{"id":2135,"date":"2017-03-05T11:40:04","date_gmt":"2017-03-05T10:40:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.opencalabria.com\/?p=2135"},"modified":"2020-09-08T10:31:35","modified_gmt":"2020-09-08T08:31:35","slug":"la-competitivita-della-calabria-nelle-analisi-della-commissione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/re\/la-competitivita-della-calabria-nelle-analisi-della-commissione-europea\/","title":{"rendered":"La competitivit\u00e0 della Calabria nelle analisi della Commissione europea"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Da alcuni anni la Commissione europea elabora alcuni indicatori di competitivit\u00e0 delle regioni europee<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. La nozione di competitivit\u00e0 utilizzata \u00e9 analoga a quella adoperata da diversi anni dal World Economic Forum<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, che fa riferimento all&#8217;insieme delle istituzioni, delle politiche e dei fattori che determinano il livello di produttivit\u00e0 di un paese o di una regione, e quindi alla capacit\u00e0 di generare redditi alti e crescenti e migliorare il tenore di vita degli abitanti, offrendo un ambiente attraente e sostenibile per le imprese e i cittadini. Si tratta di una nozione di competitivit\u00e0 che mira a contemperare gli obiettivi delle imprese con quelli delle famiglie, cercando di fornire un indicatore pi\u00f9 significativo del prodotto interno per abitante. Si tratta di una nozione di competitivit\u00e0 diversa da quella generalmente utilizzata in economia internazionale, che fa riferimento alla capacit\u00e0 di un paese di vendere i suoi prodotti, e quindi indirettamente il suo lavoro, sui mercati internazionali. La differenza fondamentale fra queste due nozioni di competitivit\u00e0 sembra essere che quella utilizzata in economia internazionale tiene conto sia della produttivit\u00e0 sia del prezzo dei fattori produttivi, e in particolare del lavoro. Di conseguenza anche un paese con un basso livello di produttivit\u00e0, e quindi poco competitivo dal punto di vista degli indici del World Economic Forum, pu\u00f2 essere molto competitivo sui mercati internazionali, se la sua bassa produttivit\u00e0 \u00e9 pi\u00f9 che compensata da prezzi pi\u00f9 bassi dei fattori produttivi non trasferibili, e in particolare del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In particolare, nello studio della Commissione europea vengono stimati i valori per le diverse regioni europee di 11 indicatori elementari di competitivit\u00e0 che riguardano le istituzioni, la stabilit\u00e0 macroeconomica, le infrastrutture, la sanit\u00e0, l&#8217;istruzione di base, l&#8217;istruzione superiore e continua (<em>lifelong learning<\/em>), l&#8217;efficienza del mercato del lavoro, la dimensione del mercato, il livello tecnologico, la complessit\u00e0 del sistema delle imprese, la capacit\u00e0 innovativa. I valori di questi 11 indicatori elementari vengono poi utilizzati per costruire un indice sintetico di competitivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella tabella 1 sono riportati i valori di questi indicatori stimati dalla Commissione europea per la Calabria, per altre tre grandi regioni del Mezzogiorno (Sicilia, Puglia e Campania), per la Lombardia, la regione italiana pi\u00f9 competitiva, e per la media dell&#8217;Unione europea, con riferimento al 2016. Nelle ultime tre righe della stessa tabella sono inoltre riportati i valori di altri tre indicatori: il prodotto interno lordo per abitante, il tasso di occupazione complessivo (numero di persone occupate per ogni 100 persone in et\u00e0 da lavoro), e il tasso di occupazione industriale (numero di persone occupate in attivit\u00e0 industriali per ogni 1.000 abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2136 alignleft\" src=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/indicatori-competitivit\u00e0-regioni-italiane-1024x615.png\" alt=\"\" width=\"586\" height=\"352\" srcset=\"https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/indicatori-competitivit\u00e0-regioni-italiane-1024x615.png 1024w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/indicatori-competitivit\u00e0-regioni-italiane-300x180.png 300w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/indicatori-competitivit\u00e0-regioni-italiane-768x461.png 768w, https:\/\/www.regionaleconomy.eu\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/indicatori-competitivit\u00e0-regioni-italiane-1568x942.png 1568w\" sizes=\"auto, (max-width: 586px) 100vw, 586px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;indice sintetico di competitivit\u00e0 elaborato dalla Commissione europea per il 2016<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> , riportato nella prima riga della tabella 1, evidenzia valori sostanzialmente analoghi per la Calabria e le altre tre grandi regioni del Mezzogiorno: \u00a0soltanto 6 punti separano il valore minimo stimato per la Sicilia (15) da quello massimo stimato per la Campania (21). Il valore stimato per la Lombardia (53) supera invece di ben 32 punti il valore della Campania. Queste stime sembrano smentire la visione di un Mezzogiorno significativamente diversificato al suo interno;\u00a0 particolarmente deludente appare \u00a0il valore dell&#8217;indice di competitivit\u00e0 della Puglia, una regione spesso ritenuta relativamente pi\u00f9 efficiente nella gestione dei fondi europei.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;analisi degli indici elementari di competitivit\u00e0 evidenzia per tutte e quattro le regioni del Mezzogiorno considerate nella tabella 1 una distanza fortissima rispetto alla Lombardia e alla media dell&#8217;Unione europea soprattutto dal punto di vista dell&#8217;efficienza del mercato del lavoro, con valori dell&#8217;indice compresi fra un minimo di 6 per la Calabria e un massimo di 10 per la Sicilia, a fronte di valori &#8220;normali&#8221; di 61 per la Lombardia e 60 per la media dell&#8217;Unione Europea. Le conseguenze della grave inefficienza del mercato del lavoro nelle regioni del Mezzogiorno sono evidenziate dagli indicatori riportati nelle ultime tre righe della tabella 1. In particolare, l&#8217;inefficienza del mercato del lavoro si riflette in primo luogo sulle attivit\u00e0 produttive a mercato non esclusivamente locale, e in particolare sulle attivit\u00e0 industriali; l&#8217;ultima riga della tabella 1 evidenzia un numero di occupati nell&#8217;industria per ogni 1.000 abitanti compresi fra 20 in Calabria e Sicilia e 45 per la Puglia, a fronte di un valore di 114 per la Lombardia<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Il bassissimo tasso di occupazione industriale nelle regioni del Mezzogiorno, provocato principalmente dalla inefficienza del mercato del lavoro, si riflette, in misura amplificata per effetto del moltiplicatore keynesiano,\u00a0 in un basso tasso di occupazione complessivo e in un basso valore del prodotto interno per abitante. La debolezza del settore industriale influenza negativamente anche altri indicatori elementari di competitivit\u00e0, e in particolare il livello tecnologico, la complessit\u00e0 del sistema delle imprese e la capacit\u00e0 innovativa. Ci\u00f2 perch\u00e8 \u00e8 proprio l&#8217;industria, e in particolare quella manifatturiera, il settore in cui pi\u00f9 rilevanti sono le opportunit\u00e0 innovative e di progresso tecnologico.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Commissione europea, <a href=\"http:\/\/europa.eu\/rapid\/press-release_IP-17-333_it.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Indice di competitivit\u00e0 regionale 2016<\/a>, Indice di competitivit\u00e0 regionale 2013, Indice di competitivit\u00e0 regionale 2010.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> World Economic Forum, The Global Competitiveness Report 2016-2017.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Commissione europea,<a href=\"https:\/\/www.weforum.org\/reports\/the-global-competitiveness-report-2016-2017-1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> Indice di competitivit\u00e0 regionale 2016.<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> I valori stimati\u00a0 dell&#8217;indice sintetico di competitivit\u00e0 per le altre regioni del Mezzogiorno, non riportati nella tabella 1, sono 21 per la Sardegna, 24 per la Basilicata, 30 per il Molise, 33 per l&#8217;Abruzzo. <strong>La progressione di questi indici sembra evidenziare una significativa relazione inversa fra\u00a0 il valore\u00a0\u00a0 dell&#8217;indice sintetico di competitivit\u00e0 per le diverse regioni del Mezzogiorno e la loro distanza dalla Lombardia!<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 8pt\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Spesso viene evidenziato il fatto che l&#8217;occupazione pubblica rappresenta nelle regioni del Mezzogiorno una percentuale dell&#8217;occupazione complessiva particolarmente elevata. Pi\u00f9 in generale, per\u00f2, l&#8217;anomalia del Mezzogiorno riguarda non soltanto il peso eccessivo dell&#8217;occupazione pubblica, ma il fatto che gran parte dell&#8217;occupazione del Mezzogiorno \u00e9 in settori, pubblici o privati, a mercato esclusivamente locale, e quindi protetti dalla concorrenza esterna.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da alcuni anni la  Commissione europea elabora alcuni indicatori di competitivit\u00e0 delle regioni 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