{"id":3754,"date":"2018-03-28T09:46:41","date_gmt":"2018-03-28T08:46:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.opencalabria.com\/?p=3754"},"modified":"2020-09-08T10:31:30","modified_gmt":"2020-09-08T08:31:30","slug":"i-dissesti-e-i-pre-dissesti-dei-comuni-italiani-e-calabresi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/i-dissesti-e-i-pre-dissesti-dei-comuni-italiani-e-calabresi\/","title":{"rendered":"I dissesti e i pre-dissesti dei comuni italiani e calabresi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La recente decisione del governo italiano di accollarsi il 75% del debito del <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/03\/10\/napoli-il-comune-vicino-al-crac-a-causa-del-debito-per-la-ricostruzione-post-sisma-81-la-salvezza-nelle-mani-del-governo\/4215755\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Comune di Napol<\/a>i ha riacceso l&#8217;interesse sul tema delle crisi finanziarie dei comuni italiani. In uno scenario in cui \u00e8 richiesto rigore nella gestione economico-finanziaria degli enti locali, i dati mostrano come\u00a0i casi di dissesto e di <em>pre-dissesto<\/em> siano pi\u00f9 frequenti nelle regioni del Mezzogiorno d&#8217;Italia. In altre parole, le crisi sono concentrate nei territori caratterizzati, tra le altre cose, da bassa capacit\u00e0 contributiva ed elevata evasione fiscale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Piani di riequilibrio e dissesti: cosa sono?<\/strong> Si tratta di due procedure finalizzate a fronteggiare situazioni di squilibrio finanziario dei comuni determinate, nella stragrande maggioranza dei casi, da una scarsa capacit\u00e0 di riscossione dei tributi da parte degli enti locali, da una sovrastima delle entrate, dal peso delle spese del personale e dal tasso di indebitamento. Il dissesto \u00e8 assimilabile al \u201cfallimento\u201d dell\u2019ente locale che non riesce a far fronte alle proprie obbligazioni giuridiche e, in particolare, non \u00e8 in grado di assolvere alle ordinarie funzioni ed ai servizi definiti indispensabili. Il piano di riequilibrio pluriennale \u00e8, invece, una procedura che i comuni in crisi finanziaria possono mettere in atto per evitare il dissesto vero e proprio. \u00a0\u00c8 denominato anche <em>pre-dissesto<\/em> ed \u00e8 un atto che segnale \u201cimportanti\u201d difficolt\u00e0 finanziarie di un ente locale, ma non tali da obbligare lo stesso a deliberare il dissesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanto pu\u00f2 durare la crisi finanziaria<\/strong> Il risanamento di un comune in dissesto dura cinque anni a partire dalla data di redazione dell&#8217;ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato (questa ipotesi deve essere approvata dall\u2019ente e da un\u2019apposita commissione ministeriale entro 3 mesi dalla nomina della commissione di liquidazione). Poich\u00e9 l\u2019ente non pu\u00f2 essere estinto, l\u2019obiettivo del quinquennio di dissesto \u00e8 di liberare il comune dai debiti pregressi, azzerando, se \u00e8 necessario per consentire la liquidazione, i crediti e il patrimonio dell\u2019ente. Con riferimento ai piani di riequilibrio, si osserva che fino al 2017 la durata era di 10 anni, mentre con la legge di bilancio 2018 \u00a0si \u00e8 stabilito che la durata possa variare da 4 a 20 anni, a seconda della gravit\u00e0 dello squilibrio finanziario dell\u2019ente.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Il periodo di crisi finanziaria del comune dipende anche dalla sequenza temporale in cui avvengono le due procedure di dissesto\/<em>pre-dissesto<\/em>. Per esempio, l\u2019ente ritorna alla gestione ordinaria se e solo se il piano \u00e8 approvato dalla corte dei conti.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> In caso di mancata approvazione, si allunga il periodo di crisi, poich\u00e9 si avvia la fase di dissesto.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> Inoltre, un comune pu\u00f2 ritrovarsi in dissesto senza necessariamente avere un periodo di <em>pre-dissesto<\/em>. \u00c8 il caso dei comuni che non sono in grado di assolvere alle \u201cordinarie\u201d funzioni ed ai servizi definiti indispensabili con risorse finanziarie proprie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le implicazioni dei dissesti\/piani di riequilibrio<\/strong> Poich\u00e9 l\u2019ente non pu\u00f2 fallire, gli effetti delle crisi finanziarie sono legati al bisogno di impedire l\u2019aggravarsi delle posizioni debitorie e di ripristinare una buona amministrazione del comune. Si pu\u00f2 dire, in estrema sintesi, che la gestione economico-finanziaria di un comune in dissesto\/pre-dissesto \u00e8 sottoposta a forti limitazioni. Per esempio, una prima implicazione economico-finanziaria<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> di un comune in dissesto \u00e8 che le aliquote e le tariffe sono fissate al livello massimo consentito. Inoltre, l\u2019ente deve finanziare i servizi rifiuti e acquedotto esclusivamente con proventi tariffari, deve accollarsi i costi di gestione dei servizi a domanda individuale (scuolabus, mense scolastiche), deve liquidare gli immobili non \u201cindispensabili\u201d per lo svolgimento di attivit\u00e0 e servizi istituzionali e deve provvedere a riorganizzare la pianta organica, identificando gli esuberi in base ai valori medi di riferimento calcolati periodicamente dal Ministero dell\u2019Interno. Infine, il personale a tempo determinato deve essere ridotto del 50% rispetto alla media del triennio che precede il dissesto.\u00a0 Gli effetti del piano di riequilibrio variano a seconda che l\u2019ente riesca a far fronte al risanamento con risorse finanziarie proprie. Se ha risorse proprie, l\u2019ente non \u00e8 obbligato a deliberare le tariffe e le aliquote nella misura massima consentita, ma ha, comunque, la facolt\u00e0 di aumentarle. Al contrario, se l\u2019ente deve chiedere un finanziamento ulteriore (chiede di accedere al \u201cfondo rotazione\u201d, cio\u00e8 un finanziamento statale appositamente istituito per far fronte ai fabbisogni dei comuni in procedura di riequilibrio), le implicazioni che gravano sui residenti sono molto simili a quelle previste nel caso di dissesto. In questo caso, il <em>pre-dissesto<\/em> potrebbe essere (paradossalmente) uno scenario peggiore del dissesto, perch\u00e9 l\u2019obbligo di deliberare aliquote al massimo di legge resta in vigore per tutta la durata del piano di riequilibrio (fino a 20 anni), al contrario di ci\u00f2 che avviene nel dissesto, la cui durata massima \u00e8 5 anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3759\" aria-describedby=\"caption-attachment-3759\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3759 size-large\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/predissesti-nel-tempo-1024x675.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"675\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/predissesti-nel-tempo-1024x675.png 1024w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/predissesti-nel-tempo-300x198.png 300w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/predissesti-nel-tempo-768x506.png 768w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/predissesti-nel-tempo.png 1170w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3759\" class=\"wp-caption-text\">Figura 1<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I comuni in pre-dissesto e in dissesto<\/strong> I comuni italiani che da 2012 al 2017 hanno deliberato l\u2019avvio di una procedura di <em>pre-dissesto<\/em> sono 217. Il 2013 \u00e8 l\u2019anno in cui si \u00e8 osservata la maggiore presenza (58) di approvazioni di piani di riequilibrio, seguito dal 2016 (48 piani), mentre nel 2017 si sono avuti solo 5 piani di riequilibrio (figura 1). Facendo riferimento ai dissesti, i comuni che dal 2008 al 2017 ne hanno deliberato la procedura sono stati 118 e il loro numero \u00e8 cresciuto regolarmente dal 2008 in poi. Il valore pi\u00f9 elevato si \u00e8 avuto nel 2016, in cui ben 24 comuni hanno deliberato il dissesto (figura 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la dimensione degli enti in crisi finanziaria si osserva che la media di residenti dei comuni in dissesto \u00e8 pari a 13264 abitanti, mentre nel caso dei comuni in <em>pre-dissesto<\/em> la popolazione media \u00e8 di 23061 residenti. Sebbene il fenomeno interessi tutti i comuni, <a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> la frequenza di comuni di piccole dimensioni \u00e8 elevata: i comuni con una popolazione inferiore a 5000 abitanti in stato di <em>pre-dissesto<\/em> sono stati ben 84 (equivalenti al 39% del totale). Quelli con una popolazione da 5 a 10000 abitanti sono 50: il 62% dei comuni in <em>pre-dissesto<\/em> ha, pertanto, una popolazione massima di 10000 residenti. Numerosa \u00e8 anche la presenza di piccoli comuni in dissesto: sono ben 54 quelli con una popolazione inferiore a 5000 abitanti, che diventano 79 se si aggiungono quelli con una popolazione compresa da 5 a 10000 abitanti (la quota di comuni in dissesto con una popolazione inferiore a 10000 residenti \u00e8 pari, quindi, al 67% del totale). Questa distribuzione dei dissesti\/pre-dissesti riflette, evidentemente, la distribuzione dei comuni italiani per fascia demografica in cui domina la presenza di piccoli comuni.<\/p>\n<figure id=\"attachment_3758\" aria-describedby=\"caption-attachment-3758\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3758 size-large\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/dissesti-nel-tempo-1024x673.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"673\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/dissesti-nel-tempo-1024x673.png 1024w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/dissesti-nel-tempo-300x197.png 300w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/dissesti-nel-tempo-768x504.png 768w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/dissesti-nel-tempo.png 1192w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3758\" class=\"wp-caption-text\">Figura 2<\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_3757\" aria-describedby=\"caption-attachment-3757\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3757 size-large\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Dissesti-dei-comni-1-1024x651.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"651\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Dissesti-dei-comni-1-1024x651.png 1024w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Dissesti-dei-comni-1-300x191.png 300w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Dissesti-dei-comni-1-768x489.png 768w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Dissesti-dei-comni-1.png 1204w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3757\" class=\"wp-caption-text\">Figura 3<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La distribuzione spaziale del fenomeno<\/strong> La geografia delle crisi finanziarie dei comuni italiani mostra come le regioni a maggiore frequenza di riequilibri e dissesti siano quelle del Mezzogiorno d\u2019Italia. In particolare, dal 2005 in poi, i comuni interessati da dissesti sono stati 34 in Campania, 29 in Calabria<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> e 25 in Sicilia. La figura 3 evidenzia come in queste tre regioni si concentri il 75% dei comuni in dissesto finanziario (con procedure concluse entro il 6 febbraio 2018). Se a questi si aggiungono gli altri 15 casi ricadenti nelle altre regioni del Sud \u2013 Molise (1 comune), Basilicata (2), Abruzzo (6) e Puglia (6), si pu\u00f2 ragionevolmente affermare che il fenomeno \u00e8 specifico delle regioni meridionali. L\u2019analisi dei piani di riequilibrio finanziario indica una maggiore variabilit\u00e0 per regione, sebbene i casi pi\u00f9 ricorrenti riguardano sempre i comuni meridionali. Delle 217 procedure censite in Italia dal 2012 al 2017, ben 51 riguardano comuni siciliani, 39 calabresi e 27 campani (figura 4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sintesi <\/strong>Le principali cause che determinano le crisi di sostenibilit\u00e0 finanziarie dei comuni sono la presenza di una diffusa evasione fiscale, la scarsa capacit\u00e0 fiscale degli enti, la sovrastima delle entrate e, in molti casi, la presenza di bilanci irrigiditi dalle spese del personale che in Italia pesano per circa il 33% delle spese correnti, con un picco del 36% nei comuni con meno di 2000 residenti.<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0Le conseguenze di queste criticit\u00e0 si sono amplificate a valle della riforma del sistema contabile degli enti locali entrato in vigore nel 2015 in cui si \u00e8 tentato di ridurre al minimo l\u2019arbitrio nella contabilit\u00e0 degli enti locali.\u00a0 L\u2019elemento che caratterizza, infine, la geografia delle crisi \u00e8 l\u2019esasperata concentrazione che si ha nel Sud e, in particolare, in Calabria, Campania e in Sicilia. E\u2019 come se la pessima gestione economico-finanziaria dei comuni fosse legata a qualche effetto specifico di queste regioni.\u00a0\u00a0Ora, \u00e8 certo che ovunque la cattiva gestione di un ente locale determina nel medio-lungo periodo il dissesto finanziario.\u00a0 Tuttavia, gli effetti della \u201ccattiva gestione\u201d si ampliano se l\u2019ente locale opera in un luogo a bassa capacit\u00e0 fiscale e ad alta evasione di tributi locali. Un\u2019implicazione di questo ragionamento \u00e8 che &#8211; in assenza di soluzioni dei problemi strutturali e di contesto (capacit\u00e0 fiscale ed evasione) &#8211; ai comuni del Mezzogiorno d\u2019Italia \u00e8 implicitamente richiesto maggiore rigore nella gestione economico-finanziaria dell\u2019ente. A parit\u00e0 di errore gestionale, l\u2019effetto sulla sostenibilit\u00e0 finanziaria dell\u2019ente \u00e8 inesorabilmente maggiore a Sud che a Nord.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3760\" aria-describedby=\"caption-attachment-3760\" style=\"width: 934px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3760 size-full\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/riequilbrio-dei-comuni-1.png\" alt=\"\" width=\"934\" height=\"776\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/riequilbrio-dei-comuni-1.png 934w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/riequilbrio-dei-comuni-1-300x249.png 300w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/riequilbrio-dei-comuni-1-768x638.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 934px) 100vw, 934px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3760\" class=\"wp-caption-text\">Figura 4<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> La durata del piano di riequilibrio dipende dalla situazione finanziaria in cui si trova il comune. La durata \u00e8 al massimo di 4 anni se l\u2019ente locale registra un rapporto tra passivit\u00e0 da ripianare ed impegni di parte corrente inferiore al 0.2. La durata \u00e8 di 10 anni se si ha un rapporto tra passivit\u00e0 da ripianare e impegni \u00e8 uguale o inferiore a 0.6. Infine, il piano di riequilibrio pu\u00f2 durare 15 anni se il rapporto passivit\u00e0\/impegni \u00e8 compreso tra 0.6 e 1 e 20 anni in presenza di un rapporto tra passivit\u00e0 ed impegni superiore a 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> La corte dei conti approva i piani di riequilibrio, in linea generale entro 2 anni a partire dalla data di ricezione (il comune \u00e8 obbligato ad inviarlo entro 90 giorni dall\u2019approvazione in consiglio comunale). Se il piano viene approvato e nell\u2019arco dei 10 anni (ipotizzando un piano di durata decennale) non subentrano ulteriori problemi e vengono soddisfatte tutte le obbligazioni per cui l\u2019ente si \u00e8 impegnato, il comune rientrer\u00e0 nella gestione ordinaria senza ulteriori formalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Questo \u00e8 stato il caso, in Calabria, dei comuni di Cariati, Cerisano, Grimaldi, Belcastro, San Lucido, Chiaravalle Centrale, Cropani, Nocera Terinese, Sersale, Squillace, Rocca di Neto, Monasterace, San Lorenzo e Vibo Valentia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Le implicazioni sono anche di natura politica, perch\u00e9 gli amministratori che la Corte dei Conti considera responsabili del dissesto sono interdetti per 10 anni dall\u2019esercizio di alcune funzioni pubbliche, quali per esempio ricoprire il ruolo di assessore e di revisore dei conti in enti locali e sono non candidabili per 10 anni nelle competizioni elettorali per il rinnovo dei consigli comuni, provinciali e regionali, nonch\u00e9 del parlamento italiano e del parlamento europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0 Napoli \u00e8 il caso estremo di comune di grande dimensione che si \u00e8 trovato in uno stato di pre-dissesto, che \u00e8 una circostanza condivisa anche da altri comuni grandi e capoluoghi di provincia (Terni, Pescara, Foggia, Reggio di Calabria, Messina e Catania).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Si tratta dei comuni di\u00a0Amantea, Anoia, Badolato, Belcastro, Botricello, Bova Marina, Briatico, Camini, Cariati, Casabona, Cerisano, Chiaravalle Centrale, Ciro&#8217; Marina, Cutro, Feroleto della Chiesa, Fuscaldo, Gasperina, Grimaldi, Locri, Nardodipace, Nocera Terinese, Paola, Rocca di Neto, San Calogero, San Giovanni in Fiore, San Lorenzo, San Lucido, Scilla e Sersale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Si veda la <a href=\"http:\/\/www.rgs.mef.gov.it\/_Documenti\/VERSIONE-I\/Attivit--i\/Bilancio_di_previsione\/Missioni_e_programmi_delle_ACdS\/LaPrecedentestrutturadelbilancio468\/Libro-verde-sulla-spesa-pubblica\/Spesa-pubblica-dei-Comuni.pdf\">tabella 2.29<\/a> del \u201cLibro Verde della Spesa Pubblica\u201d del MEF.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La concentrazione delle crisi finanziarie dei comuni in Calabria, Campania e in Sicilia sembra segnalare la presenza di un effetto fisso specifico di queste regioni.  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