{"id":5813,"date":"2019-05-24T17:27:07","date_gmt":"2019-05-24T15:27:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.opencalabria.com\/?p=5813"},"modified":"2020-09-08T10:31:26","modified_gmt":"2020-09-08T08:31:26","slug":"come-cambiare-le-politiche-europee-per-il-bene-del-sud-e-anche-del-nord-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/come-cambiare-le-politiche-europee-per-il-bene-del-sud-e-anche-del-nord-dellitalia\/","title":{"rendered":"Come cambiare le politiche europee  per il bene del Sud (e anche del Nord) dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><em>Il cambiamento delle politiche dell\u2019Unione Europea \u00e8 il tema centrale, soprattutto in Italia, delle elezioni per il Parlamento Europeo. Il cambiamento principalmente auspicato\u00a0 sembra riguardare le \u201cpolitiche di austerit\u00e0 fiscale\u201d, e in particolare, i vincoli per il disavanzo delle Amministrazioni pubbliche (in generale del 3%, tendenzialmente verso lo 0% per i paesi con un elevato debito pubblico, come l\u2019Italia). In realt\u00e0, dal punto di vista dell\u2019Italia, altri sembrerebbero essere i cambiamenti da perseguire.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Cambiare le politiche di austerit\u00e0 fiscale? No.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I vincoli europei al disavanzo pubblico italiano sembrano essere in realt\u00e0 sostanzialmente ininfluenti, perch\u00e9 i veri vincoli da rispettare vengono non dalle decisioni delle Istituzioni europee ma dai mercati finanziari, vale a dire da una moltitudine di operatori, italiani ed esteri &#8211; fondi di investimento, banche, ma anche famiglie &#8211; a cui giorno per giorno si chiede di finanziare la parte di spesa pubblica non coperta da entrate fiscali e contributive. Se anche fossero del tutto eliminati i vincoli posti dall\u2019Unione Europea, nella misura in cui elevati disavanzi pubblici fanno aumentare il timore di un <em>default<\/em> dell\u2019Italia, gli acquirenti dei titoli del debito pubblico italiano, per premunirsi dal maggior rischio, richiederebbero tassi d\u2019interesse pi\u00f9 elevati, con effetti perversi sia sul disavanzo pubblico, sia sui tassi d\u2019interesse che dovrebbero pagare famiglie e imprese italiane per finanziare i loro investimenti. Nella situazione attuale, si pu\u00f2 stimare che ad ogni punto in meno di avanzo primario in percentuale del PIL rispetto all\u20191,6% del 2018 corrisponde, a regime, un aumento di circa due punti del disavanzo complessivo in percentuale del PIL. Un aumento di un punto dell\u2019avanzo primario in percentuale del PIL potrebbe, invece, consentire di ridurre quasi a zero lo <em>spread<\/em> rispetto alla Germania, far diminuire di circa due punti il tasso d\u2019interesse sui buoni del tesoro decennali e portare quasi in pareggio il bilancio complessivo delle Amministrazioni pubbliche italiane<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Paradossalmente, un allentamento dei vincoli europei determinerebbe gi\u00e0 di per s\u00e9 una reazione negativa dei mercati finanziari tale da far aumentare gli interessi sui titoli di stato italiani, anche a parit\u00e0 di saldo primario. Per questo motivo, <strong>un allentamento dei vincoli europei sui disavanzi delle amministrazioni pubbliche sarebbero per l\u2019Italia del tutto ininfluenti, e potrebbero forse avere effetti addirittura negativi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00f9 in generale, anche le politiche di austerit\u00e0 di altri paesi dell\u2019Unione europea, e in particolare della Germania, sembrano avere effetti complessivamente positivi per \u2019Italia. I livelli attualmente storicamente molto bassi dei tassi d\u2019interesse \u00a0\u00a0non dipendono dalle banche centrali, ma da un eccesso di risparmi globali rispetto alla domanda di beni per investimenti. Da alcuni anni la condizione di equilibrio fra offerta di risparmio e domanda di beni per investimenti ha comportato nell\u2019area euro un tasso d\u2019interesse nominale \u201cnaturale\u201d o \u201cdi equilibrio\u201d a breve termine significativamente negativo. E\u2019 per questo motivo che la Banca Centrale Europea, non soltanto ha mantenuto pari a zero, o addirittura leggermente negativi, i tassi d\u2019interesse nominali a breve termine, ma ha dovuto anche adottare delle politiche monetarie espansive \u201cnon convenzionali\u201d che hanno comportato, fra l\u2019altro, anche l\u2019acquisto di quasi un quarto dei titoli del debito pubblico italiano. Quando i tassi d\u2019interesse nominali sui titoli di stato a lungo termine della <strong>Germania torneranno verso i livelli \u201cnormali\u201d<\/strong> di lungo periodo di circa il 5%, con lo spread attuale, il tasso d\u2019interesse sui titoli del debito pubblico italiano a lungo termine potrebbe aumentare da circa il 3% di questi giorni verso l\u20198%, rendendo ben difficilmente sostenibile il debito pubblico italiano! I pi\u00f9 alti tassi d\u2019interesse graverebbero poi, naturalmente, non soltanto sulle Amministrazioni pubbliche, ma anche sulle imprese e sulle famiglie. Appare, quindi, essere nell\u2019interesse sia <strong>del Sud che del Nord dell\u2019Italia<\/strong> che le politiche di austerit\u00e0, sia in Italia che in altri paesi, contribuiscano a mantenere bassi il pi\u00f9 possibile i tassi d\u2019interesse, sia per le Amministrazioni pubbliche, sia per imprese e famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Eliminare i vincoli sulle politiche per il Mezzogiorno? Si.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I vincoli europei che per il bene dell\u2019Italia sarebbe molto utile eliminare riguardano non l\u2019austerit\u00e0 fiscale, ma le irragionevoli restrizioni alle politiche di coesione territoriale imposte dalla Commissione europea &#8211;\u00a0 e, in particolare, dalla Direzione per la concorrenza &#8211; sulla base di una interpretazione fortemente, e irragionevolmente, restrittiva dei trattati europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La principale <strong>anomalia<\/strong> dell\u2019economa italiana \u00e8 rappresentata dal bassissimo tasso di occupazione regolare nelle regioni del Mezzogiorno, un\u2019area in cui vivono quasi 21 milioni di persone, pari a circa un terzo della popolazione italiana complessiva. Secondo le stime dell\u2019Istat, \u00a0per ogni 100 abitanti in et\u00e0 da lavoro (convenzionalmente da 15 a 64 anni), ne sono impiegati in media nelle regioni del Mezzogiorno soltanto 45, di cui circa un quinto in modo non regolare, a fronte di 68 per la media dei paesi OCSE (80 in\u00a0 Svizzera, 77 in Svezia, 75 in Germania, Regno Unito e Giappone, 70 negli USA, 65 in Francia) (OECD, 2019), con un tasso di irregolarit\u00e0 pari a circa la met\u00e0 di quella del Mezzogiorno. E\u2019 soprattutto il bassissimo valore del Mezzogiorno, inferiore di quasi 10 punti rispetto addirittura a\u00a0 quello della Grecia, che tiene basso al 59% il tasso medio di occupazione in Italia, nonostante un tasso di occupazione medio nel Nord dell\u2019Italia uguale alla media dei paesi OCSE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il bassissimo tasso di occupazione nel Mezzogiorno, oltre a comportare gli effetti negativi (economici, politici e sociali) per i giovani del Mezzogiorno evidenziati magistralmente da Amartya Sen<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>,\u00a0 comporta l\u2019esigenza di elevati trasferimenti dalle regioni del Nord (\u201c<strong>residui fiscali<\/strong>\u201d) per garantire un livello adeguato di servizi pubblici nelle regioni del Mezzogiorno. Soprattutto per ridurre significativamente questi trasferimenti le regioni del Nord, anche sulla base dei risultati dei referendum del 22 ottobre 2017 in Lombardia\u00a0 e Veneto, chiedono con insistenza una maggiore autonomia fiscale. Nella situazione attuale una riduzione dei trasferimenti dal Nord avrebbe per il Mezzogiorno effetti negativi per quel che riguarda sia l\u2019occupazione, sia la qualit\u00e0 dei servizi pubblici. Una crescita dell\u2019occupazione e del reddito nel Mezzogiorno potrebbe comportare un\u2019automatica riduzione di questi trasferimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal punto di vista dell\u2019analisi economica, applicando in particolare l\u2019analisi di James Meade (1951), premio Nobel per\u00a0 l\u2019economia nel 1977, riportata in tutti i testi di economia internazionale nella sintesi diagrammatica di Swan, la via <strong>maestra per aumentare l\u2019occupazione nelle regioni del Mezzogiorno<\/strong> e diminuire i trasferimenti dalla regioni del Nord \u00e8 rappresentata da un aumento di competitivit\u00e0 delle produzioni meridionali. La strada migliore per aumentare la competitivit\u00e0 sarebbe attraverso un aumento di produttivit\u00e0 del Mezzogiorno, in particolare nelle produzioni a mercato internazionale. Purtroppo tutti i tentativi fino ad ora fatti di aumentare la produttivit\u00e0, in particolare attraverso le politiche strutturali dell\u2019Unione europea, sembrano aver avuto esiti del tutto negativi (Perotti e Teoldi, 2014). Appare, quindi, necessario nel Mezzogiorno, cos\u00ec come accade in tanti paesi e regioni del mondo, percorrere, ameno in parte, la strada di aumentare la produttivit\u00e0 mediante una riduzione del costo del lavoro per le imprese del Mezzogiorno esposte alla concorrenza internazionale. Nel caso di paesi politicamente indipendenti, l\u2019equilibrio competitivo internazionale \u00e8 generalmente perseguito mediante livelli salariali adeguati alla produttivit\u00e0. Nel caso di regioni che sono unite\u00a0 politicamente con regioni caratterizzate da una maggiore produttivit\u00e0, se c\u2019\u00e8 una certa disponibilit\u00e0 a trasferimenti interregionali, questi possono essere in parte utilizzati per stimolare la competitivit\u00e0 delle regioni meno produttive con sgravi fiscali che riducano il costo del lavoro per le imprese a parit\u00e0 di salari percepiti dai lavoratori<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sgravi fiscali e contributivi per i lavoratori impiegati nel Mezzogiorno in produzioni a mercato internazionale erano stati introdotti successivamente alla decisione di abolire gradualmente,\u00a0 a partire dal 1968,\u00a0 le differenziazioni territoriali di salari e stipendi. Per diversi anni questi sgravi furono \u201ctollerati\u201c dalla <strong>Commissione europea<\/strong>, ma mai esplicitamene approvati. Essi furono definitivamente aboliti con l\u2019accordo Pagliarini-Van Miert del 1994 (Governo Berlusconi I).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1998 il Governo D\u2019Alema propose alla Commissione europea la reintroduzione degli sgravi per i lavoratori del Mezzogiorno, \u00a0ma i commissari Karen Van Miert e Mario Monti opposero un netto rifiuto.\u00a0 Le motivazioni del rifiuto furono esposte in una intervista di Van Miert a <strong>Repubblica dell\u201911 luglio 1998<\/strong>: <em>\u201c<\/em><em>nuovi sconti contributivi per le regioni meridionali, o altre agevolazioni tributarie di quel tipo, sono contro i principi del mercato unico europeo e della libera concorrenza. Inoltre questi strumenti rischiano di servire a mantenere imprese decotte e quindi a perpetuare condizioni da economia assistita.\u201d Il \u2026 Sud ha possibilit\u00e0 enormi ma ad una condizione: dovete rispettare le regole del gioco europeo. Mi creda, il caso del Portogallo dimostra che quelle regole sono perfettamente compatibili con il decollo di una regione povera&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0 i dati Eurostat (2019) evidenziano come le imprese portoghesi abbiano la possibilit\u00e0 di continuare a operare, nonostante la loro relativa inefficienza, grazie a un costo orario\u00a0 del lavoro (14,2 euro) pari alla met\u00e0 di quello sostenuto dalle imprese italiane (28,2 euro). Costi per ora di lavoro ancora pi\u00f9 bassi hanno le imprese della repubblica Ceca (12,6 euro), quelle slovacche (11,5 euro), quelle polacche (10,1 euro), quelle ungheresi (9,2 euro), quelle rumene (6,9 euro). Non si capisce perch\u00e9 le regole della concorrenza debbano essere applicate al Mezzogiorno d\u2019Italia e non a tutti questi paesi indipendenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo l\u2019articolo 107, 3\u00b0 comma,\u00a0 del Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione europea,\u00a0 \u201c <em>Possono considerarsi compatibili con il mercato interno: a) gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, \u2026..<\/em>\u201d.\u00a0 Ci\u00f2 significa che l\u2019autorizzazione di sgravi fiscali e contributivi per le attivit\u00e0 produttive di beni a mercato internazionale localizzate nel Mezzogiorno non richiede alcuna modifica dei trattati UE, ma soltanto un mutamento nell\u2019interpretazione particolarmente restrittiva che la Commissione europea ha adottato fino ad ora\u00a0 in tema di aiuti di stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In considerazione del <strong>clamoroso fallimento delle politiche strutturali<\/strong> (Perotti e Teoldi, 2014), e della impraticabilit\u00e0 politica di sufficienti differenziazioni salariali, soprattutto nel pubblico impiego, sarebbe probabilmente opportuno\u00a0 aprire un confronto serrato con la Commissione europea sulle strategie pi\u00f9 efficaci per l\u2018aumento dell\u2019occupazione nelle regioni del Mezzogiorno e la riduzione dei trasferimenti dalle regioni del Nord.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>References<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Alesina A, Danninger S., Rostagno M., (2001), Redistribution Through Public Employment: The Case of Italy, <em>IMF Staff Papers<\/em>, Vol. 48, No. 3.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Boeri T.,\u00a0 Ichino A.,\u00a0 Moretti E. Posch J., 2019, Wage Equalization and Regional Disallocation Evidence from Italian anf German provinces, Centre for Economic Policy Research.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Chiorazzo V., Spaventa L. (2000), Astuzia o virt\u00f9? Come accadde che l\u2019Italia fu ammessa all\u2019Unione monetaria, Donzelli, 2000.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Eurostat (2019), Hourly labour costs in 2018, <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics\">https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics<\/a> explained\/index.php\/Hourly_labour_costs#, April.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Meade J. E., 1951, The balance of payments, Oxford University press.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">OECD (2019), Employment Outlook, Paris.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Perotti R., Teoldi F., 2014, Il disastro dei fondi strutturali europei, <em>Lavoce.info<\/em><em>, <\/em>luglio. <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/fondi-strutturali-europei.pdf\">http:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/fondi-strutturali-europei.pdf<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Sen A., 1997, The Penalties of Unemployment, Banca d&#8217;Italia, <em>Temi di discussione<\/em>, n. 307.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Chiorazzo e Spaventa (2000) hanno messo in evidenza come un meccanismo virtuoso di questa natura consent\u00ec all\u2019Italia di ridurre l\u2019indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche dal 10,3% del PIL nel 1993 allo 0,8% nel 2000.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <em>\u201cThe penalties of unemployment not only include issues of income loss, but also far-reaching effects on self-confidence, work motivation, basic competence, social integration and the appreciation and use of individual freedom<\/em><em>.\u201d<\/em><em>(Sen, 1997, p. 26)<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 10pt\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> \u00a0Alesina, Danninger e Rostagno \u00a0(2001) hanno evidenziato come in passato i trasferimenti verso il Mezzogiorno, sostenendo principalmente il pubblico impiego, abbiano disincentivato le attivit\u00e0 di produzione di beni a mercato internazionale. Boeri, Ichino, Moretti e Posch (2019), cos\u00ec come diversi altri economisti e istituzioni internazionali, hanno sostenuto l\u2019opportunit\u00e0 di sostenere la competitivit\u00e0 delle produzioni del Mezzogiorno mediante una regionalizzazione dei contratti di lavoro. Questa strada si \u00e8 tuttavia rivelata fino ad ora politicamente non praticabile, soprattutto per il fatto che la regionalizzazione dovrebbe essere applicata in primo luogo ai contratti dei dipendenti pubblici.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cambiamento delle politiche dell\u2019Unione Europea \u00e8 il tema centrale, soprattutto in Italia, delle elezioni per il Parlamento Europeo.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[3,49],"tags":[],"coauthors":[7],"class_list":["post-5813","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-re","category-volume-3-q2-2019"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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