ambientali e tre di tipo gestionale:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Variabili tecnico-ambientali:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>ambiente fisico: irrigazione, pendenza e vocazione del terreno;<\/li>\n<li>cultivar: Tonda Calabrese\/ Tonda di Giffoni e Tonda Romana;<\/li>\n<li>grado di meccanizzazione della tecnica di produzione: raccolta manuale \/ raccolta meccanica.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Variabili gestionali:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>forma di conduzione: diretta del coltivatore (CD), con salariati (CS);<\/li>\n<li>livello di meccanizzazione aziendale: azienda dotata della trattrice e delle relative attrezzature, compresa quella necessaria per la raccolta meccanica\/ azienda che ricorre al noleggio esterno per l\u2019esecuzione di tutte le operazioni meccaniche;<\/li>\n<li>aiuti pubblici: fruizione degli aiuti accoppiati al prodotto previsti dalla normativa comunitaria \/ non fruizione degli aiuti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base del primo gruppo di variabili sono stati individuati nove PPER (Tab. 3.1), mentre le variabili gestionali combinate fra di loro danno luogo a otto situazioni possibili. L\u2019incrocio fra le due griglie consente di ipotizzare settantadue Modelli Produttivi di Riferimento (MPR). Questo tipo di approccio rende possibile l&#8217;evidenziazione della redditivit\u00e0 tendenziale della coltura (cfr. 3.2). Ai fini dell\u2019analisi della struttura del costo di produzione sono stati presi in considerazione i cinque PPER pi\u00f9 rappresentativi, con riferimento alle aziende sia meccanizzate che non meccanizzate, che non fruiscono di aiuti pubblici (cfr. 3.3). Non sono state prese in considerazione le situazioni produttive molto marginali, caratterizzate da una notevole variabilit\u00e0 dei risultati e interventi di coltivazione quasi del tutto assenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ciascuna variabile considerata appare opportuno evidenziare di seguito quale sia l\u2019alternativa pi\u00f9 diffusa nelle situazioni reali:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>la cultivar Tonda Calabrese rispetto alle altre cultivar;<\/li>\n<li>la coltivazione in asciutto rispetto a quella irrigua;<\/li>\n<li>gli impianti in terreni acclivi rispetto a quelli in aree pianeggianti;<\/li>\n<li>la raccolta manuale \u00e8 nettamente prevalente rispetto alla raccolta meccanizzata;<\/li>\n<li>le aziende a conduzione diretta del coltivatore sono dominanti rispetto a quelle con salariati;<\/li>\n<li>prevalgono le aziende che non usufruiscono degli aiuti rispetto a quelle che li ricevono.<\/li>\n<li>le aziende non meccanizzate sono pi\u00f9 diffuse di quelle meccanizzate.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La procedura adottata stima il Costo di Produzione di Riferimento (CPR) quale sommatoria dei costi espliciti (manodopera salariata, acquisto di mezzi tecnici e servizi, quote di ammortamento e manutenzione attribuibili al processo produttivo, quota parte degli oneri aziendali di carattere generale) e delle remunerazioni di opportunit\u00e0 attribuibili ai fattori conferiti dall\u2019imprenditore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base dei riscontri effettuati per la manodopera salariata, sono stati considerati due livelli di remunerazione oraria: euro 6 per la raccolta ed euro 7 per tutti gli altri lavori. Le quote di ammortamento, manutenzione e assicurazione relative alle macchine e attrezzi sono attribuite al processo produttivo in relazione alle ore di impiego, tenuto conto della durata economica ipotizzata per gli stessi; quelle relative alle costruzioni sono espresse per ettaro di superficie aziendale.\u00a0Gli oneri generali incidono sulla formazione del costo totale in misura del 3%.\u00a0L\u2019insieme delle remunerazioni attribuibili ai fattori conferiti \u00e8 definito Reddito Netto di Riferimento (RNR), o reddito netto atteso. Questa stima richiede la definizione delle Remunerazioni Unitarie di Riferimento (RUR), ovvero dei compensi attribuibili ai singoli fattori con i criteri del costo di opportunit\u00e0.\u00a0Per la remunerazione del lavoro familiare (RUR_lavf) si \u00e8 fatto riferimento al salario orario medio degli operai agricoli a tempo indeterminato di media qualifica, calcolato per il 2009 e con riferimento alla Calabria in euro 10,10\/ora. Per la remunerazione del capitale di esercizio e di investimento (RUR_cap) si \u00e8 fatto riferimento al rendimento medio dei Titoli di Stato nel triennio 2007-2009, calcolato, al netto delle imposte, nel 3%. Per la remunerazione dl capitale fondiario (RUR_capf), fissata all&#8217;1,5%, si \u00e8 fatto riferimento rapporto tendenziale tra i canoni di affitto e il valore dei terreni. La remunerazione della funzione di direzione e amministrazione svolta dall\u2019imprenditore (RUR_dir) \u00e8 fissata al 3% del CPR.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">RNR= RUR_lavf*LAVf + RUR_cap*CAP+ RUR_capf*CAPf + RUR_dir*K\/0,97<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LAVf = lavoro familiare impiegato per il processo produttivo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CAP \u00a0\u00a0\u00a0 = capitale di esercizio e di investimento<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CAPf\u00a0\u00a0 = capitale terra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">K\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 = totale dei costi di produzione ad esclusione della voce <em>direzione e amministrazione<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fini della stima della redditivit\u00e0 dei fattori \u00e8 calcolato l\u2019Indice di Redditivit\u00e0 (IR) quale rapporto RN\/RNR.\u00a0Le remunerazioni totali ed unitarie dei fattori produttivi impiegati si ottengono moltiplicando quelle di riferimento per l\u2019IR.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8936\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/NOcciolo-5-1024x667.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"667\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>3<\/strong><strong>.2 <em>Andamento generale della redditivit\u00e0<\/em> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La griglia di MPR considerata consente di evidenziare l\u2019andamento tendenziale della redditivit\u00e0 espressa sia in termini IR (Fig. 3.1) che in termini di RN (Fig. 3.2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si pu\u00f2 osservare, in linea generale l\u2019indice tende a migliorare, passando:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>dalla conduzione diretta (CD) a quella con salariati (CS) per la maggior parte delle tipologie;<\/li>\n<li>dalle aziende meccanizzate a quelle non meccanizzate in presenza di CD;<\/li>\n<li>dalla non fruizione alla fruizione degli aiuti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima situazione si spiega sostanzialmente con il fatto che i salari si attestano su livelli inferiori a quelli della redditivit\u00e0 tendenziale stimata per il lavoro familiare. Con la CS, quindi, l\u2019RNR diminuisce (non comprendendo pi\u00f9 la remunerazione del lavoro familiare) in misura superiore di quanto non diminuisca l\u2019RN, per l\u2019aumento dei costi espliciti dovuto ai salari.\u00a0Nei casi in cui la redditivit\u00e0 del lavoro familiare scende al disotto dei salari, con la CS si perviene a redditi netti negativi.\u00a0In merito al secondo tipo di confronto occorre tener presente che, date le strutture prevalenti delle aziende coinvolte, le analisi ipotizzano un basso impiego della trattrice<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> e delle relative attrezzature. Infine, poich\u00e9 gli aiuti pubblici hanno un effetto esclusivamente sugli indicatori di redditivit\u00e0, non incidendo sulla struttura del costo di produzione, comportano un incremento del RN, al quale si collega anche un miglioramento dell\u2019IR, stante la mancata variazione del RNR.\u00a0Il passaggio dalla CD alla CS comporta, ovviamente, una diminuzione significativa di redditivit\u00e0 espressa in termini di RN poich\u00e9 aumentano i costi espliciti.\u00a0Il passaggio dalla cultivar Tonda Calabrese (PPER n. 1, 4, 6, 8 e 9) alla Tonda di Giffoni o alla Tonda Romana (PPER n. 2, 3, 5 e 7), a parit\u00e0 di tutte le altre condizioni, porta ad un significativo incremento della redditivit\u00e0, stanti i migliori prezzi che si possono spuntare con le ultime due variet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso avviene con i PPER irrigui (n. 5, 6, 7, 8) rispetto a quelli asciutti. In questo caso, comunque, l\u2019effetto positivo \u00e8 maggiore in termini di RN che in termini di IR. L\u2019irrigazione, infatti, comporta un incremento dei costi e, quindi, anche un aumento del RNR.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8938\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/NOcciolo-6-1024x669.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"669\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8939\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/NOcciolo-7-1024x709.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"709\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3<\/strong><strong>.3 <em>Struttura dei costi di produzione e redditivit\u00e0 dei principali<\/em> <em>processi produttivi analizzati<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai fini di un\u2019analisi puntuale sulla struttura dei costi di produzione vengono presi in considerazione i PPER 2, 4, 5, 6, 8 e 9 (Tab. 3.1), con riferimento ad aziende a conduzione diretta del coltivatore, che utilizzano macchine in dotazione (Tab. 3.2) o ricorrono al noleggio delle stesse (Tab.3.3) e non usufruiscono di aiuti pubblici. I Modelli Produttivi di Riferimento (MPR) relativi alla prima situazione gestionale ipotizzata vengono indicati in seguito con la sigla DMN, quelli riguardanti la seconda situazione gestionale con la sigla DNN. Nell\u2019ipotesi DMN la manodopera (familiare e salariata) costituisce sempre la prima voce del CPR. Tuttavia, la sua incidenza percentuale varia notevolmente da un processo all\u2019altro, superando il 56% nei processi che prevedono la raccolta manuale (2DMN, 5DMN, 6DMN, 9DMN) e collocandosi tra il 36% ed il 37% nei due processi con raccolta meccanica, ovvero il 4DMN e l&#8217;8DMN (Fig. 3.3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A parit\u00e0 di livello di meccanizzazione, il costo della manodopera in valore assoluto \u00e8 massimo nei PPER con rese produttive pi\u00f9 alte, ovvero il 6DMN per la raccolta manuale e l&#8217;8DMN per quella meccanica, ma ci\u00f2 non accade anche in termini percentuali, in quanto contestualmente si registra l\u2019incremento anche di altre voci, in particolare il costo della terra e delle quote.\u00a0Nei processi con medio livello di meccanizzazione, 4DMN e 8DMN, le quote rappresentano sempre la seconda voce di costo, incidendo rispettivamente per il 17% e per il 19%; tra le altri voci emergono il costo della terra, 14% e 16%, ed il consumo di mezzi tecnici (17% e 14%), mentre gli interessi si collocano intorno al 9% in entrambe i casi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei quattro MPR con basso livello di meccanizzazione, dopo la manodopera, le voci pi\u00f9 importante del CPR sono i consumi di mezzi tecnici, il costo della terra e le quote. In particolare, con fertilit\u00e0 medio-bassa e bassa, (processi 2DMN e 9DMN), la seconda voce di costo \u00e8 quella relativa ai mezzi tecnici rispettivamente con l\u201911% ed il 10%, mentre nei modelli 5DMN e 6DMN, caratterizzati da terreno di media fertilit\u00e0 e quindi di maggior valore, lo \u00e8 il costo della terra, che raggiunge l\u201911%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel complesso le tipologie con raccolta manuale presentano anche un CPR decisamente pi\u00f9 alto rispetto a quelle con raccolta meccanica, con valore massimo nella 6DMN, a causa del maggior fabbisogno di lavoro. L\u2019IR risulta soddisfacente con media meccanizzazione (1,25-1,39), mentre con la raccolta manuale soltanto nel processo irriguo con Tonda Romana e di Giffoni (5DMN) non \u00e8 inferiore all\u2019unit\u00e0. In sintesi l\u2019analisi mette in evidenza che a parit\u00e0 di livello di meccanizzazione l\u2019IR risulti legato al livello produttivo. Nell\u2019ipotesi delle aziende non meccanizzate il costo dei noleggi risulta la prima voce nelle aziende con raccolta meccanica, con il 47% nel MPR 4DNN ed il 42% nell&#8217;8DNN (Fig. 3.4). Viceversa, nei modelli con basso livello di meccanizzazione incide tra il 23% (5DNN e 6DNN) ed il 32% (9DNN), mentre la manodopera, familiare e salariata, oscillando tra il 38% ed il 44%, rappresenta ancora il costo pi\u00f9 cospicuo. Tra le altre voci risulta rilevante il costo della terra che raggiunge l\u2019incidenza massima nel modello 8DNN (15%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando dalle aziende meccanizzate e quelle non meccanizzate emerge che, a fronte dei maggiori costi di noleggio, si ha una riduzione delle voci di costo relative agli interessi, alle quote, ai mezzi tecnici e alla manodopera. In particolare, le quote diminuiscono pi\u00f9 intensamente nei processi con fertilit\u00e0 bassa o medio-bassa (nn. 2,4,9) mentre la manodopera scende soprattutto con basso livello di meccanizzazione (processi nn. 2 e 9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel complesso, si verifica una riduzione del RN particolarmente significativa per il PPER n.9, il pi\u00f9 marginale fra tutti quelli analizzati, l\u2019unico peraltro ad assumere valore negativo che nelle aziende non meccanizzate.\u00a0La minore utilizzazione dei fattori immessi dall\u2019imprenditore determina, nel passaggio al noleggio, un abbassamento del RNR, che ancora una volta \u00e8 massimo nei processi meno meccanizzati, a motivo della prevalenza del fattore lavoro sugli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8940\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/NOcciolo-8.png\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"705\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8941\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/NOcciolo-9.png\" alt=\"\" width=\"610\" height=\"680\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8942\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/NOcciolo-10.png\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"792\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-8943\" src=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/NOcciolo-11.png\" alt=\"\" width=\"710\" height=\"520\" \/><\/p>\n<p><strong>4. Considerazioni conclusive<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per aspirare a svolgere anche in futuro un ruolo significativo nel sistema economico in cui si sviluppa, la corilicoltura calabrese \u00e8 tenuta ad accelerare i processi di cambiamento tecnologico ed organizzativo e ad ampliare le superfici investite nelle aree meccanizzabili e di buona fertilit\u00e0. Le analisi effettuate, destinate ad essere ripetute ed ampliate nella prossima annata, giustificano queste affermazioni poich\u00e9 evidenziano i buoni livelli di redditivit\u00e0 che possono essere conseguiti nelle situazioni in cui \u00e8 possibile l\u2019ottenimento di rese produttive soddisfacenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un passaggio obbligato \u00e8 senza dubbio quello relativo alla meccanizzazione razionale di tutte le operazioni. Appare evidente, infatti, che la raccolta manuale \u00e8 possibile solo in presenza di conduzione diretta associata ai bassi salari e\/o ad un <em>costo di opportunit\u00e0<\/em> del lavoro familiare ugualmente molto basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I produttori hanno gi\u00e0 potuto costatare che il rinnovamento varietale appare essenziale, poich\u00e9 la cultivar Tonda Calabrese non sembra reggere il confronto soprattutto con la Tonda di Giffoni, in quanto ad apprezzamento commerciale e, quindi, ai prezzi che si possono spuntare. In generale, l\u2019opzione qualit\u00e0 non \u00e8 eludibile e presuppone la razionalizzazione di tutti gli aspetti della tecnica di coltivazione e cura del prodotto, che possono contribuire al conseguimento di standard qualitativi medio-alti. Questo obiettivo, comunque, non \u00e8 disgiunto da quello relativo al rafforzamento della posizione dei produttori nella filiera attraverso la concentrazione dell\u2019offerta. I tentativi in atto in questo campo meritano, quindi, di essere incoraggiati e appoggiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, sia l\u2019innovamento varietale che l\u2019adeguamento del parco macchine e degli impianti dovrebbe trovare sostegno dell\u2019intervento pubblico, nell\u2019ambito dell\u2019attuazione del PSR 2007-2013.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Il <em>punto resa<\/em> \u00e8 rappresentato dal rapporto percentuale tra il peso delle nocciole sgusciate (al netto di marciumi ed impurit\u00e0 varie) e quello del campione di partenza, costituito dalle nocciole essiccate in guscio (di solito 1 kg o 100 semi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Mediamente 300 ore per anno per totale di 6.000.<\/p>\n<hr \/>\n<p>*ARSAC Ce.D.A. n. 15 di Serra San Bruno (Vibo Valentia)<br \/>\n**Centro Formazione in Economia e Politica della Sviluppo Rurale di Portici (Napoli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Clasadonte*, Luigi Mennella**, Domenico Tosco** Introduzione La corilicoltura calabrese \u00e8 un comparto che, pur notevolmente distante per dimensioni da quella delle altre principali regioni produttrici, merita attenzione per l\u2019incremento produttivo registrato negli ultimi anni, nonch\u00e9 per l\u2019impatto socio-economico sull\u2019economia dell\u2019area di produzione. La coltivazione \u00e8, infatti, circoscritta in un ambito territoriale piuttosto limitato, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[3,466],"tags":[],"coauthors":[33],"class_list":["post-8949","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-re","category-volume-1-q3-2020"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese - Regional Economy<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese - Regional Economy\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"di Antonio Clasadonte*, Luigi Mennella**, Domenico Tosco** Introduzione La corilicoltura calabrese \u00e8 un comparto che, pur notevolmente distante per dimensioni da quella delle altre principali regioni produttrici, merita attenzione per l\u2019incremento produttivo registrato negli ultimi anni, nonch\u00e9 per l\u2019impatto socio-economico sull\u2019economia dell\u2019area di produzione. La coltivazione \u00e8, infatti, circoscritta in un ambito territoriale piuttosto limitato, [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Regional Economy\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2020-12-27T22:00:15+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2021-02-21T16:30:42+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/nocciolo-1.png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Redazione\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Redazione\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"17 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Redazione\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56\"},\"headline\":\"Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese\",\"datePublished\":\"2020-12-27T22:00:15+00:00\",\"dateModified\":\"2021-02-21T16:30:42+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/\"},\"wordCount\":3148,\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.opencalabria.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2020\\\/10\\\/nocciolo-1.png\",\"articleSection\":[\"Regional Economy\",\"Volume 4, Q3, 2020\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/\",\"name\":\"Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese - Regional Economy\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.opencalabria.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2020\\\/10\\\/nocciolo-1.png\",\"datePublished\":\"2020-12-27T22:00:15+00:00\",\"dateModified\":\"2021-02-21T16:30:42+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.opencalabria.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2020\\\/10\\\/nocciolo-1.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.opencalabria.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2020\\\/10\\\/nocciolo-1.png\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/re\\\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/\",\"name\":\"Regional Economy\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56\",\"name\":\"Redazione\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g4bd38c7c51e5627be308c16ccbc48016\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Redazione\"},\"url\":\"https:\\\/\\\/www.regionaleconomy.eu\\\/rivista\\\/author\\\/opencalabria\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese - Regional Economy","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese - Regional Economy","og_description":"di Antonio Clasadonte*, Luigi Mennella**, Domenico Tosco** Introduzione La corilicoltura calabrese \u00e8 un comparto che, pur notevolmente distante per dimensioni da quella delle altre principali regioni produttrici, merita attenzione per l\u2019incremento produttivo registrato negli ultimi anni, nonch\u00e9 per l\u2019impatto socio-economico sull\u2019economia dell\u2019area di produzione. La coltivazione \u00e8, infatti, circoscritta in un ambito territoriale piuttosto limitato, [&hellip;]","og_url":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/","og_site_name":"Regional Economy","article_published_time":"2020-12-27T22:00:15+00:00","article_modified_time":"2021-02-21T16:30:42+00:00","og_image":[{"url":"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/nocciolo-1.png","type":"","width":"","height":""}],"author":"Redazione","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"Redazione","Tempo di lettura stimato":"17 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/"},"author":{"name":"Redazione","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/#\/schema\/person\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56"},"headline":"Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese","datePublished":"2020-12-27T22:00:15+00:00","dateModified":"2021-02-21T16:30:42+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/"},"wordCount":3148,"image":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/nocciolo-1.png","articleSection":["Regional Economy","Volume 4, Q3, 2020"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/","url":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/","name":"Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese - Regional Economy","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/nocciolo-1.png","datePublished":"2020-12-27T22:00:15+00:00","dateModified":"2021-02-21T16:30:42+00:00","author":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/#\/schema\/person\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/nocciolo-1.png","contentUrl":"https:\/\/www.opencalabria.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/nocciolo-1.png"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/aspetti-tecnici-ed-economici-della-corilicoltura-calabrese\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Aspetti tecnici ed economici della corilicoltura calabrese"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/#website","url":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/","name":"Regional Economy","description":"","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/#\/schema\/person\/3b6b926526968fe5360e7ef88dab4b56","name":"Redazione","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g4bd38c7c51e5627be308c16ccbc48016","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/eb42014f86cb496392019393b3b827fdc5992ab0c14d33a958bd035a337f6415?s=96&d=mm&r=g","caption":"Redazione"},"url":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/author\/opencalabria\/"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8949","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8949"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8949\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8950,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8949\/revisions\/8950"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8949"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8949"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8949"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=8949"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}