{"id":2275,"date":"2017-04-04T12:17:14","date_gmt":"2017-04-04T10:17:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.opencalabria.com\/?p=2275"},"modified":"2020-09-08T10:31:34","modified_gmt":"2020-09-08T08:31:34","slug":"valutazione-politiche-innovazione-ricerca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/valutazione-politiche-innovazione-ricerca\/","title":{"rendered":"Risorse per l&#8217;innovazione e la ricerca? Si, ma non a tutti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La valutazione del ruolo delle politiche a sostegno della ricerca e dell\u2019innovazione \u00e8 un tema che \u00e8 stato ampiamente affrontato considerando come variabile di impatto le spese in Ricerca e Sviluppo (R&amp;S). La conclusione largamente condivisa cui giunge la letteratura \u00e8 che l\u2019aiuto pubblico determina un incremento addizionale degli investimenti innovativi delle <span style=\"font-size: 8pt;\">imprese<\/span> [1]. Questa evidenza, tuttavia, impedisce di comprendere se le politiche accrescono la performance innovativa dei beneficiari, poich\u00e9 non \u00e8 certo che i maggiori investimenti si trasformino in effettiva innovazione. Le spese innovative servono s\u00ec ad attivare la creazione di tecnologia, ma ci\u00f2 non garantisce che si avr\u00e0 nuova conoscenza, dato che la ricerca \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 ad esito incerto. Il giudizio sull\u2019efficacia della politica cambia radicalmente, quindi, se a fronte di un incremento degli input innovativi non si realizza alcuna innovazione. Un approccio per valutare in modo compiuto l\u2019efficacia delle politiche \u00e8 di analizzare sia l\u2019<em>input<\/em> (spesa in R&amp;S) sia l\u2019<em>output<\/em> del processo innovativo. Se l\u2019interesse ricade sulle politiche per l\u2019innovazione attive in Italia, l\u2019output innovativo pu\u00f2 essere misurato dai brevetti registrati dalle imprese italiane presso l\u2019Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I brevetti dell\u2019Italia all\u2019EPO <\/strong>I dati del periodo 2007-2016 pubblicati dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.epo.org\/about-us\/annual-reports-statistics\/statistics.html\">EPO<\/a> indicano che nel 2007-2009 le imprese italiane hanno registrato pi\u00f9 di 4.300 brevetti all\u2019anno. Negli anni successivi le registrazioni sono diminuite, tornando poi a crescere nel biennio finale, fino ad attestarsi a 4.166 brevetti nel 2016, pari al 2,6% dei 159.153 brevetti EPO (nel 2007 tale percentuale era il 3,1%). Nella classifica dei paesi che nel 2016 hanno depositato brevetti all\u2019EPO, l\u2019Italia si colloca al decimo posto. La graduatoria \u00e8 guidata dagli USA (25% dei brevetti totali del 2016), cui seguono Germania (16%), Giappone (13), Francia (6,5%), Svizzera (4,5%), Cina (4,4%), Olanda (4,3%), Corea (4,3%) e Regno Unito (3,2%). Nel 2016, questi 10 paesi detenevano l\u201985% dei brevetti depositati in Europa. Dal 2007 al 2016, la classifica dei <em>top performers<\/em> mostra che (a) i dieci paesi a maggiore capacit\u00e0 brevettuale sono sempre gli stessi e (b) l\u2019Italia occupa sempre la decima posizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I brevetti e le politiche per l\u2019innovazione in Italia <\/strong>Lo studio di Aiello, Albanese e Piselli (2017) [2] affronta il tema della relazione esistente tra le politiche per l\u2019innovazione e i brevetti depositati all\u2019EPO da parte delle imprese italiane. La ricerca si basa su un\u2019originale banca dati ottenuta combinando tre distinte fonti informative: i dati dei brevetti riportati in PATSTAT sono stati ricollegati alle imprese presenti nell\u2019archivio Cerved, mentre l\u2019ultimo <em>matching<\/em> \u00e8 stato fatto considerando l&#8217;Indagine Capitalia sulle imprese manifatturiere del 2001-2003. Il campione finale comprende 3.788 imprese manifatturiere, di cui (i) il 43% ha effettuato investimenti in R&amp;S nel 2001-2003; (ii) il 13% ha beneficiato nel 2001-2003 di sgravi fiscali e\/o sussidi per gli investimenti in R&amp;S e (iii) l\u20198% ha depositato almeno un brevetto nel periodo 2004-2009. L\u2019obiettivo della ricerca \u00e8 valutare se le politiche per l\u2019innovazione adottate nel 2001-2003 hanno migliorato la capacit\u00e0 brevettuale osservata negli anni successivi (2004-2009). In particolare, viene misurata sia la variazione dei brevetti depositati, sia l\u2019aumento delle imprese che hanno depositato un brevetto per la prima volta (aumento della probabilit\u00e0 di brevettare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Risultati<\/strong> I risultati mostrano che la probabilit\u00e0 di brevettare da parte delle imprese \u00e8 positivamente influenzata dai regimi di aiuto: a parit\u00e0 di altre condizioni, il sostegno pubblico determina un incremento di 4,5 punti percentuali della probabilit\u00e0 di brevettare. Questo risultato \u00e8 quantitativamente simile a quello che risulta considerando l\u2019impatto della spesa R&amp;S finanziata con capitali privati. Anche l\u2019effetto delle politiche pubbliche sul numero di brevetti depositati risulta essere positivo: le stime suggeriscono che il numero di brevetti depositati dipende positivamente dalla spesa per investimenti in R&amp;S finanziata dal settore pubblico (le risorse pubbliche determinano un aumento medio pari a 0,17 brevetti). Tuttavia, l\u2019impatto sui brevetti della spesa in R&amp;S finanziata con risorse pubbliche \u00e8 minore di quello determinato da investimenti privati (0,25 brevetti in pi\u00f9). Un ulteriore riscontro empirico riguarda il fatto che, a parit\u00e0 di probabilit\u00e0 di brevettare, le imprese beneficiarie del regime di aiuto spendono di pi\u00f9 rispetto alle imprese che ricorrono esclusivamente a finanza privata. Si tratta di una rilevante evidenza empirica, poich\u00e9 indica la presenza di una ridotta efficienza delle azioni pubbliche a sostegno dell\u2019innovazione: per ottenere lo stesso risultato, i canali di finanziamento pubblici mobilitano una quantit\u00e0 di risorse che \u00e8 maggiore di quella impegnata dal settore privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene i principali risultati siano, in generale, confermati dalle analisi disaggregate per area geografica, classe dimensionale delle imprese e settori economici di appartenenza, esiste un effetto differenziale lievemente positivo a favore del sostegno pubblico quando si considerano le imprese del Mezzogiorno d\u2019Italia, le imprese di piccola dimensione e quelle che operano nei settori tradizionali. Una plausibile spiegazione \u00e8 che l\u2019intervento pubblico rappresenta un canale di finanziamento suppletivo per le imprese che operano in ambienti produttivi e in comparti economici meno propensi all\u2019innovazione, in cui esistono potenziali e pi\u00f9 stringenti vincoli finanziari [3]. L\u2019esito positivo di questa spinta iniziale a favore di questi gruppi di imprese potrebbe protrarsi nel tempo, tenuto conto della forte dipendenza temporale che esiste nelle attivit\u00e0 brevettuali. L\u2019evidenza mostra, infatti, che la probabilit\u00e0 di depositare un brevetto \u00e8 maggiore per le imprese che hanno gi\u00e0 avuto esperienza brevettuale, rispetto a quelle che fanno domanda di brevettare per la prima volta ([2] [4]).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sintesi<\/strong> I regimi di aiuto influenzano positivamente la capacit\u00e0 brevettuale delle imprese italiane, sebbene l\u2019efficienza della spesa pubblica sia minore della spesa privata. Se la funzione obiettivo \u00e8 di aumentare i brevetti, se ne deduce che le politiche per la ricerca e l\u2019innovazione sono chiamate a introdurre severi criteri di selezione dei progetti di investimento innovativo, supportando prioritariamente quelli ad elevata potenzialit\u00e0 di successo. Questo processo di selezione dovrebbe guidare tutte le politiche per la ricerca e l\u2019innovazione finanziate dalle Regioni, poich\u00e9 \u00e8 a questi interventi locali che guardano con interesse molte imprese del Mezzogiorno d\u2019Italia e quelle di pi\u00f9 ridotta dimensione.<\/p>\n<hr \/>\n<p>(*) Le opinioni presentate sono personali e non coinvolgono la responsabilit\u00e0 degli Istituti di appartenenza degli autori<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Riferimenti Biliografici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] Becker B. (2015), \u201c<a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1111\/joes.12074\/abstract\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Public R&amp;D policies and private R&amp;D investment: A survey of the empirical evidence<\/a>\u201d, <em>Journal of Economic Surveys<\/em>, 29(5), 917\u2013942<\/p>\n<p>[2] Aiello F., Albanese G. e Piselli P.\u00a0(2017),\u00a0\u201c<em><a href=\"https:\/\/mpra.ub.uni-muenchen.de\/77955\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Public R&amp;D support in Italy. Evidence from a new firm-level patent data set<\/a><\/em><em>\u201d MRPA WP #77955, Marzo 2017<\/em><\/p>\n<p>[3] Brown J.R., Martinsson G., Petersen, B.C.(2012)<em> \u201c<\/em><em><a href=\"http:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0014292112001080\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Do financing constraints matter for R&amp;D?<\/a>\u201c, <\/em><em>European Economic Review<\/em><em>, 56(8), 2012, 1512\u20131529<\/em><\/p>\n<p>[4] Lotti F., Schivardi F. and Usai S. (2005), \u201c<em>C<a href=\"https:\/\/ideas.repec.org\/a\/gde\/journl\/gde_v64_n4_p469-502.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ross Country Differences in Patent Propensity: A Firm-level Investigation (with discussion)<\/a><\/em><em>\u201d<\/em>, <em>Giornale degli Economisti e Annali di Economia<\/em> , 64(4), 469-507<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Francesco Aiello e Paolo Piselli &#8211;  La valutazione del ruolo delle politiche a sostegno della ricerca e dell\u2019innovazione \u00e8 un tema che \u00e8 stato ampiamente affrontato considerando come variabile di impatto le spese in Ricerca e Sviluppo (R&amp;S)<\/p>\n","protected":false},"author":117,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[3,4],"tags":[],"coauthors":[462,17,92,467],"class_list":["post-2275","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-re","category-volume-1-q1-2017"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Risorse per l&#039;innovazione e la ricerca? 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