{"id":7578,"date":"2019-11-06T13:05:38","date_gmt":"2019-11-06T11:05:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.opencalabria.com\/?p=7578"},"modified":"2020-09-08T10:31:24","modified_gmt":"2020-09-08T08:31:24","slug":"crisi-e-rinascita-delleuro-lezioni-per-il-mezzogiorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/crisi-e-rinascita-delleuro-lezioni-per-il-mezzogiorno\/","title":{"rendered":"Crisi e rinascita dell\u2019euro: lezioni per il Mezzogiorno"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Introduzione <\/strong>La conclusione del mandato di Mario Draghi come Presidente della Banca centrale europea ha rappresentato l\u2019occasione per ricordare il suo contributo fondamentale a difesa dell\u2019euro, attribuendogli addirittura il merito di aver \u201csalvato\u201d l\u2019euro, prima con la celeberrima affermazione del 26 luglio 2012 a Londra (\u201c\u2026..<em>within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough<\/em> &#8230;\u201d), e poi con l\u2019acquisto da parte della BCE di grandi quantit\u00e0 di titoli di Stato dei paesi dell\u2019area euro. In realt\u00e0, Le cause della crisi dell\u2019area euro erano tali da richiedere interventi ben diversi e pi\u00f9 rilevanti di quelli, anche eterodossi, attivabili da una banca centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Crisi e rinascita dell\u2019euro <\/strong>La causa fondamentale della gravissima crisi dell\u2019area euro negli anni fra il 2010 e il 2013 fu l\u2019accentuata divergenza nella dinamica del costo del lavoro e dei prezzi interni, in particolare fra la Germania da un lato e Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia all\u2019altro<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Questa divergenza era stata evidenziata dall\u2019<em>Economist<\/em> gi\u00e0 a febbraio 2005: fra il 1999 e il 2004 il costo relativo unitario del lavoro rispetto alla media dell\u2019area euro era diminuito di circa il 10% in Germania mentre era aumentato di circa l\u20198 per cento in Italia e Spagna, con una perdita di competitivit\u00e0 di Italia e Spagna rispetto alla Germania di circa il 20 per cento. La divergenza nella dinamica del costo del lavoro era proseguita poi fino al 2008. Rispetto al 1999, nel 2008 la perdita di competitivit\u00e0 rispetto alla Germania in termini di costo del lavoro per unit\u00e0 di prodotto era diventata di circa il 37 per cento per l\u2019Irlanda, 35 per cento per la Spagna, 27 per cento per la Grecia, 26 per cento\u00a0 per Italia e Portogallo, 17 per cento per la Francia. Per la Grecia la perdita di competitivit\u00e0 rispetto alla Germania prosegu\u00ec fino a raggiungere il 30 per cento nel 2010, mentre Spagna, Irlanda e Portogallo invertirono decisamente la tendenza gi\u00e0 a partire dal 2008; la situazione di\u00a0 Italia e Francia rimase sostanzialmente invariata per circa tre anni, per migliorare poi gradualmente a partire dal 2011 (OECD, Economic Outlook, 2011, 2016)<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La divergente dinamica del costo del lavoro deriv\u00f2 principalmente dalla dinamica delle retribuzioni in rapporto a quella della produttivit\u00e0. Fra il 1998 e il 2008 la produttivit\u00e0 del lavoro rimase sostanzialmente invariata in Italia e Spagna, aument\u00f2 di circa il 10 per cento in Germania e Francia, il 12 per cento in Portogallo, il 25 per cento in Irlanda e Grecia. La retribuzione media per occupato aument\u00f2 invece di oltre il 70 per cento in Irlanda e Grecia, il 48 per cento in Portogallo e Spagna, il 33 per cento in Francia, il 30 per cento in Italia, il 10 per cento in Germania<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. (Aquino, 2017, Figg. 5 e 6). Questi dati evidenziano come Irlanda e Grecia, a causa del fortissimo aumento delle retribuzioni, registrarono una forte perdita di competitivit\u00e0 rispetto alla Germania, nonostante una crescita della produttivit\u00e0 di 15 punti pi\u00f9 elevata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Furono queste accentuate divergenze nel costo del lavoro ( e nei prezzi interni) a rendere molto problematico il mantenimento della stessa moneta da parte di Germania, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda. Situazioni di questa natura erano state sperimentate in passato da paesi con monete diverse ma\u00a0 con tassi di cambio \u201cfissi\u201d, e sempre la carenza di competitivit\u00e0 era stata superata attraverso la svalutazione della moneta. Un esempio classico, analizzato magistralmente da keynes (1925), \u00e8 il ritorno dell\u2019Inghilterra al <em>Gold standard<\/em> deciso da Winston Churchill con la stessa parit\u00e0 di prima della grande guerra, che comportava una sopravvalutazione della sterlina di circa il 10-12 per cento. Rivolto a Churchill, Keynes scriveva: \u201c ..<em>if you fix the exchange at this gold parity \u2026 you are committing youself to a policy of forcing down money wages \u2026. We must warn you that this \u2026 policy is not easy. It is certain to involve unemployment \u2026. By credit restrictions \u2026. You can deliberately intensify unemployment to any required degree, untill wages do fall \u2026. We ought to warn you \u2026 that it will not be safe politicaly to admit that you are intensifying unemployment deliberately to reduce wages. \u2026about two years may elapse before it will be safe for you to utter in public a single word of truth <\/em>\u2026\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti l\u2019euro fu \u201csalvato\u201d non dalla BCE, ma dalle politiche indicate come necessarie da Keynes per mantenere l\u2019Inghilterra nel <em>gold standard<\/em> con la stessa parit\u00e0 di prima della guerra. Per effetto di politiche fortemente restrittive, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia hanno recuperato la perdita di competitivit\u00e0 rispetto alla Germania che avevano accumulato nei primi dieci anni dell\u2019euro. Fra il 2008 e il 2019 le retribuzioni nominali medie sono aumentate di oltre il 30 per cento in Germania, mentre sono addirittura diminuite di circa il 15 per cento in Grecia; in Irlanda, Spagna e Portogallo sono nel \u00a02019 di poco superiori a quelle del 2008; in Italia hanno registrato un aumento di circa il 10 per cento, vale a dire 20 punti in meno che in Germania (OECD, Economic Outlook, 2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mezzogiorno: produttivit\u00e0 e costo del lavoro <\/strong>L\u2019economia italiana \u00e8 caratterizzata da differenze regionali di una entit\u00e0 che non sembra aver riscontro in nessun altro paese. L\u2019indicatore che pi\u00f9 frequentemente viene utilizzato per evidenziare queste differenze \u00e8 il prodotto interno lordo (PIL) per abitante. Secondo le stime dell\u2019ISTAT (2018), nel 2017 il PIL per abitante \u00e8 stato di circa 35 mila euro nelle regioni del Nord dell\u2019Italia (con un massimo di 38 mila in Lombardia e un minimo di 30 mila in Piemonte), di 31 mila euro nelle regioni del Centro (con un massimo di 33 mila nel Lazio e un minimo di 24 mila in Umbria), e di 18 mila euro nel Mezzogiorno ( con un massimo di 24 mila in Abruzzo, un minimo di 17 mila in Sicilia e in Calabria, e un valore solo di poco superiore (18 mila) in Campania e Puglia. La differenza fra Nord e Centro \u00e8 soltanto in media di 4 mila euro, con il Pil per abitante del Piemonte addirittura pi\u00f9 basso della media del Centro, la media del Mezzogiorno, invece, \u00e8 soltanto la met\u00e0 di quella del Nord, con una differenza di ben 17 mila euro! Inoltre, mentre il Nord e il Centro registrano una variabilit\u00e0 regionale alquanto elevata, le regioni del Mezzogiorno, a parte l\u2019Abruzzo, registrano valori del PIL per abitante tutti vicini alla media, in particolare, le quattro pi\u00f9 popolose regioni del Mezzogiorno registrano differenze di soli mille euro: 17 mila per Calabria e Sicilia, 18 mila per Campania e Puglia. La determinante principale delle differenze nel Pil per abitante fra le regioni del Nord e del Sud dell\u2019Italia \u00e8 costituita da differenze nel tasso di occupazione. Per ogni cento persone in et\u00e0 da lavoro, nel 2017 ne sono state occupate in media 67 nel Nord dell\u2019Italia, 63 nel Centro, e soltanto 44 nel Mezzogiorno, con un minimo di 41 in Sicilia e Calabria, e 42 in Campania. La forte carenza di opportunit\u00e0 di lavoro determina fortissimi flussi emigratori dal Mezzogiorno verso il Nord dell\u2019Italia e diversi paesi esteri. Altra caratteristica strutturale fortemente negativa del Mezzogiorno \u00e8 l\u2019elevatissimo disavanzo negli scambi con l\u2019esterno di merci e servizi, che ha oscillato nel quadriennio 2013-2016 intorno al 18% del Pil, e addirittura intorno 36% per la Calabria. Il disavanzo del Mezzogiorno \u00e8 coperto dal Nord dell\u2019Italia, che nel quadriennio 2013-2016 ha registrato un avanzo superiore all\u20198 per cento del Pil, e addirittura al 15 per cento la Lombardia (Istat, Conto economico risorse e impieghi regioni italiane, <a href=\"http:\/\/www.istat.it\">www.istat,it<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le vicende dell\u2019area euro, e soprattutto l\u2019esperienza della Germania, passata in un decennio, grazie a un rigido controllo del costo del lavoro, dal \u201c<em>sick man<\/em>\u201d dell\u2019area euro dei primi anni duemila ad una \u201c<em>economic superstar<\/em>\u201d, evidenziano, la grande importanza del costo del lavoro quale strumento di controllo dei rapporti di competitivit\u00e0 fra paesi diversi. All\u2019interno dell\u2019Italia, un forte squilibrio competitivo \u00e8 all\u2019origine del bassissimo tasso di occupazione nelle regioni del Mezzogiorno e di conseguenti flussi emigratori verso il Nord dell\u2019Italia e verso altri paesi. Anche sulla base dell\u2019esperienza dell\u2019area euro, l\u2019analisi economica evidenzia come un livello appropriato del costo del lavoro potrebbe portare ad un equilibrio competitivo fra Nord e Sud dell\u2019Italia, innalzando fino a livelli fisiologici il tasso di occupazione nel Mezzogiorno e riducendo i flussi migratori. A volte si sostiene che in effetti il costo del lavoro per unit\u00e0 di prodotto nel Mezzogiorno non appare sostanzialmente diverso rispetto al Nord poich\u00e9 retribuzioni pi\u00f9 basse gi\u00e0 compensano per la minore produttivit\u00e0<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. \u00a0La compensazione fra differenze retributive e differenze di produttivit\u00e0 viene evidenziata per\u00f2 considerando le attivit\u00e0 produttive attualmente presenti nel Mezzogiorno. Ci\u00f2 ovviamente non pu\u00f2 che essere vero, poich\u00e9 se cos\u00ec non fosse molte di queste attivit\u00e0 non potrebbero continuare a operare nel Mezzogiorno. Per aumentare l\u2019occupazione nel Mezzogiorno \u00e8 per\u00f2 necessario che aumenti in misura significativa l\u2019occupazione in attivit\u00e0 produttive in grado di competere con quelle del Nord dell\u2019Italia, e ci\u00f2 richiede un differenziale pi\u00f9 ampio nel costo del lavoro fra Nord e Sud dell\u2019Italia<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. In secondo luogo, \u00a0significative differenze retributive fra Nord e Sud dell\u2019Italia si registrano soltanto nel settore privato, con un conseguente differenziale \u00a0all\u2019interno delle regioni del Mezzogiorno fra dipendenti delle imprese private e lavoratori autonomi, e dipendenti di amministrazioni pubbliche; ci\u00f2, oltre ad apparire profondamente iniquo, ha effetti significativamente negativi per la produttivit\u00e0 delle imprese private, senza alcun evidente vantaggio di efficienza per le amministrazioni pubbliche. Appare difficile avere elevati livelli di produttivit\u00e0 nel settore privato, se i lavoratori pi\u00f9 efficienti e motivati sono attratti da retribuzioni significativamente pi\u00f9 elevate nel settore pubblico (Del Monte, 1991; Alesina, Danninger e Rostagno, 2001).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni <\/strong>Lo squilibrio competitivo fra Nord e Sud dell\u2019Italia ha determinato una carenza cos\u00ec forte di opportunit\u00e0 di lavoro che spinge milioni di giovani ad emigrare. L\u2019analisi economica, anche sulla base di tante esperienze concrete, tra cui quella della Germania negli anni duemila, evidenzia come potrebbe essere possibile avere anche nel Mezzogiorno una situazione di normalit\u00e0 dal punto di vista delle opportunit\u00e0 di lavoro. Le difficolt\u00e0 che si frappongono all\u2019attuazione di misure di riequilibrio competitivo fra Nord e Sud dell\u2019Italia sono di natura prevalentemente politica. La principale difficolt\u00e0 riguarda la differenziazione delle retribuzioni nominali nelle amministrazioni pubbliche. Nonostante diversi studi abbiano mostrato come significative differenze nel costo della vita comportino, a parit\u00e0 di retribuzioni nominali, differenze rilevanti nelle retribuzioni reali, e nonostante differenze a volte anche forti nelle retribuzioni nominali siano accettate per i lavoratori autonomi e per i dipendenti di imprese private, in particolare quelle pi\u00f9 piccole, una fortissima opposizione politica si \u00e8 frapposta fino ad ora a qualsiasi proposta di differenziazione regionale delle retribuzioni nominali dei dipendenti pubblici. Una seconda difficolt\u00e0 \u00e8 rappresentata dall\u2019opposizione della Commissione europea a significative e durature differenziazioni regionali delle imposte sul lavoro. La terza difficolt\u00e0 riguarda la possibilit\u00e0 di differenziare all\u2019interno del Mezzogiorno le imposte sul lavoro fra settori a mercato esclusivamente locale e settori a mercato internazionale. Purtroppo, se non si riesce a superare queste difficolt\u00e0 appare estremamente improbabile riuscire ad avviare il Mezzogiorno verso una situazione di normalit\u00e0, in particolare dal punto di vista delle opportunit\u00e0 di lavoro.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> La dichiarazione di Draghi ebbe certamente un impatto psicologico importantissimo sui mercati finanziari evidenziato dalla riduzione degli<em> spreads<\/em> fra i titoli di Stato dell\u2019area euro. In assenza per\u00f2 del riequilibrio competitivo essa non avrebbe potuto evitare la disgregazione dell\u2019area euro. Gli acquisti di titoli di Stato, d\u2019altronde,\u00a0 non derivarono da una decisione discrezionale della BCE, ma furono resi necessari dalla forte riduzione fino a valori addirittura\u00a0 negativi del tasso \u201cnaturale\u201d d\u2019interesse provocato da un eccesso mondiale di risparmio rispetto alla domanda di fondi mutuabili (principalmente per l\u2019acquisto di beni per investimenti). A questo eccesso di risparmio contribu\u00ec soprattutto l\u2019avanzo della bilancia dei pagamenti della Germania. Appare quindi paradossale che molti in Germania abbiano incolpato Draghi per i bassi tassi d\u2019interesse, determinati invece principalmente dagli elevati risparmi netti della Germania. D\u2019altro canto, la forte diminuzione del tasso naturale d\u2019interesse, provocata dagli avanzi della bilancia dei pagamenti della Germania, ha avuto effetti fortemente positivi sulla sostenibilit\u00e0 del debito pubblico italiano, eppure molti in Italia hanno incolpato la Germania per questi avanzi di bilancia dei pagamenti!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> La perdita di competitivit\u00e0 rispetto alla Germania fra il 1998 e il 2008 risulta pi\u00f9 accentuata di circa il 5 per cento per Italia e Grecia e di circa il 10 per cento per l\u2019Irlanda se misurata in pase al deflatore implicito del PIL (Aquino, 2017, Figg. 3 e 8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Secondo l\u2019<em>Economist<\/em> (2005) nel\u00a0 1998 il tasso di cambio marco-euro era stato concordato a un livello tale da comportare per la Germania il pi\u00f9 alto costo del lavoro per unit\u00e0 di prodotto fra tutti i paesi dell\u2019area euro. A causa di questa carenza di competitivit\u00e0, nei primi anni dell\u2019euro la Germania era il \u201c<em>sick man<\/em> dell\u2019euro\u201d, con alti tassi di disoccupazione e bassa crescita (<em>The Economist<\/em>, 1999). Secondo Dustmann,\u00a0 Fitzenberger, Sch\u00f6nberg and\u00a0 Spitz-Oener (2014) la flessibilizzazione del mercato del lavoro consent\u00ec alla Germania di recuperare competitivit\u00e0 trasformandola da \u201cThe <em>sick man<\/em> of the euro\u201d\u00a0 in una \u201c<em>Economic superstar<\/em>\u201d. Nella lettera\u00a0 inviata al Governo italiano da Draghi e Trichet il 5 agosto 2011, al fine di accrescere il potenziale di crescita, \u00a0si suggerivano misure analoghe: \u201c<em>C&#8217;\u00e8 anche l&#8217;esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d&#8217;impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi pi\u00f9 rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione<\/em>.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Per esempio Petraglia, Daniele e Aiello (2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> La logica della determinazione del costo del lavoro relativo di equilibrio fra Nord e Sud dell\u2019Italia pu\u00f2 essere illustrata sulla base dell\u2019analisi di Krugman, Obstfeld e Melitz (2015, pp. 57-59). Man mano che diminuisce il costo del lavoro nel Mezzogiorno rispetto al Nord dell\u2019Italia, successive produzioni a mercato internazionale si spostano dal Nord verso il Sud, e quindi anche la domanda di lavoro si sposta dal Nord verso il Sud. L\u2019equilibrio \u00e8 raggiunto quando la ripartizione della domanda di lavoro fra Nord e Sud eguaglia la ripartizione dell\u2019offerta di lavoro fra Nord e Sud. Per qualsiasi valore del costo relativo del lavoro fra Nord a Sud si ha che al margine il costo relativo del lavoro \u00e8 uguale alla produttivit\u00e0 relativa, poich\u00e9 l\u2019allocazione delle produzioni deve adattarsi necessariamente al costo relativo del lavoro. Ci\u00f2 significa che l\u2019eguaglianza fra produttivit\u00e0 relativa e costo relativo del lavoro non significa assolutamente che il costo relativo del lavoro \u00e8 di equilibrio, poich\u00e9 questa uguaglianza \u00e8 soddisfatta, a posteriori, per qualsiasi valore del costo relativo del lavoro!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>References<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alesina A., Danninger S., Rostagno M., 2001, Redistribution through Public Employment: The Case of Italy, IMF Staff Paters, n. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aquino A., 2017, <em>Competitive imbalances as the fundamental cause of the the euro area crisis<\/em>, in Paganetto L. (Ed.), <em>Sustainable Growth in the EU: Challenges and Solutions<\/em>, Springer, pp. 149-172.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del Monte A., 1991, Fallimenti del mercato e fallimenti del governo: quale politica per il Mezzogiorno?, Meridiana, n. 11-12.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dustmann C., Fitzenberger B., Sch\u00f6nberg U., Spitz-Oener A., 2014, <em>From Sick Man of Europe to Economic Superstar: Germany\u2019s Resurgent Economy<\/em>, Journal of Economic Perspectives\u2014Volume 28, Number 1, pp. 167\u2013188.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">The Economist 1999, <em>The sick man of the euro &#8211; The biggest economy in the euro area, Germany\u2019s, is in a bad way and its ills are a main cause of the euro\u2019s own weakness<\/em>, July 3rd.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">The Economist, 2005, <em>The euro area may have a single currency, but il still has many different real exchange rates, February<\/em> 17th.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Istat, 2018, Conti economici territoriali 2017, dicembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Keynes J.M. 1925, <em>The economic Consequences di Mr. Churchill<\/em>, London.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Krugman P. R., Obstfeld M., Melitz M. J. (2015), <em>Economia internazionale<\/em>, vol. 1, Pearson.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Petraglia C., Daniele V., Aiello F., 2018, <a href=\"http:\/\/www.opencalabria.com\/salari-la-stretta-via-per-il-riequilibrio-nord-sud\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Salari, la stretta via per il riequilibrio Nord-Sud<\/em><\/a>, OpenCalabria, 20 giugno 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">OECD, <em>Economic outlook<\/em>, vari anni.<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La conclusione del mandato di Mario Draghi come Presidente della BCE ha rappresentato l\u2019occasione per ricordare il suo contributo fondamentale a difesa dell\u2019euro, attribuendogli addirittura il merito di aver \u201csalvato\u201d l\u2019euro, prima con la celeberrima affermazione del 26 luglio 2012 a Londra (\u201c\u2026..within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. 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