{"id":4080,"date":"2018-05-15T11:57:14","date_gmt":"2018-05-15T10:57:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.opencalabria.com\/?p=4080"},"modified":"2020-09-08T10:31:30","modified_gmt":"2020-09-08T08:31:30","slug":"quale-futuro-demografico-per-la-calabria-un-breve-commento-alle-ultime-previsioni-demografiche-dellistat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/quale-futuro-demografico-per-la-calabria-un-breve-commento-alle-ultime-previsioni-demografiche-dellistat\/","title":{"rendered":"Quale futuro demografico per la Calabria? Un breve commento alle ultime previsioni demografiche dell\u2019Istat"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il quadro complessivo per l\u2019Italia <\/strong>Il 3 maggio scorso l\u2019Istat ha pubblicato le ultime previsioni demografiche aggiornate per l\u2019Italia fino al 2065<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> (Istat, 2018a e 2018b). Il quadro che emerge conferma il futuro declino demografico del nostro paese, la cui popolazione scender\u00e0 (secondo lo scenario mediano) dagli attuali 60,6 milioni a 59 milioni nel 2045 per poi attestarsi su 54,1 milioni di residenti nel 2065. Complessivamente, dunque, una diminuzione di oltre 6 milioni di abitanti, dovuta principalmente ad una dinamica naturale negativa, non adeguatamente compensata dai flussi migratori. Il saldo naturale (la differenza tra nascite e decessi) si prevede pari a -200mila unit\u00e0 annue nel breve periodo, -300mila nel medio periodo e -400mila nel lungo periodo. Pur prevedendo un saldo migratorio (differenza tra immigrati ed emigrati) positivo, pari a 165mila unit\u00e0 nette annue (maggiore al valore reale del 2016, pari a 144mila unit\u00e0), per un totale di 2,6 milioni di stranieri in pi\u00f9 fino al 2065, tale valore non sar\u00e0 sufficiente a sostenere la crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al di l\u00e0 del declino quantitativo, un elemento ineluttabile sar\u00e0 il progressivo e intenso invecchiamento della popolazione. Anche in presenza di un previsto aumento della fecondit\u00e0 da 1,34 a 1,59 figli per donna dal 2017 al 2065 (comunque largamente inferiore al livello di 2,1 necessario per garantire il ricambio generazionale delle madri con le figlie), la popolazione invecchier\u00e0 a causa del progressivo innalzamento dell\u2019aspettativa di vita, che passer\u00e0 nello stesso periodo da 80,6 a 86,1 anni per i maschi e da 85 a 90,2 anni per le femmine. Complessivamente, l\u2019et\u00e0 media della popolazione passer\u00e0 dagli attuali 44,9 anni a 50,1, con una percentuale di anziani prossima al 34% nel 2065.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un\u2019Italia a due velocit\u00e0 <\/strong>La disponibilit\u00e0 di previsioni demografiche anche a livello regionale e di ripartizione offre l\u2019opportunit\u00e0 di valutare come le attuali differenze tra le varie aree del paese tenderanno ad acuirsi e consolidarsi. Un dato che emerge chiaramente analizzando le previsioni dell\u2019Istat \u00e8 che l\u2019Italia, dal punto di vista demografico, \u00e8 attualmente divisa in due e tale divisione netta tender\u00e0 a cristallizzarsi progressivamente in futuro. Mentre il Centro-Nord continuer\u00e0 a crescere fino al 2045, per iniziare a subire un calo demografico solo successivamente, il Mezzogiorno perder\u00e0 ininterrottamente popolazione da oggi \u00a0fino al 2065. Al Centro e al Nord il tasso di incremento complessivo della popolazione \u00e8 attualmente positivo, e tale rimarr\u00e0 per i primi anni di previsione, sostenuto anche da flussi migratori pi\u00f9 consistenti. Mentre nel Mezzogiorno il tasso di crescita \u00e8 negativo sin d\u2019ora (per effetto di dinamica naturale e migratoria entrambe sfavorevoli) e si tradurr\u00e0 in un calo costante e ininterrotto di popolazione fino al 2065.\u00a0Da ci\u00f2 deriver\u00e0 anche una modifica dell\u2019attuale distribuzione territoriale della popolazione italiana complessiva. Attualmente il Mezzogiorno ospita il 34% della popolazione residente, mentre il restante 66% si ripartisce tra le regioni del Centro e del Nord. Tali proporzioni diverranno, rispettivamente, il 29% e il 71% nel 2065.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il futuro della Calabria<\/strong>\u00a0 Le previsioni demografiche dell\u2019Istat scendono ad un dettaglio territoriale regionale e consentono, dunque, di focalizzare l\u2019attenzione sulla nostra regione per capire quale futuro demografico dobbiamo plausibilmente attenderci.\u00a0Al pari delle altre regioni meridionali, la Calabria \u00e8 attualmente interessata da un intenso processo di declino demografico, dovuto essenzialmente ad una dinamica naturale estremamente negativa. Come mostrano i dati in Tabella 1, il tasso di incremento naturale nella nostra regione scender\u00e0 dall\u2019attuale -2,4\u2030 a -10,2\u2030 nel 2065, in linea con i valori medi della ripartizione meridionale, mentre il valore italiano (seppur anch\u2019esso negativo) sar\u00e0 pi\u00f9 contenuto. Il tasso di incremento migratorio, che pur si prevede leggermente positivo nel lungo periodo, non sar\u00e0 sufficiente a compensare tale dinamica naturale, determinando un tasso di incremento totale della popolazione in ulteriore diminuzione rispetto al -2,1\u2030 attuale (-8,8\u2030 nel 2065). Per l\u2019Italia, il decremento sar\u00e0, invece, pi\u00f9 contenuto (crescita zero attualmente, -4,9\u2030 nel 2065) in ragione della dinamica naturale meno negativa e di una dinamica migratoria pi\u00f9 favorevole.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4082\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-1-May-2018.png\" alt=\"\" width=\"1573\" height=\"477\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-1-May-2018.png 1573w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-1-May-2018-300x91.png 300w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-1-May-2018-768x233.png 768w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-1-May-2018-1024x311.png 1024w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-1-May-2018-1568x475.png 1568w\" sizes=\"auto, (max-width: 1573px) 100vw, 1573px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come si accennava, il problema principale non \u00e8 il declino demografico in s\u00e9, ma il cambiamento della composizione per et\u00e0 della popolazione: l\u2019azione congiunta della denatalit\u00e0 e dell\u2019allungamento dell\u2019aspettativa di vita si \u00e8, infatti, tradotta in invecchiamento demografico, processo che tender\u00e0 ad intensificarsi in futuro. Mentre attualmente la Calabria e le altre regioni meridionali presentano un livello del fenomeno pi\u00f9 basso rispetto alle aree centro-meridionali, questa situazione si invertir\u00e0 in futuro (Tabella 2). Attualmente, la popolazione anziana (ultrasessantacinquenne) \u00e8 pari al 22,3% in Italia, al 20,5% nel Mezzogiorno e al 20,9% in Calabria. Tali percentuali diverranno, rispettivamente, 33,3%, 36% e 36,3% nel 2065. Parallelamente, diminuir\u00e0 la popolazione giovane (0-14 anni), determinando uno squilibrio tra queste due componenti della popolazione. L\u2019indice di vecchiaia &#8211; ossia il rapporto tra la popolazione anziana e quella giovanissima (che misura il grado di \u201cpolarizzazione\u201d della popolazione) &#8211;\u00a0 arriver\u00e0 in Calabria ad un valore di 341 anziani per ogni 100 giovanissimi nel 2065, contro un valore medio nazionale di 268. L\u2019et\u00e0 media della popolazione calabrese salir\u00e0 dagli attuali 43,9 anni a 51,9 nel 2065; per l\u2019Italia, tali valori sono rispettivamente pari a 44,9 e 50,1 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4081\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-2-May-2018.png\" alt=\"\" width=\"1570\" height=\"803\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-2-May-2018.png 1570w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-2-May-2018-300x153.png 300w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-2-May-2018-768x393.png 768w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-2-May-2018-1024x524.png 1024w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Stranges-2-May-2018-1568x802.png 1568w\" sizes=\"auto, (max-width: 1570px) 100vw, 1570px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Implicazioni di policy<\/strong> La Calabria sta vivendo una fase di intenso spopolamento, al pari di tutte le altre regioni meridionali, che proseguir\u00e0 e tender\u00e0 a peggiorare nel prossimo futuro. Al di l\u00e0 dello spopolamento, di per s\u00e9 gi\u00e0 preoccupante, un dato da non sottovalutare \u00e8 quello relativo al cambiamento della composizione quantitativa della popolazione: la Calabria sta progressivamente invecchiando e questo avr\u00e0 ripercussioni enormi a livello sociale ed economico.\u00a0Due le cause principali di queste tendenze: la denatalit\u00e0 che interessa la nostra regione e la dinamica migratoria poco favorevole. Per quanto riguarda la denatalit\u00e0, le donne calabresi fanno meno figli che in passato e questo dato pu\u00f2 essere spiegato guardando anche alle condizioni strutturali del nostro sistema economico. La relazione tra fecondit\u00e0 e occupazione femminile \u00e8, infatti, una relazione diretta: la natalit\u00e0 aumenta laddove le donne lavorano perch\u00e9 il doppio reddito per le famiglie di traduce in una maggiore possibilit\u00e0 di sostenere i costi dei figli. La Calabria \u00e8 caratterizzata da bassi tassi di occupazione femminile e, spesso, il lavoro femminile \u00e8 precario, sfruttato, sottopagato, con difficolt\u00e0 di rientro nel mercato del lavoro dopo la maternit\u00e0. Tutto questo si traduce in un effetto scoraggiamento per le donne, in particolare nella transizione al secondo figlio.\u00a0In relazione alle dinamiche migratorie<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, ci\u00f2 che si osserva \u00e8 un tasso di incremento migratorio netto con l\u2019estero positivo controbilanciato, per\u00f2, da un tasso di incremento migratorio netto con le altre regioni negativo. Infatti, la Calabria perde ogni anno moltissimi giovani, per lo pi\u00f9 formati e qualificati, verso le altre aree del paese. In numero di emigrati verso altre regioni \u00e8 enormemente superiore a quello degli immigrati da altre regioni, con conseguente saldo negativo di questa componente della crescita migratoria. Tale emorragia di popolazione contribuisce ad acuire una situazione demografica gi\u00e0 di per s\u00e9 abbastanza grave, contribuendo al progressivo spopolamento dei nostri territori e all\u2019intenso invecchiamento della popolazione che vi risiede.\u00a0 Cosa si potrebbe fare per arginare queste tendenze? Difficile proporre soluzioni e, ancor pi\u00f9 difficile, riuscire poi ad attuarle, date le condizioni di ritardo socio-economico in cui versa la nostra regione. Sicuramente, bisognerebbe lavorare sul fronte dell\u2019occupazione femminile, favorendo la diffusione del lavoro protetto e tutelato e, parallelamente, ampliando la rete dei servizi di sostegno alla genitorialit\u00e0 (oggi praticamente inesistenti nella nostra regione). Sul fronte dell\u2019occupazione giovanile, sarebbe necessario un rilancio generale dell\u2019economia della nostra regione, in particolare in settori industriali oggi quasi del tutto assenti dal tessuto produttivo calabrese, che si traduca in una maggiore domanda di lavoratori qualificati in grado di assorbire l\u2019offerta di lavoro qualificato dei giovani formatesi presso i nostri atenei.\u00a0 In assenza di interventi massicci ed efficaci che rilancino l\u2019economia complessiva della nostra regione e creino nuovi posti di lavoro, dunque, nulla si potr\u00e0 fare per arginare i processi di spopolamento ed invecchiamento demografico. Nell\u2019arco di 40-50 anni, intere comunit\u00e0 della nostra regione, in particolare le aree periferiche, isolate, montane, sono destinate ad estinguersi. E la nostra regione, con quasi 4 anziani ogni 10 persone, sar\u00e0 una delle regioni italiane con i pi\u00f9 alti livelli di invecchiamento demografico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Istat (2018a). Previsioni della popolazione. Anni 2017-2065. <a href=\"http:\/\/demo.istat.it\/previsioni2017\/index.php?lingua=ita\">http:\/\/demo.istat.it\/previsioni2017\/index.php?lingua=ita<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Istat (2018b). Il futuro demografico del Paese. Comunicato stampa, 03 maggio 2018. <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/214228\">https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/214228<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stranges M. (2017), \u201cLo spopolamento in Calabria nel quadro delle dinamiche demografiche del Mezzogiorno\u201d, Open Calabria, <a href=\"http:\/\/www.opencalabria.com\/lo-spopolamento-calabria-nel-quadro-delle-dinamiche-demografiche-del-mezzogiorno\/\">http:\/\/www.opencalabria.com\/lo-spopolamento-calabria-nel-quadro-delle-dinamiche-demografiche-del-mezzogiorno\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Tutti i dati presentati in questo breve saggio si basano sulle previsioni demografiche rilasciate dall\u2019Istat (2018b), scenario mediano, <a href=\"http:\/\/www.demo.istat.it\">www.demo.istat.it<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Per maggiori dettagli si veda Stranges M. (2017), \u201cLo spopolamento in Calabria nel quadro delle dinamiche demografiche del Mezzogiorno\u201d, Open Calabria: <a href=\"http:\/\/www.opencalabria.com\/lo-spopolamento-calabria-nel-quadro-delle-dinamiche-demografiche-del-mezzogiorno\/\">http:\/\/www.opencalabria.com\/lo-spopolamento-calabria-nel-quadro-delle-dinamiche-demografiche-del-mezzogiorno\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al pari delle altre regioni meridionali, la Calabria \u00e8 attualmente interessata da un intenso processo di declino demografico, dovuto essenzialmente ad una dinamica naturale estremamente negativa<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[3,37],"tags":[],"coauthors":[28],"class_list":["post-4080","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-re","category-volume-2-q2-2018"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Quale futuro demografico per la Calabria? 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