{"id":4618,"date":"2018-10-15T12:18:42","date_gmt":"2018-10-15T11:18:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.opencalabria.com\/?p=4618"},"modified":"2020-09-08T10:31:28","modified_gmt":"2020-09-08T08:31:28","slug":"riflessioni-sul-mezzogiorno-e-vincoli-della-commissione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/riflessioni-sul-mezzogiorno-e-vincoli-della-commissione-europea\/","title":{"rendered":"Riflessioni sul Mezzogiorno e vincoli della Commissione Europea"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">La principale anomalia dell\u2019economa italiana \u00e8 rappresentata dal bassissimo tasso di occupazione regolare nelle regioni del Mezzogiorno, un\u2019area in cui vivono quasi 21 milioni di persone, pari a circa un terzo della popolazione italiana complessiva. Secondo le stime dell\u2019Istat, nel 2018, per ogni 100 abitanti in et\u00e0 da lavoro (convenzionalmente da 15 a 64 anni), ne sono impiegati in media nelle regioni del Mezzogiorno soltanto 45, di cui circa un quinto in modo non regolare, a fronte di 68 per la media dei paesi OCSE, fra cui 80 in Svizzera, 77 in Svezia, 75 in Germania, Regno Unito e Giappone, 70 negli USA, 65 in Francia, con un tasso di irregolarit\u00e0 pari a circa la met\u00e0 di quella del Mezzogiorno. \u00c8 soprattutto il bassissimo valore del Mezzogiorno, inferiore di quasi 10 punti rispetto addirittura a quello della Grecia, che tiene basso al 59% il tasso medio di occupazione in Italia, nonostante un tasso di occupazione medio nel Nord dell\u2019Italia uguale alla media dei paesi OCSE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il bassissimo tasso di occupazione nel Mezzogiorno, oltre a comportare gli effetti negativi evidenziati magistralmente da Amartya Sen, sembra costituire l\u2019ostacolo principale sulla strada di quelli che sembrano essere i due principali obiettivi dell&#8217;attuale Governo: l\u2019abbassamento dell\u2019et\u00e0 in cui poter andar in pensione e il reddito di cittadinanza. Da un lato, \u00e8 dal basso tasso di occupazione regolare che deriva l\u2019esigenza per l\u2019Italia di un\u2019et\u00e0 di pensionamento relativamente elevata per mantenere in equilibrio il sistema previdenziale; dall\u2019altro lato, sembra difficile comprendere come sia possibile, in un\u2019area caratterizzata da una fortissima, strutturale, carenza di domanda di lavoro, che dai centri per l\u2019impiego possano arrivare proposte di lavoro tali da rendere temporaneo il reddito di cittadinanza per una parte rilevante di coloro che potrebbero usufruirne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal punto di vista teorico gli aspetti analitici fondamentali dell\u2019economia del Mezzogiorno possono essere illustrati sulla base dell\u2019analisi magistrale di James Meade (1951), premio Nobel per l\u2019economia nel 1977 insieme a Bertil Ohlin, efficacemente illustrata mediante il diagramma di Swan nei principali testi di Economia internazionale (Krugman, Obstfeld e Melitz, 2015, pag. 338; D. Salvatore, 2016, pag. 173). Nell\u2019analisi di Meade-Swan gli obiettivi sono l\u2019equilibrio macroeconomico interno in termini di tasso di occupazione (o disoccupazione) e l\u2019equilibrio esterno rappresentato da un saldo \u201cdi equilibrio\u201d degli scambi con l\u2019estero di merci e servizi. Gli strumenti sono la politica finanziaria (monetaria e fiscale) per il controllo della domanda interna e il tasso di cambio reale.\u00a0La sintesi diagrammatica di Swan dell\u2019analisi di Meade mette in evidenza una relazione diretta fra tasso di cambio reale e domanda interna per quel che riguarda l\u2019equilibrio esterno e una relazione inversa dal punto di vista dell\u2019equilibrio interno. Nel diagramma di Meade-Swan l\u2019intersezione delle due curve dell\u2019equilibrio interno e dell\u2019equilibrio esterno individua la combinazione fra tasso di cambio reale e domanda interna a cui corrispondono sia l\u2019equilibrio interno sia l\u2019equilibrio esterno. Tutti gli altri punti del grafico rappresentano combinazioni non di equilibrio. Gi\u00e0 Meade (1951, pag. 158) aveva individuato quatto tipologie di possibili squilibri \u201c<em>Any one country can be in any four possible disequilibrium situations. It may be (1) a surplus country with a domestic slump, (2) a surplus country with a domestic boom, (3) a deficit country with a domestic boom, (4) a deficit country with a domestic slump<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le regioni del Mezzogiorno sono certamente caratterizzate da una forte carenza di domanda di lavoro (<em>slump<\/em>), e, probabilmente, anche da un disavanzo negli scambi con l\u2019esterno di merci e servizi pi\u00f9 elevato di quello che si pu\u00f2 ritenere politicamente sostenibile, anche alla luce dell\u2019esito dei referendum di ottobre 2007 in Lombardia e in Veneto. Secondo l\u2018analisi di Meade, riportata nei testi di economia internazionale su cui studiano gran parte degli studenti universitari del mondo, la riduzione degli squilibri macroeconomici che caratterizzano il Mezzogiorno richiederebbe in primo luogo una \u201csvalutazione reale\u201d del tasso di cambio. Applicando al Mezzogiorno le analisi di Dornbusch (1973) e Jones (1974), una svalutazione reale del tasso di cambio significa sia una diminuzione del costo del lavoro nelle produzioni a mercato internazionale localizzate nel Mezzogiorno rispetto a quelle esterne al Mezzogiorno, sia una diminuzione all\u2019interno del Mezzogiorno delle retribuzioni nei settori a mercato locale rispetto a quelle a mercato nazionale e\/o internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quest\u2019analisi teorica pu\u00f2 essere utile per una valutazione di alcune delle posizioni emerse nel dibattito innescato dalla proposta di Boeri, Ichino, Moretti e Posch (2015, 2018) di differenziare salari e stipendi fra le regioni del Nord e del Sud dell&#8217;Italia per motivi sia di equit\u00e0, sia di efficienza. Dal punto di vista dell&#8217;equit\u00e0 essi sostengono che le rilevanti differenze nel costo della vita fanno s\u00ec che a retribuzioni nominali eguali corrispondano retribuzioni reali, per lo stesso tipo di lavoro, significativamente pi\u00f9 elevate nel Mezzogiorno rispetto al Nord dell\u2019Italia. Dal punto di vista dell&#8217;efficienza, salari nominali pi\u00f9 bassi stimolerebbero la competitivit\u00e0 delle produzioni meridionali, con effetti positivi su occupazione, reddito ed entrate fiscali e contributive.\u00a0Valutazioni critiche su questa proposta sono venute, fra gli altri, da Franzini, Granaglia e Raitano (2016); Aiello, Daniele e Petraglia (2018a, 2018b, 2018c) e Tridico (2018a, 2018b), per quel che riguarda sia l&#8217;efficienza che l&#8217;equit\u00e0. Dal punto di vista dell&#8217;efficienza si \u00e8 sostenuto che: 1) differenze salariali sostanzialmente analoghe alle differenze di produttivit\u00e0 sarebbero gi\u00e0 presenti fra le regioni del Nord e del Sud dell&#8217;Italia; 2) salari pi\u00f9 bassi avrebbero l&#8217;effetto di cristallizzare nel Mezzogiorno una struttura produttiva orientata verso settori a bassa intensit\u00e0 tecnologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quel che riguarda il primo ordine di considerazioni critiche c&#8217;\u00e8 da osservare innanzitutto che le differenze attuali nelle retribuzioni riguardano esclusivamente le attivit\u00e0 produttive private, mentre non sembrano essere presenti nel pubblico impiego, che rappresenta dal punto di vista dell\u2019occupazione uno di principali settori a mercato locale del Mezzogiorno. L&#8217;importanza delle differenze retributive nel pubblico impiego per la competitivit\u00e0 delle produzioni del Mezzogiorno \u00e8 stata messa in evidenza, fra gli altri da Del Monte (1991); Alesina, Danninger e Rostagno (2001); Alesina e Giavazzi (2011). Alfredo Del monte, dopo aver messo in evidenza come nel 1987 le retribuzioni da lavoro dipendente fossero nel Mezzogiorno minori del 26% rispetto al Centro-Nord nelle imprese private, ma addirittura superiori del 5% nel pubblico impiego, sosteneva che: &#8220;Ristabilire differenziali salariali &#8230; nel settore pubblico appare certamente prioritario rispetto a qualsiasi discorso di differenziali salariali nel settore privato&#8221; (pag. 130). Alesina, Danninger e Rostagno stimarono per il Mezzogiorno un &#8220;<em>wage premium&#8221; di circa il 26% nel settore pubblico rispetto al settore privato, e ne dedussero che &#8221; This creates a culture that discourages private activities and entrepreneurship<\/em>&#8221; (pag. 448). La quarta delle dieci proposte (a costo zero) di Alesina e Giavazzi per dare una scossa all&#8217;Italia era: &#8220;Permettere ai salari del settore pubblico di essere diversi da una regione all&#8217;altra a seconda del costo della vita. Al Sud il costo della vita \u00e9 in media il 30 per cento inferiore rispetto a quello del Nord, ma i salari monetari dei dipendenti pubblici sono uguali. Questo permetterebbe un risparmio di spesa pubblica e faciliterebbe l&#8217;impiego nel settore privato al Sud dove oggi invece conviene lavorare per le amministrazioni pubbliche&#8221; (Alesina e Giavazzi 2011).\u00a0In secondo luogo, l&#8217;eventuale corrispondenza fra differenze nel prezzo del lavoro e differenze di produttivit\u00e0 nel settore privato fa riferimento alla produttivit\u00e0 delle imprese attualmente operanti nel Mezzogiorno, mentre un aumento verso livelli fisiologici del tasso di occupazione richiede un forte aumento delle attivit\u00e0 che producono nel Mezzogiorno beni a mercato internazionale; ci\u00f2, secondo le analisi di Meade-Swan, richiederebbe differenze nel prezzo del lavoro significativamente pi\u00f9 forti del gap di produttivit\u00e0 calcolato con riferimento alle scarse attivit\u00e0 produttive a mercato internazionale attualmente operanti nel Mezzogiorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quel che riguarda la seconda critica, l&#8217;esperienza dei paesi che negli ultimi anni hanno sperimentato una forte crescita industriale partendo da prezzi del lavoro estremamente bassi, come, per esempio, la Cina, mostra come sia proprio la possibilit\u00e0 di ottenere profitti elevati grazie al basso prezzo del lavoro a fornire alle imprese le risorse finanziarie che consentono di effettuare gli investimenti necessari per un progressivo &#8220;upgrading&#8221; della qualificazione tecnologica della struttura produttiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In assenza di significative differenziazioni territoriali delle retribuzioni nel pubblico impiego, l&#8217;unica strategia realisticamente attuabile per abbassare il costo del lavoro nelle produzioni a mercato internazionale del Mezzogiorno, mantenendo le retribuzioni in queste attivit\u00e0 almeno non inferiori rispetto al pubblico impiego, appare essere costituita da significativi sgravi fiscali e contributivi per i lavoratori impiegati in queste attivit\u00e0. A partire dagli anni novanta del secolo scorso, questa strategia di stimolo della competitivit\u00e0 delle produzioni meridionali \u00e8 stata vietata dalla Commissione europea, nella convinzione che l\u2019aumento di competitivit\u00e0 delle produzioni del Mezzogiorno potesse essere efficacemente perseguito mediante le politiche strutturali. In considerazione sia del clamoroso fallimento delle politiche strutturali (Perotti e Teoldi, 2014), sia di un atteggiamento del Governo italiano molto meno propenso che in passato ad accettare acriticamente i vincoli europei, sarebbe probabilmente opportuno aprire oggi un confronto serrato con la Commissione europea sulle strategie pi\u00f9 efficaci per l\u2018aumento dell\u2019occupazione nelle regioni del Mezzogiorno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[ctt template=&#8221;9&#8243; link=&#8221;Ggdrf&#8221; via=&#8221;yes&#8221; ]E&#8217; difficile comprendere come sia possibile, in un\u2019area caratterizzata da una fortissima, strutturale, carenza di domanda di lavoro, che dai centri per l\u2019impiego possano arrivare proposte di lavoro tali da rendere temporaneo il reddito di cittadinanza[\/ctt]<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify\">References<br \/>\nAiello F., Daniele V., Petraglia C., 2018a, <a href=\"http:\/\/www.opencalabria.com\/livelli-e-dinamica-della-produttivita-e-del-costo-del-lavoro-delle-regioni-italiane\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Livelli e dinamica della produttivit\u00e0 e del costo del lavoro delle regioni italiane<\/a>, OpenCalabria, 11 Aprile.<br \/>\nAiello F., Daniele V., Petraglia C. 2018b, <a href=\"http:\/\/www.opencalabria.com\/ma-i-contratti-collettivi-andrebbero-aboliti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Ma i contratti collettivi di lavoro andrebbero aboliti? Un commento<\/a>, Open Calabria, 15 Aprile.<br \/>\nAiello F., Daniele V., Petraglia C., 2018c <a href=\"http:\/\/www.opencalabria.com\/salari-la-stretta-via-per-il-riequilibrio-nord-sud\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Salari, la stretta via per il riequilibrio Nord-Sud<\/a>, OpenCalabria, 20 giugno.<br \/>\nAlesina A, Danninger S., Rostagno M., (2001), Redistribution Through Public Employment: The Case of Italy, IMF Staff Papers, Vol. 48, No. 3.<br \/>\nAlesina A., Giavazzi F., 2011, Dieci proposte (a costo zero) per dare una scossa all\u2019Italia, Corriere della sera, 24 ottobre.<br \/>\nAquino A., 2017, Competitive Imbalances as the Fundamental Cause of the Euro Area Crisis, in Paganetto L. (Ed.) Sustainable Growth in the EU: Challenges and Solutions, Springer, pagg. 149-172.<br \/>\nBoeri T., Ichino A., Moretti E. Posch J., 2015, Unintended consequences of nominal wage equality across regions, mimeo.<br \/>\nBoeri T., Ichino A., Moretti E. Posch J., 2018, Wage Rigidity and Spatial Misallocation: Evidence from Italy and Germany, mimeo.<br \/>\nDel Monte A. (1991), Fallimenti del mercato e fallimenti del governo: quale politica per il Mezzogiorno?\u00a0Meridiana, n. 11-12.<br \/>\nDornbusch R., 1973, Devaluation, Money, and Nontraded Goods, The American Economic Review, Vol. 63, n. 5.<br \/>\nFranzini M., Granaglia E., Raitano M., (2016), Bisogna tagliare i salari nel Mezzogiorno per ragioni di equit\u00e0 ed efficienza? Menab\u00f2 di Etica ed Economia, n. 47.<br \/>\nJones R, W., 1974, Trade with Non-Traded Goods: The Anatomy of Inter-Connected Markets, Economica, New Series, Vol. 41, n. 162.<br \/>\nMeade J. 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