{"id":6218,"date":"2019-07-23T18:13:49","date_gmt":"2019-07-23T16:13:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.opencalabria.com\/?p=6218"},"modified":"2020-09-08T10:31:25","modified_gmt":"2020-09-08T08:31:25","slug":"autonomia-regionale-differenziata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/autonomia-regionale-differenziata\/","title":{"rendered":"Sull\u2019autonomia regionale differenziata"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">La motivazione fondamentale delle richieste di maggiore autonomia da parte di alcune regioni del Nord dell\u2019Italia, e in particolare da parte di Lombardia, Veneto, ed Emilia Romagna, \u00e8 rappresentata dalla geografia dei \u201cresidui fiscali\u201d, vale a dire della differenza fra entrate pubbliche e spese pubbliche a livello regionale. Questa differenza \u00e8 significativamente positiva per gran parte delle regioni del Nord dell\u2019Italia, con un valore particolarmente elevato per la Lombardia, e fortemente negativa per le regioni del Sud dell\u2019Italia.\u00a0 La differenza fra Nord e Sud dal punto di vista del residuo fiscale ha origine principalmente dal lato delle entrate fiscali e contributive, il cui valore per abitante \u00e8 molto pi\u00f9 alto nelle regioni del Nord. Dal punto\u00a0 di vista della spesa pubblica per abitante non sembrano\u00a0 esserci invece differenze particolarmente significative fra Nord e Sud dell\u2019Italia<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Le differenze dal lato delle entrate fiscali e contributive fra Nord e Sud dell\u2019Italia derivano principalmente dal tasso di occupazione regolare eccezionalmente basso nelle regioni del Mezzogiorno<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Oltre a ci\u00f2, sia i redditi nominali per lavoratore, soprattutto nel lavoro autonomo, \u00a0sia i redditi non da lavoro per lavoratore, sono pi\u00f9 alti nelle regioni\u00a0 del Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A livello politico questo problema fu all\u2019origine della nascita della Lega-Nord negli anni novanta del secolo scorso, con un programma di natura a volte esplicitamente secessionista. Per cercare di arginare le velleit\u00e0 secessioniste, nel 2001 il Governo di Centro-sinistra presieduto da Giuliano Amato si fece promotore di una modifica del titolo quinto della Costituzione, che ampliava significativamente gli spazi di autonomia delle regioni a statuto ordinario. Il problema sembrava essere stato per alcuni anni sostanzialmente accantonato mentre la Lega Nord era al Governo con Forza Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A livello pubblicistico il tema degli squilibri regionali dal punto di vista del residuo fiscale fu ripreso con molta enfasi nel 2010 da Luca Ricolfi con il libro \u201cIl sacco del Nord\u201d. A livello politico il problema fu di nuovo posto al centro dell\u2019attenzione da Roberto Maroni nel 2012-2013 in\u00a0 occasione della sua candidatura per la Presidenza della Regione Lombardia. Il programma di Maroni prevedeva un aumento significativo (da circa il 67% a circa il 75%) della percentuale delle imposte e dei contributi pagati dai residenti in Lombardia da spendere per finanziare servizi pubblici per gli abitanti della Lombardia. Il 22 ottobre 2017 si svolsero in Lombardia e Veneto referendum consultivi a sostegno delle richieste di autonomia. Al referendum partecip\u00f2 il 38% degli aventi diritto in Lombardia e il 57% in Veneto; oltre il 90% dei votanti vot\u00f2 a favore di una maggiore autonomia. La richiesta di una maggiore autonomia fu avanzata anche dall\u2019Assemblea Regionale dell\u2019Emilia Romagna, che non aveva ritenuto opportuno indire un referendum a sostegno di questa richiesta. Il 28 febbraio 2018 il Governo di centro-sinistra presieduto da Paolo Gentiloni firm\u00f2 una pre-intesa con i Governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che prevedeva di ampliare le competenze delle regioni per 23 materie per Lombardia e Veneto e per 12 materie per l\u2019Emilia Romagna. In tutti e tre gli accordi preliminari le materie di prioritario interesse regionale oggetto del negoziato nella prima fase della trattativa erano: Tutela dell&#8217;ambiente e dell&#8217;ecosistema, Tutela della salute, Istruzione, Tutela del lavoro, Rapporti internazionali e con l&#8217;Unione europea. Tutte e tre le regioni si erano riservate la possibilit\u00e0 di estendere il negoziato ad altre materie. L&#8217;Accordo preliminare con la Lombardia, a differenza di quelli con l&#8217;Emilia-Romagna e il Veneto, faceva espressa menzione, quale oggetto di un eventuale successivo accordo, di materie di interesse delle autonomie locali, quali il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario e il governo del territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019attuazione dell\u2019autonoma regionale differenziata \u00e8 stata inclusa nel contratto alla base dell\u2019accordo di Governo fra Lega e 5 stelle. A luglio 2019 il percorso di attuazione \u00e8 ancora in itinere, con significativi contrasti fra Lega e 5 stelle; i contrasti sembrano riguardare principalmente le differenziazioni regionali nell\u2019ambito dell\u2019istruzione, e in particolare la possibilit\u00e0 di prevedere differenziazioni retributive nominali fra i docenti operanti in regioni diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il contrasto potrebbe forse essere superato prevedendo delle misure in grado di stimolare un aumento dell\u2019occupazione regolare nelle regioni del Mezzogiorno, che nel lungo periodo potrebbe comportare un aumento significativo delle entrate fiscali e contributive nelle regioni del Sud dell\u2019Italia, e quindi una riduzione dei trasferimenti dalle regioni del Nord. Da molti anni diversi economisti e prestigiose istituzioni internazionali (per esempio, Alesina, Danninger e Rostagno, 2001; Alesina e Giavazzi 2011; Bodo e Sestito 1991; Boeri 2019; Boeri, Ichino, Moretti e Posch, 2018 e 2019; Del Monte 1991; Ichino, Boeri e Moretti 2016; OECD 2002) hanno messo in evidenza come un significativo aumento dell\u2019occupazione regolare nel Mezzogiorno possa essere stimolato da una riduzione del costo del lavoro per le imprese nelle produzioni a mercato internazionale localizzate nel Mezzogiorno, e\/o da un aumento delle retribuzioni dei lavoratori impiegati in queste attivit\u00e0 rispetto alle retribuzioni ottenibili nei settori protetti dalla concorrenza internazionale, e in particolare nel pubblico impiego. In questa prospettiva potrebbe essere utile considerare l\u2019opportunit\u00e0 di mantenere costanti per almeno un decennio le retribuzioni nominali dei dipendenti pubblici nelle regioni del Mezzogiorno, utilizzando le risorse cos\u00ec risparmiate per sgravi fiscali e \u00a0contributivi per i lavoratori impiegati al Sud in attivit\u00e0 esposte alla concorrenza internazionale. In questo modo si potrebbe avere sia una diminuzione del costo del lavoro nelle produzioni a mercato internazionale localizzate nel Mezzogiorno, a parit\u00e0 di retribuzioni percepite dai lavoratori, sia una diminuzione nel Mezzogiorno delle retribuzioni percepite nel settore pubblico rispetto a quelle percepite nelle produzioni esposte alla concorrenza internazionale<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Secondo le stime di Staderini e Vadal\u00e0 (2009),\u00a0 la spesa pubblica primaria media annua per abitante, inclusiva di spese per prestazioni sociali, altre spese correnti, e spese in conto capitale, \u00e8 stata nel triennio 2004-2006 di\u00a0 9.977 euro in Lombardia, 9.526 euro in Veneto, 10.959 euro in Emila Romagna, 10.554 euro in Calabria, 10.053 euro in Sicilia, 9.148 euro in Puglia, 9.214 euro in Campania; nello stesso periodo, le entrate pubbliche\u00a0 totali medie annue per abitante sono state\u00a0 14.579 euro in Lombardia, 11.706 euro in Veneto, 13.475 euro in Emila Romagna, 6.475 euro in Calabria, 7.041 euro in Sicilia, 6.854 euro in Puglia, 6.839 euro in Campania. Secondo le stime di Giannola, Petraglia e Scalera (2018, p. 8), fra il 2003-2005 e il 2012-2014 il residuo fiscale medio annuo per abitante a prezzi 2010 \u00e8 passato da -2.357 euro a -2.224 euro per le regioni del Sud, da &#8211; 2.883 a &#8211; 2.848 euro per le isole, da + 2.016 a +2.030 euro per il Nord-Ovest, da 1.787 a 1.836 euro per il Nord-Est dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Secondo le stime dell\u2019Istat riportate dalla Banca d\u2019Italia (L\u2019economia delle regioni italiane, vari anni), Il tasso di occupazione complessivo \u00e8 pari a circa il 44% delle persone in et\u00e0 da lavoro nel Mezzogiorno e a circa\u00a0 il 67% nel Nord dell\u2019Italia. I lavoratori irregolari sono circa l\u201911% del totale occupati nel Nord dell\u2019Italia, e circa il 20% nel Mezzogiorno. Il bassissimo tasso di occupazione regolare nel Sud dell\u2019Italia deriva dalla forte carenza di competitivit\u00e0 delle produzioni a mercato non esclusivamente locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Gli effetti perversi per la competitivit\u00e0 del Mezzogiorno di retribuzioni nel settore pubblico significativamente pi\u00f9 elevate che nei settori esposti alla concorrenza sono stati evidenziati da Del Monte (1991) e da Alesina, Danninger e Rostagno (2001). Pi\u00f9 in generale, Dornbusch (1973) aveva messo in evidenza l\u2019importanza del rapporto tra retribuzioni nei settori a mercato locale e retribuzioni nei settori esposti alla concorrenza internazionale per l\u2019equilibrio competitivo internazionale. Gli effetti positivi di natura non soltanto economica, ma anche, e soprattutto, di natura politica e sociale, di un aumento delle opportunit\u00e0 di lavoro sono state evidenziate magistralmente da Amartya Sen (1997).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\"><em>References<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Alesina A, Danninger S., Rostagno M., (2001), <em>Redistribution Through Public Employment: The Case of Italy<\/em>, IMF Staff Papers, Vol. 48, No. 3.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Alesina A., Giavazzi F., 2011, <em>Dieci proposte (a costo zero) per dare una scossa all\u2019Italia<\/em>, Corriere della sera, 24 ottobre.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Bodo G., Sestito P. (1991), <em>Le vie dello sviluppo, dall\u2019analisi del dualismo territoriale una proposta per i Mezzogiorno<\/em>, il Mulino, Bologna,1991.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Boeri T. (2019), <em>Se il Nord si sente tradito<\/em>, Repubblica, 17 luglio.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 12pt\">Boeri T., Ichino A., Moretti E. Posch J., 2019, <em>Wage Equalization and Regional Disallocation<\/em><\/span><span style=\"font-size: 12pt\"><em>Evidence from Italian and German provinces<\/em>, Centre for Economic Policy Research.<\/span><span style=\"font-size: 12pt\">Boeri T., Ichino A., Moretti E. Posch J., 2018, <em>Wage Rigidity and Spatial Misallocation: Evidence from Italy and Germany<\/em>, mimeo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Del Monte A. (1991), <em>Fallimenti del mercato e fallimenti del governo: quale politica per il Mezzogiorno?<\/em>, \u00a0Meridiana, n. 11-12.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Dornbusch R. (1973), <em>Devaluation, Money, and Nontraded Goods<\/em>, The American Economic Review, Vol. 63, n. 5.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Giannola A., Petraglia C., Scalera D. (2018), <em>Residui fiscali, bilancio pubblico e politiche regionali<\/em>, Economia pubblica, marzo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Ichino A., Boeri T., Moretti E. (2016), <em>Divari territoriali e contrattazione: quando l\u2019eguale diventa diseguale<\/em>, presentato da Andrea Ichino il 5 giugno 2016 al festival dell\u2019economia di Trento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">OECD (2002), <em>Economic Surveys: Italy, <\/em>OECD, Paris.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Sen A. (1997), <em>The Penalties of Unemploymen<\/em>t\u201d, Banca d\u2019Italia, Servizio studi, Temi di discussione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 12pt\">Staderini A., Vadal\u00e0 E. (2009), <em>Bilancio pubblico e flussi redistributivi interregionali: Ricostruzioni e analisi dei residui fiscali nelle regioni italiane, <\/em>in Banca d\u2019Italia, <em>Mezzogiorno e politiche regionali<\/em>, novembre.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La motivazione fondamentale delle richieste di maggiore autonomia da parte di alcune regioni del Nord dell\u2019Italia, e in particolare da parte di Lombardia, Veneto, ed Emilia Romagna, \u00e8 rappresentata dalla geografia dei \u201cresidui fiscali\u201d, vale a dire della differenza fra entrate pubbliche e spese pubbliche a livello regionale. 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