{"id":2229,"date":"2017-03-27T16:54:36","date_gmt":"2017-03-27T15:54:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.opencalabria.com\/?p=2229"},"modified":"2020-09-08T10:31:34","modified_gmt":"2020-09-08T08:31:34","slug":"demografia-ue-declino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/demografia-ue-declino\/","title":{"rendered":"Dalla demografia dell\u2019UE un segno del suo declino?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>Introduzione \u00a0<\/strong>Le celebrazioni per i 60 anni della firma dei Trattati di Roma, firma che costitu\u00ec il primo passo dell\u2019integrazione economica e politica dell\u2019UE, sono cadute in un momento di forti incertezze politiche e finanziarie, in un clima di inquietudine per l\u2019aumento degli episodi di terrorismo che si stanno verificando in molti paesi dell\u2019Unione e in un quadro di una immigrazione fuori controllo. Tutto ci\u00f2 sta alimentando un diffuso populismo, incoraggiato anche dalle posizioni del Presidente Trump. Tutte queste preoccupazioni sono state recentemente manifestate anche da Draghi il quale ha espresso la necessit\u00e0 di essere uniti proprio in questi tempi difficili. l\u2019UE non vive dunque un periodo facile, tant\u2019\u00e8 che viene spontaneo interrogarsi che non si sia all\u2019inizio della fine?<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Certamente, il fallimento del disegno europeo avrebbe forti ripercussioni a livello planetario, per cui trovare soluzioni condivise per far proseguire questo progetto \u00e8 veramente una priorit\u00e0 assoluta: cio\u00e8 decidere se l\u2019UE dopo sessanta anni di agonia politica possa diventare un attore importante oppure restare una semplice zona di libero scambio in un contesto in costante declino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Alcuni segni di malessere dell\u2019UE\u00a0<\/strong>In realt\u00e0, con l\u2019inizio di questo secolo \u00e8 via via aumentato il pessimismo tra i cittadini dell\u2019Europa Unita, i quali in varie occasioni- come ha sottolineato lo storico belga David Engels nel suo libro \u201c<em>Le D\u00e9clin<\/em>\u201d, in cui mette in evidenza anche le analogie tra la crisi dell\u2019UE con la caduta dell\u2019impero romano<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> &#8211; si sono mostrati indifferenti o hanno espresso quasi un sollievo nel caso di una sua implosione. Crisi non solo istituzionale ma soprattutto identitaria che vede, come sottolinea ancora Engels, il tentativo di costruire intorno a dei valori astratti una definizione di quella che potrebbe essere l\u2019identit\u00e0 europea, costruzione che non tiene affatto conto del nostro passato bimillenario. Non bisogna dimenticare per\u00f2 che oggi l\u2019UE a 28 \u00e8 una superpotenza sia economica che demografica, perch\u00e9 con una popolazione di 508,5 milioni di abitanti \u00e8 seconda solo a Cina e India. E\u2019 l\u2019area pi\u00f9 ricca del pianeta perch\u00e9 possiede ben il 16,6% della ricchezza mondiale, avanti a Cina e Stati Uniti<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, con una grande storia e cultura. Per\u00f2 \u00e8 anche l\u2019area pi\u00f9 problematica del mondo per la crisi economica e non solo. Molti si pongono la domanda se l\u2019Europa sia in grado di superare questa recessione. Certamente bisogna prendere atto che il mondo \u00e8 cambiato radicalmente; che la competizione, che nel passato avveniva all\u2019interno delle democrazie occidentali che dettavano le regole, oggi ha portata globale. Il difetto \u00e8 la lentezza con cui l\u2019Europa nel suo complesso stenta a prendere atto che per competere nel mercato globale il cambiamento deve avvenire in fretta, secondo le regole dettate dai mercati. Invece i comportamenti dell\u2019Europa sono in qualche modo simili a quelli di una persona avanti negli anni che ha perduto la prontezza dei propri riflessi e non ha voglia di innovare. Questi comportamenti ci riportano quindi alla dimensione demografica che certamente sta giocando un ruolo fondamentale nel nostro continente. Da questo punto di vista l\u2019Europa \u00e8 in netto declino: la sua popolazione non cresce ormai da decenni, la fecondit\u00e0 \u00e8 in calo ovunque e i suoi valori sono molto distanti da quello che assicura il ricambio delle generazioni. La sua struttura diventa sempre pi\u00f9 squilibrata non solo a causa della diminuzione della natalit\u00e0 ma anche e soprattutto per effetto dell\u2019aumento della sopravvivenza (invecchiamento dall\u2019alto). Per avere un\u2019idea del livello e della velocit\u00e0 di questo fenomeno ricordiamo che in Europa la popolazione degli ultra 65enni, oggi del 18,9%, raggiunger\u00e0 nel 2060 il 28,4%; gli over 80 dal 5,3% di oggi aumenteranno all\u2019 11,8 % nel 2060. E si prevede che nel 2060 per 100 persone in et\u00e0 lavorativa vi saranno 130 persone socialmente a carico (sotto i 15 e sopra i 65 anni)<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. In questo contesto di forte malessere si inserisce la dichiarazione di conquista demografica fatta dall\u2019Islam- che conta in Europa una minoranza in rapida crescita- tramite Erdogan, in occasione dello scontro politico con la Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Possibili azioni per fermare il declino\u00a0<\/strong>Che cosa pu\u00f2 fare l\u2019Europa? Non potendo mettere in campo politiche per la ripresa della fecondit\u00e0 di difficile realizzazione, il suo avvenire dipender\u00e0 in larga parte dalle sue capacit\u00e0 di sfruttare il grande potenziale dei due segmenti che crescono di pi\u00f9, le persone anziane e gli immigrati<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, promuovendo l\u2019invecchiamento attivo, ovvero consentendo alle persone anziane di dare il loro contributo alla societ\u00e0 anche dopo la pensione; non sottovalutando che per la sua crescita economica \u00e8 necessaria la corretta integrazione degli immigrati e dei loro discendenti perch\u00e9 i migranti saranno una fetta importante della forza lavoro; incoraggiando politiche per la conciliazione del lavoro con gli obblighi familiari. L\u2019Europa inoltre deve necessariamente trovare i mezzi per aumentare la produttivit\u00e0, dato che si prevedono vieppi\u00f9 livelli crescenti di spesa legati all\u2019invecchiamento e contrazioni delle finanze pubbliche per effetto della crisi economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">_____________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Parafrasando cos\u00ec Charles Maurice de Talleyrand, gi\u00e0 ministro di Napoleone, il quale nell\u2019inverno del 1812, avuto notizia della ritirata di Napoleone dalla Russia, disse \u201c<em>C\u2019est le commencement de la fin\u201d<\/em>. E infatti un anno e mezzo dopo l\u2019Europa coalizzata avrebbe sconfitto definitivamente l\u2019Imperatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> David Engels, <em>Le D\u00e9clin. La crise de l\u2019Union europ\u00e9enne et la chute de la R\u00e9publique romaine- quelques analogies historiques<\/em>, Edition du Toucan, 2013. Altre analogie anche di carattere demografico si possono trovare in Michel De Jaeghere, <em>Gli ultimi giorni dell\u2019Impero romano<\/em>, Leg edizioni srl, 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Ined, <em>Population e Soci\u00e9t\u00e9s, Tous les pays du monde (2015)<\/em>, num\u00e9ro 525, septembre 2015. <a href=\"http:\/\/www.ined.fr\/fichier\/s_rubrique\/211\/population.societes.2015.525.tous.pays.monde.fr.fr.pdf\">http:\/\/www.ined.fr\/fichier\/s_rubrique\/211\/population.societes.2015.525.tous.pays.monde.fr.fr.pdf<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Fonte: (<a href=\"http:\/\/epp.eurostat.ec.europa.eu\/statisticsexplained\/)-\">http:\/\/epp.eurostat.ec.europa.eu\/\/statisticsexplained\/)-<\/a> 22\/12\/2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Sul fenomeno migratorio si veda l\u2019interessante articolo di Massimo Livi Bacci, <em>L\u2019Europa ha bisogno di immigrazione di massa?<\/em> \u00a0Il Mulino, 6\/2016.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le celebrazioni per i 60 anni della firma dei Trattati di Roma, firma che costitu\u00ec il primo passo dell\u2019integrazione economica e politica dell\u2019UE<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[3,4],"tags":[],"coauthors":[8],"class_list":["post-2229","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-re","category-volume-1-q1-2017"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Dalla demografia dell\u2019UE un segno del suo declino? 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