{"id":3701,"date":"2018-03-14T15:52:56","date_gmt":"2018-03-14T14:52:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.opencalabria.com\/?p=3701"},"modified":"2020-09-08T10:31:31","modified_gmt":"2020-09-08T08:31:31","slug":"le-fusioni-italia-meno-138-comuni-5-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/le-fusioni-italia-meno-138-comuni-5-anni\/","title":{"rendered":"Le fusioni in Italia: meno di 138 comuni in 5 anni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019istituzione del comune di Corigliano-Rossano (prov. Cosenza), al 31 marzo 2018, il numero delle amministrazioni comunali scende a 7.954. L\u2019evento \u00e8 sicuramente straordinario per almeno due motivi. Innanzitutto, per la Calabria si tratta della seconda fusione nell\u2019arco di 10 mesi dopo la creazione di Casali del Manco, nato dai soppressi Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace, Spezzano Piccolo e Trenta, tutti in provincia di Cosenza. In secondo luogo, il comune appena istituito dalla fusione di Corigliano Calabro (40.426 abitanti alla data del 1\u00b0 gennaio 2017) e di Rossano (36.724 residenti) si configura come la terza citt\u00e0 pi\u00f9 popolosa della regione, dopo Reggio Calabria e Catanzaro, dove vivono 182.551 e 90.240 persone rispettivamente. Insomma, Corigliano-Rossano diventa pi\u00f9 grande di citt\u00e0 capoluogo di provincia del Sud come Caserta, L\u2019Aquila, Potenza, Matera, e del Nord come Asti, Pavia o Cremona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello nazionale sono circa 5\/6 anni che il numero di comuni italiani si sta contraendo come conseguenza delle fusioni di enti che vanno a costituire nuove amministrazioni comunali: \u00e8, infatti, dal 2014 che si riducono in media una ventina di comuni all\u2019anno (per lo pi\u00f9 con meno di 5.000 ab.), con un picco di 45 comuni in meno nel passaggio dal 2015 al 2016 (Figura 1). Sebbene il ricorso all\u2019istituto della fusione sia ancora episodico e coinvolga un numero di enti \u201cmodesto\u201d, stiamo assistendo ad una contrazione volontaria dell\u2019universo dei comuni italiani che non ha precedenti. L\u2019ultima riduzione di rilievo risale infatti al periodo del regime fascista, durante il quale furono soppressi per legge i municipi pi\u00f9 piccoli per poi accorparli ai comuni di taglia demografica maggiore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3702 size-large\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fusioni-in-Italia-1024x552.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"552\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fusioni-in-Italia-1024x552.png 1024w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fusioni-in-Italia-300x162.png 300w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fusioni-in-Italia-768x414.png 768w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Fusioni-in-Italia.png 1228w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente l\u2019orientamento della normativa nazionale \u00e8 quello di promuovere ed incrementare il ricorso alle fusioni di comuni, per poi conseguire, come obiettivo ultimo, un riordino del territorio capace di rafforzare l\u2019offerta e il grado di efficienza dei servizi erogati ai cittadini. Non a caso sono previste forme di incentivazione statale anche nella Legge di Bilancio 2018 (Legge 27 dicembre 2017, n. 205): il comma 868 dell\u2019articolo 1 incrementa il parametro sulla base del quale \u00e8 commisurato il contributo straordinario per favorire la fusione dei comuni (a partire dal 2018 sar\u00e0 pari al 60%, e non pi\u00f9 al 50%, dei trasferimenti erariali attribuiti per l&#8217;anno 2010); il comma 869, a fronte dell&#8217;incremento dei contributi per le fusioni di comuni, accresce la dotazione finanziaria destinata a tale finalit\u00e0 per un importo pari a 10 milioni annui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le casse dei comuni, tali incentivi finanziari, integrati con quelli previsti dalle singole amministrazioni regionali, rappresentano sicuramente una ragione in pi\u00f9 per considerare l\u2019opzione della fusione. Tuttavia, decidere di intraprendere un percorso finalizzato ad una fusione intercomunale \u00e8 cosa ben diversa e pi\u00f9 complessa. Accorpare pi\u00f9 realt\u00e0 amministrative \u00e8, innanzitutto, un processo politico e sociale, fisiologicamente destinato ad un referendum, che coinvolge una pluralit\u00e0 di attori politici e le popolazioni interessate, un processo durante il quale emerge l\u2019esigenza di conciliare gli interessi delle singole comunit\u00e0, garantendo un\u2019equa rappresentanza dei territori. A tali complessit\u00e0 si aggiunge la forte incertezza riguardante i risultati attesi da una fusione, non garantibili <em>ex ante<\/em>, in termini di un concreto recupero di efficacia ed efficienza nell\u2019erogazione dei servizi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>e Walter Tortorella<br \/>\nDecidere di intraprendere un percorso finalizzato ad una fusione intercomunale \u00e8 cosa molto complessa. 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